Gkn: dall’assedio alla riscossa! 

Per vincere è urgente moltiplicare i collettivi nelle altre aziende

Nei giorni scorsi il Collettivo di fabbrica della Gkn ha occupato Palazzo Vecchio a Firenze, sede del Consiglio Comunale. Lo ha fatto a seguito della chiamata alla difesa della fabbrica del 7 novembre, a seguito di due importanti mobilitazioni nazionali a Bologna (il 22 ottobre) e a Napoli (il 5 novembre) e “alzando il tiro” alla luce dei mancati pagamenti degli stipendi da parte del padrone. Sono azioni che proseguono una mobilitazione ininterrotta da ormai 16 mesi, ma che vengono in ultima analisi da quasi 15 anni di costruzione del Collettivo e che andranno oltre. Già nella prossima settimana proseguiranno nelle presentazioni del film-documentario “Tu come stai?” e proseguono gli appuntamenti territoriali

La vicenda sta evolvendo velocemente e anche l’incalzo che il Collettivo di fabbrica sta facendo verso le istituzioni locali sta crescendo. Al di là di quali saranno gli sviluppi, vogliamo dare un nostro contributo alla lotta che stanno conducendo perché è vero – come scrivono –  che “Per noi, ogni giorno è fatica. Pesa sulle capacità di resistenza, sulle menti e sulle tasche. Ogni giorno senza agire è sprecato perché ogni giorno che passa, la fabbrica è più chiusa” ma è soprattutto vero che nemmeno un minuto di quello che stanno mettendo in campo va e andrà sprecato. Perché, come hanno ben chiaro, per salvare il loro lavoro è necessario salvare l’intero paese, è necessario che siano operai e masse popolari a farsi classe dirigente. Perché – aggiungiamo noi – salvare il lavoro, la salute, l’ambiente è una questione che riguarda il governo del paese e non può più esser lasciato in mano a speculatori e affaristi. Ma perché siano gli operai e le masse popolari a imporre un proprio governo di emergenza e le sue leggi sono necessari (non accessori, ma principali!) altri organismi che assumano lo stesso ruolo del Collettivo di fabbrica della Gkn e che si muovano in maniera combinata.

Questo è un compito a cui il Collettivo può contribuire in maniera decisiva, tramite l’esempio e con le azioni che mette e che metterà in campo verso gli altri operai. 

Con l’Insorgiamo Tour e il percorso di mobilitazioni fatto fin qui sono già diventati un centro nazionale di mobilitazione delle masse popolari e di coordinamento di organismi operai e popolari.

Con ogni azione che fanno, con ogni tappa del Tour, hanno sedimentato delle esperienze e soprattutto tracciato una rotta, una via. Hanno soffiato sui tizzoni che ardono sotto la cenere della rassegnazione e hanno riacceso in molti casi la fiamma dell’organizzazione operaia. 

Ne sono esempi le organizzazioni e i gruppi operai che sono stati presenti alle mobilitazioni. Alcuni di questi gruppi sono nati proprio a seguito dell’Insorgiamo Tour (è il caso di Mo Avast!), altri si sono rafforzati e hanno iniziato a agire per tempo, prima che la fabbrica presentasse problematiche e hanno iniziato a legarsi al proprio territorio (è il caso degli operai della IMP Pasotti di Brescia). Questi sono solo alcuni esempi, altri ne potremmo fare e tanti ancora nemmeno li conosciamo. Conosciamo però l’influenza che con la loro attività continuativa, incessante e ininterrotta a chiamare il paese a insorgere e a convergere, hanno avuto sui lavoratori e in alcuni casi su funzionari della CGIL. Un esempio è l’intervista a una funzionaria FILCAMS_CGIL che abbiamo pubblicato proprio in questi giorni e l’iniziativa intrapresa dagli iscritti CGIL del Cartonificio Toscano

Ci associamo a quanto espresso dal (n)PCI nel Comunicato 23/2022 del 16 novembre 2022: il Collettivo di Fabbrica Gkn può e deve usare tutte le armi che ha a sua disposizione! Può usarle per alimentare la creazione di organismi simili dentro altre aziende e per far assumere un ruolo superiore a quelli esistenti. 

