Cosa fa un’organizzazione operaia e popolare d’avanguardia?

Due esempi da Napoli

Su Resistenza n. 10/2022 abbiamo spiegato cosa fa un’organizzazione operaia d’avanguardia:

«Il Collettivo di Fabbrica (CdF) della GKN è un’organizzazione operaia d’avanguardia a tutti gli effetti. Vediamo cosa ha fatto. Appena appreso della chiusura della fabbrica ha occupato lo stabilimento (formalmente “in assemblea permanente”). Ha costituito il gruppo solidali “Insorgiamo”, attraverso cui ha riunito tutti i più attivi sostenitori della lotta presenti sul territorio.

Ha avviato il primo “Insorgiamo tour” con cui una delegazione del CdF si è collegata alle realtà di lotta più rappresentative del paese. Ha indetto la manifestazione nazionale del 18 settembre 2021 scavalcando tutte le tradizionali centrali di mobilitazione e ponendosi come punto di riferimento. Ha promosso la costituzione del gruppo di tecnici e giuristi che hanno elaborato il “Piano per la mobilità sostenibile” (per rilanciare la produzione) e il DL anti delocalizzazioni. Ha raccolto deputati e senatori solidali per presentare il DL anti delocalizzazioni in parlamento. Ha lanciato un secondo “Insorgiamo tour” per raggiungere altre realtà operaie. Ha partecipato alle manifestazioni di altri operai e ha promosso la convergenza fra lotte diverse (ad esempio quelle contro la devastazione ambientale, quelle studentesche, ecc.).

Il 26 marzo 2022 ha indetto una seconda manifestazione nazionale a Firenze, anch’essa partecipata da migliaia e migliaia di persone Nel corso della scorsa estate ha tessuto una fitta rete di relazioni per le mobilitazioni di questo autunno. Questa attività, riportata per forza di cose sinteticamente, è stata promossa da un solo organismo operaio. Pensate che tipo di sviluppo avrebbe la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari se ci fossero 5, 10, 50 organismi che “fanno come il collettivo GKN”. Non è solo una questione di quantità, ma di contenuto e qualità delle mobilitazioni. Costruire 10, 50, 100 organismi che fanno come il CdF della GKN è l’obiettivo che ci poniamo e sul quale chiamiamo tutti a collaborare».

Alcuni lettori ci hanno posto un’obiezione e una domanda a queste affermazioni. L’obiezione è che non è possibile ripetere l’esperienza del CdF della Gkn così come l’hanno condotta questi operai. La domanda, conseguente all’obiezione, è “come si può nei vari campi della lotta di classe tirar su organismi che fanno come la Gkn?” Una prima risposta la diamo con due esempi che vengono da Napoli.

Il Cantiere 167 e il Comitato Vele di Scampia

Nell’intervista realizzata a Omero Benfenati lo scorso 17 settembre abbiamo avuto di ricostruire i principali passi che il Cantiere 167 e il Comitato Vele stanno compiendo in questa fase, dalla lotta per la casa, alla lotta per il lavoro a quella contro il carovita.

L’intervista è importante e interessante perché dimostra che lottare per strappare conquiste e diritti è possibile e lo è tanto più se le organizzazioni popolari si pongono nell’ottica da agire da Nuove Autorità Pubbliche, da centri autorevoli della mobilitazione, organizzazione e convergenza delle masse popolare per prendere in mano la gestione delle aziende, dei territori e del paese.

In particolare si tracciavano i primi passi per lo sviluppo della lotta dei disoccupati organizzati di Napoli non solo per rivendicare il diritto al lavoro ma anche per mobilitare tutto il resto delle masse popolari in mobilitazioni unitarie al seguito della classe operaia, in particolare del collettivo operaio Gkn, e nella strutturazione di una campagna di lotta contro il carovita. Mobilitazioni e pratiche la cui organizzazione e convergenza alimenta la creazione delle condizioni necessarie a imporre un proprio governo espressione delle masse popolari organizzate, un Governo di Emergenza Popolare.

A due mesi di distanza dall’intervista oltre alla lotta per la riqualificazione del quartiere di Scampia, all’assegnazione degli alloggi per gli abitanti delle Vele, alla lotta per il lavoro utile e dignitoso per i disoccupati del territorio, il Cantiere 167 insieme al Partito dei CARC ha lanciato una campagna sul quartiere contro il carovita, legata alla piattaforma nazionale noi non paghiamo.

