Compagne e compagni di Italia Sovrana e Popolare,

il 12 settembre la Direzione Nazionale del Partito dei CARC ha diffuso un comunicato in cui scriveva chiaramente: «le liste anti Larghe Intese sono state in grado di superare l’ostacolo della raccolta di firme, ma si presentano alle elezioni in una situazione di debolezza perché divise e perché prevale in ognuna lo spirito di concorrenza con le altre, anziché lo spirito unitario contro il nemico comune e lo spirito di conquista nei confronti di quei settori popolari orientati ad astenersi come forma di protesta verso il sistema politico borghese o per sfiducia. Questo ostacola l’obiettivo di insidiare sul loro terreno i partiti delle Larghe Intese e i promotori dell’agenda Draghi e perfino quello di eleggere una nutrita pattuglia di candidati anti Draghi […] il P.CARC vota e chiama le masse popolari a votare per la lista che ha maggiori possibilità di superare lo sbarramento. Considerando la presenza del simbolo in tutti i collegi e le circoscrizioni, la capillarità della presenza sul territorio nazionale, il legame con lavoratori avanzati, organismi operai e popolari la lista su cui convogliare i voti è Unione Popolare».

Invitiamo i compagni di ISP ad analizzare seriamente e senza pregiudizi tutti e tre questi aspetti e non limitarsi a considerare solo quello della presenza o meno in tutti i collegi.

Di fianco a questa indicazione se ne aggiungevano delle altre. Ai capi politici e dirigenti delle altre liste anti Larghe Intese di dare indicazione di voto per UP a partire dalle zone dove non sono presenti alle elezioni. Ai militanti e agli elettori delle varie liste anti Larghe Intese di far confluire i voti su UP anche nelle zone dove sono presenti altre liste “anti sistema”. A quelli che propendono per l’astensione di protesta di votare contro le Larghe Intese e per UP. A quegli elettori indecisi se rivotare il M5S di non farlo e di orientarsi per votare UP.

Si tratta di indicazioni coerenti con gli obiettivi che ci siamo dati in questa fase: a. rafforzare l’organizzazione e la convergenza tra gli organismi operai e popolari attraverso l’irruzione nella campagna elettorale, b. lasciare ai partiti borghesi la campagna elettorale su chiacchiere e programmi per mettere in piedi una campagna di lotta e di azioni radicali, c. riempire il più possibile il parlamento di eletti apertamente contrari all’agenda Draghi e ai partiti delle Larghe Intese.

Dopo l’uscita di questo comunicato alcuni esponenti di ISP ci hanno detto che abbiamo preso un abbaglio. Che la nostra proposta è irricevibile perché è assurdo anche solo pensare di chiedere a ISP, ai suoi militanti e a tutti quelli che hanno raccolto le firme, di “mollare tutto” e votare UP. Alcuni ci hanno comunicato che non parteciperanno più alle iniziative promosse dal P.CARC. Una posizione certamente legittima ma sicuramente sbagliata. Il criterio con cui decidere se partecipare o meno a un’iniziativa promossa da altre organizzazioni non dovrebbe certo essere se questi ci votano o non ci votano alle elezioni!

Una iniziativa è giusta o sbagliata – quindi va sostenuta o meno – se va negli interessi delle masse popolari, è a loro che dobbiamo dare conto del nostro operato, alla loro necessità di unirsi contro i padroni, non certo alle beghe da cortile su indicazioni di voto. È sulla base di questi interessi e di questo ragionamento, non a caso, che il Partito dei CARC ha dato quelle indicazioni di voto. Noi comprendiamo l’incazzatura o la delusione a una prima lettura e siamo molto orgogliosi dell’attenzione e il dibattito che questa nostra posizione ha riscosso. Parliamo quindi fuor di polemica e ragioniamo POLITICAMENTE sulle cose.

Nella situazione di straordinaria gravità in cui versa il paese occorrono azioni straordinarie. Azioni straordinarie per rompere col piano Mattarella / Draghi di estromettere dal Parlamento tutte le forze apertamente anti Larghe Intese e, soprattutto, azioni straordinarie per alimentare l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari. Organizzare e partecipare a presidi e ispezioni dentro le aziende per la salute e la sicurezza dei lavoratori, nelle basi NATO, come è avvenuto sabato 17 settembre a Ghedi (BS), per la sicurezza dei cittadini, promuovere e sostenere i comitati per le autoriduzioni delle bollette sono esempi concreti! Senza questo, quello che è scritto sui programmi elettorali è secondario, accessorio, persino futile.

Noi vogliamo che i compagni e le compagne si pongano e ci rispondano a una domanda: senza convergenza su un’unica lista, quanti candidati delle liste anti Agenda Draghi verrebbero eletti? Che i capi politici, promotori e candidati di ognuna delle liste anti Agenda Draghi rispondano a questa domanda e agiscano di conseguenza. Noi abbiamo detto, per le ragioni esposte su, che la lista da votare è Unione Popolare, anche spingendoli a fare subito autocritica per la posizione ambigua avuta rispetto alla gestione criminale della pandemia e ad assumere l’impegno pubblico di promuovere, dopo le elezioni, campagne di informazioni oneste, dibattiti, referendum popolari sulle misure divergenti dei programmi delle varie liste anti Agenda Draghi.

Sottolineiamo, inoltre, che dicendo di votare e far convogliare voti verso UP non chiediamo di mettere da parte le questioni divisive tra le varie forze anti Larghe Intese in campo. Anzi, queste discussioni vanno affrontate con maturità e, soprattutto, responsabilità verso i lavoratori e le masse popolari. Devono essere una risorsa e una ricchezza per costruire un fronte contro le Larghe Intese, non il principale ostacolo!

Un ostacolo all’unità d’azione è che le liste che si pongono in alternativa e antagonismo con le Larghe Intese si pongono in concorrenza fra loro mettendo al centro della loro campagna elettorale le differenze anziché ciò che le accomuna e il ruolo che possono assumere nel fronte anti Draghi e anti LI.
Le tre principali questioni divisive riguardano:
– la criminale gestione della pandemia da parte della classe dominante (in particolare Green Pass e obbligo vaccinale);
– l’analisi sulla guerra in corso in Ucraina (ruolo della NATO e ruolo della Federazione Russa);
– la sovranità nazionale (uscita dalla NATO e dall’UE).
Oltre a queste ci sono altre questioni di orientamento generale (e per questo di secondo piano):
– fascismo / antifascismo;
– contrapposizione sui diritti civili / diritti sociali;
– immigrazione;
– disponibilità a intrattenere rapporti più o meno sottobanco con il polo PD o il polo Salvini-Meloni-Berlusconi delle Larghe Intese.

Le indicazioni di voto espresse dal P.CARC quindi non vogliono dire che ISP debba lasciar perdere il lavoro fatto o che al contrario UP non debba far niente. Sia i comunicati del (n)PCI che quelli del P.CARC indicano i passi da fare, nell’uno e nell’altro caso, per costruire un accordo tra le due liste!

Qui non si tratta di limitarsi a puntare a far entrare in Parlamento una delegazione che si opponga all’agenda Draghi! Si tratta invece di lavorare per riempirlo di nemici dell’agenda Draghi e impedire alle Larghe Intese di fare anche solo un altro dei danni come quelli fatti finora. Si tratta di sottrarre il Parlamento dalle manovre delle Larghe Intese e al loro intento di riempirlo di donne e uomini di loro fiducia!

Compagni, vi indichiamo una via fuori dal senso comune perché è la situazione fuori dal comune!

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