È chiaro che con le sue azioni il Collettivo di Fabbrica sta alimentando il fuoco della lotta operaia e che deve usare tutti gli appigli che ha per proseguire, dandosi come priorità proprio la costituzione di altri organismi operai che inizino ad operare come loro! Come dice il (n)PCI nel comunicato, devono usare anche il Congresso della CGIL per portare al maggior numero di lavoratori gli insegnamenti della loro lotta. Pubblicamente e di persona, volantinando, portando la propria esperienza davanti alle principali fabbriche della Piana fiorentina e davanti alle principali aziende del paese!  

Cosa insegnare agli altri operai? 

Prima di tutto come organizzare i propri colleghi: i collettivi, le assemblee devono coinvolgere tutti i lavoratori a prescindere dalle tessere, sindacali o di partito. Devono vedersi dentro e fuori dall’azienda, occuparsi di contratti, di condizioni di lavoro, ma anche di sicurezza sul lavoro, di turnazioni, della produzione e tenere sempre in mano l’iniziativa, non lasciandola mai a padroni o istituzioni. In secondo luogo come mobilitarsi verso l’esterno dell’azienda: legarsi al territorio e a loro volta assumere un ruolo organizzatore verso altre aziende e altri lavoratori. 

Le prossime mosse, le nuove tappe dell’Insorgiamo Tour, le assemblee, gli incontri, i coordinamenti devono porsi questi obiettivi ed essere così passi del processo che porta a costituire una fitta rete di collettivi che si muovono in maniera coordinata. 

Passare dall’assedio alla riscossa significa prima di tutto organizzare 10, 100, 1000 collettivi operai che assumano lo stesso ruolo di quello del Collettivo di Fabbrica! 

Qui di seguito il comunicato del Collettivo di Fabbrica del 16 novembre 2022.

***

Gli attestati di solidarietà non assolvono le istituzioni di questo paese

L’hanno chiamata “la presa di Palazzo Vecchio”. E’ durata 30 ore. Un altro minuscolo pezzo di storia scritta a favore di chi vorrà raccontarla quando saremo passato. Ma oggi siamo ancora presente che prova testardamente a farsi strada nel futuro.

Il tempo in questa vicenda è tutto. Questa è una corsa contro il tempo. Ed è un tempo asimmetrico. Per chi vive del mantenimento dello status quo è sufficiente che il tempo passi e si perda. 

Per noi, ogni giorno è fatica. Pesa sulle capacità di resistenza, sulle menti e sulle tasche. Ogni giorno senza agire è sprecato perché ogni giorno che passa, la fabbrica è più chiusa. Non è un caso se l’attuale proprietà ci appare innanzitutto come una enorme perdita di tempo. Gli unici due ostacoli tra l’attuale proprietà e lo spreco totale del tempo sono il pagamento dei nostri stipendi e l’assemblea permanente che presidia la fabbrica. Per questo non sa parlare d’altro: sgomberare la fabbrica e scaricare i nostri stipendi sull’Inps attraverso la cassa integrazione. Per ottenere lo sgombero calunnia la funzione sociale dell’assemblea permanente. Per ottenere la cassa integrazione, ci ha di fatto presi in ostaggio e usa il non pagamento degli stipendi come elemento di pressione.

Dopo trenta ore di presidio in Palazzo Vecchio, ci è stato chiesto di fatto “qualche giorno, qualche ora” in più. Siamo stati rimandati ad altri incontri che rimanderanno altri incontri. E’ un giochino che ormai conosciamo: farci fare la parte di quelli che vogliono tutto e subito. Cosa volete che sia qualche ora in più o qualche giorno in più? E’ così che da sedici mesi, le ore si trasformano in giorni, i giorni in mesi e i mesi in anni.