Tale iniziativa è stata presentata il 10 novembre con l’iniziativa “Scampia contro il carovita – in difesa del reddito di cittadinanza” promossa dal presidio Napoli nord del Partito dei CARC e il Cantiere 167 di Scampia alla presenza, anche, del presidente della VIII Municipalità Nicola Nardella e del deputato Dario Carotenuto, entrambi del M5S. hanno partecipato, inoltre, anche la Consulta Popolare salute e sanità e l’ex assessore del Comune di Napoli guidato da Luigi De Magistris, Monica Buonanno.

I contenuti dell’iniziativa sono stati ben riassunti nell’intervento di apertura di Fabiola D’Aliesio, coordinatrice del presidio Napoli nord del Partito dei CARC. Banchetti, iniziative, volantinaggi, apertura di uno sportello popolare e altre iniziative saranno messe in campo. Al termine del dibattito ha risuonato il canto collettivo del Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze. Il grido di guerra di una punta avanzata della classe operaia capace di attrarre a sé interi settori delle masse popolari organizzate diventa oggi bandiera della lotta di tutti, per tutti, in ogni ambito della lotta di classe.

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La Consulta Popolare salute e sanità

Da circa quattro anni la Consulta Popolare salute e sanità raccoglie, organizza e coordina tutta una serie di singoli, comitati, associazioni, tecnici e lavoratori in lotta per la difesa della sanità pubblica e più in generale per il diritto alla salute. Si tratta di un’esperienza frutto e sviluppo di un lavoro di più lunga durata in questi ambiti e aggregati (Comitato Pro Maresca, Comitato San Gennaro, Coordinamento Campano per la salute, Comitato di lotta per la salute mentale, Comitato popolare zona est e altri).

Nel corso di questi anni la Consulta attraverso l’incalzo sule istituzioni locali, la mobilitazione dei organismi di base e il coinvolgimento di tecnici ed esperti è riuscita a produrre un referto epidemiologico comunale (REC), un piano alternativo di gestione della sanità cittadina, ha promosso la nascita e il coordinamento di alcuni comitati nei quartieri popolari della città, ha promosso iniziative come le tende della salute, oltre ad ampie e partecipate assemblee cittadine.

Nella situazione attuale, attraverso l’azione continua e l’incalzo sulle Municipalità (organi di direzione amministrative locali che raccolgono tre quartieri) sta alimentando la costruzione di una importante iniziativa di lotta. Venerdì 18 novembre alle ore 10.00 davanti all’ospedale San Giovanni Bosco si terrà un’assemblea popolare per la riapertura del Pronto Soccorso di quell’ospedale.

La giornata è un passo importante per la lotta condotta Consulta Popolare salute e sanità di Napoli, organismo che ha ufficialmente convocato l’iniziativa. I presidenti di quattro municipalità (la II, la III, la VII e la VIII) hanno convocato i consigli municipali di propria pertinenza per approvare in seduta congiunta un documento redatto su spinta e stimolo della Consulta Popolare. Si tratta di un evento nuovo nella città di Napoli che non ha precedenti e che è stato possibile proprio grazie alla mobilitazione e l’azione costante delle organizzazioni operaie e popolari, degli esponenti del mondo culturale, sindacale e amministrativo che vi si sono messi a disposizione.

In contemporanea al consiglio municipale congiunto la Consulta Popolare ha convocato un presidio davanti all’ospedale San Giovanni Bosco per rivendicare l’apertura del Pronto Soccorso, pretendere l’apertura di un tavolo in prefettura per la riapertura del PS del San Giovanni Bosco e per trattare delle altre criticità della sanità napoletana (ad esempio l’immediata riapertura dell’ospedale Loreto Mare) ma soprattutto per alimentare anche nel campo della lotta alla salute la convergenza tra organizzazioni operaie e popolari, sindacalisti combattivi, forze politiche contro le Larghe Intese ed altri esponenti della società civile.

Agire da nuova autorità pubblica

Quelli di Napoli sono solo due esempi che rispondono alla domanda da cui siamo partiti. Decine sono gli organismi operai e popolari che già vanno in questa direzione e che su spinta della situazione attuale possono avanzare ulteriormente su questa strada.

Fare come la Gkn non vuol dire imitare pedissequamente le cose fatte da quel collettivo di fabbrica. Fare come la Gkn vuol dire agire da Nuove autorità pubbliche. Vuol dire organizzarsi, coordinarsi, prendere in mano la vita sociale collettiva delle masse popolari, la lotta per cacciare il governo Meloni e imporre un governo espressione delle masse popolari organizzate. Vuol dire costruire le istituzioni del nuovo potere, avanzare nella costruzione di un governo di emergenza popolare.

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