Ed è così che abbiamo “lasciato la posizione” in vista della prossima finestra di verifica. Lunedì è stato indetto un Consiglio Comunale dedicato al tema Gkn. Abbiamo chiesto che tale Consiglio si svolga in fabbrica. Perché se noi abbiamo attraversato fisicamente il Comune (“la casa di tutte e tutti”), ora il Consiglio Comunale è chiamato a sancire con la propria presenza fisica che questa è la fabbrica di tutte e tutti. Verso cui devono cessare calunnie e manovre.

Quella sarà l’ulteriore verifica. Non abbiamo chiuso “la presa di Palazzo Vecchio” con alcun documento congiunto, perché a questo punto sarà l’intero Consiglio Comunale ad esprimersi.

Ancora una volta, un pezzo delle istituzioni di questo paese è chiamato a rispondere a una domanda semplice: che cosa hanno da portare in questa vicenda se non parole? Come si spiega la contraddizione di singole lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, cittadine e cittadini, che qua stanno dando tutto a fronte di intere istituzioni che non vanno oltre parole e prese d’atto?

Il Sindaco è intervenuto presso la proprietà facendo presente le nostre ragioni. E ha raccolto quello che abbiamo raccolto noi: niente. Se qualcuno aveva dubbi, ora è persino ufficiale: lo schiaffo è all’intero territorio. Che cosa ha intenzione di fare il territorio è una domanda che noi possiamo porre, ma a cui non possiamo rispondere da soli.

Le nostre richieste sono semplici: 

1. Mettere in sicurezza le famiglie, senza accettare ricatti all’Inps. Si attivino tutte le reti possibili per fare anticipare gli stipendi dovuti. Intendiamoci, non siamo gli unici a stare male. Sia chiaro: non chiediamo di mettere in sicurezza i nostri stipendi perché siamo più poveri o più belli di altri. Nel caso specifico, si tratta di sventare il non pagamento degli stipendi come strumento per togliere ossigeno a una mobilitazione. Una mobilitazione per di più che prova a creare un precedente a favore di tutte/i.

2. Mettere a disposizione lo stabilimento alle attività di reindustrializzazione, autorecupero, autoproduzione, associativo-territoriali, scouting e progettazione industriale di soggetti pubblici, privati, tra cui anche le forme di associazionismo o cooperativismo produttivo individuate dai lavoratori, che verranno sottoposte al comitato di proposta di verifica.

3. Intervento pubblico, controllo pubblico, finalità pubblica. La fabbrica è pubblica e socialmente integrata. Pubblica perché senza capitale pubblic, Gkn è fallita. Finalità pubbliche perché il lavoro che difendiamo è a disposizione della collettività. Socialmente integrata perché attraverso la Società Operaia di Mutuo Soccorso restituisce al territorio un bene che il territorio ha difeso.

L’attuale proprietà deve cessare di fare da tappo al ritorno al lavoro.

Nel frattempo sia chiaro, noi non siamo classe “lagnante”, né “supplicante”. Noi per tornare al lavoro, siamo pronti a essere classe “dirigente”. E per questo ci attrezziamo per fare quello che diciamo. Il nostro gruppo mutualismo è al lavoro, il nostro comitato tecnico scientifico per la reindustrializzazione anche. Abbiamo fondato la Aps Soms Insorgiamo.

Qua non c’è spazio per il compitino. Questa non può essere una vertenza normale perché le vertenze come le nostre normalmente perdono. Noi siamo chiamati ad essere eccezionali. Non una eccezione che conferma la regola ma che la riscrive.

Come da quel 9 luglio, fuori dalla mobilitazione non c’è salvezza. E fuori dalla nostra progettualità non c’è ripartenza. 

Ma il tempo è poco e le energie anche. Chiunque pronuncia una sola parola sulla Gkn, è chiamato a dire cosa è disposto a mettere perché le parole si trasformino in fatti. Questo vale per ognuno di noi. Vale doppiamente per le istituzioni.

Rompere l’assedio. Per la fabbrica pubblica e socialmente integrata. #insorgiamo

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