Nelle scorse settimane sono circolate alcune notizie, non passate sui principali quotidiani nazionali, a cui intendiamo dare risalto per l’importanza che hanno nello sviluppo delle contraddizioni in campo nemico e per gli appigli che offrono per una mobilitazione più ampia contro la guerra e la sottomissione del nostro paese alla NATO.

La NATO invoca l’immunità per la strage da uranio impoverito

E’ stata depositata negli scorsi mesi, al tribunale di Belgrado in Serbia, una denuncia per crimini di guerra e procurato disastro ambientale contro la NATO. A sostenere questa accusa un pool di avvocati serbi e bosniaci con cui collabora Angelo Fiore Tartaglia, avvocato di riferimento dell’Associazione Nazionale Vittime dell’Uranio Impoverito (ANVUI). Sono già migliaia le deleghe sottoscritte tra i civili bosniaci e serbi per portare la NATO alla sbarra. Per la prima volta nella storia la NATO decide di invocare la propria immunità: “la Nato è immune dalla giurisdizione in virtù di accordi di cooperazione e presenza di un Ufficiale di collegamento della Nato in Serbia” recita il documento depositato presso il Tribunale di Belgrado. Come se bastasse questo per rendere gli eserciti NATO autorizzati a fare strage di civili, inquinare interi territori con tonnellate di uranio impoverito, trattare i propri soldati come carne da macello e abbandonarli all’insorgere di patologie tumorali per colpa dell’inquinamento bellico.

In Italia, circa 300 sentenze condannano il Ministero della Difesa italiano ai risarcimenti per i militari ammalatisi di patologie tumorali al rientro dalle missioni all’estero e dagli addestramenti nei poligoni NATO in Sardegna. Ma non fanno solo questo: queste sentenze dimostrano l’utilizzo, da parte degli eserciti NATO, di munizionamento all’uranio impoverito o contenente altri metalli pesanti altamente cancerogeni e soprattutto che le malattie oncologiche sono sorte maggiormente in quei militari che hanno operato nei territori bombardati dagli eserciti NATO. In Iraq è stato stimato che circa 500 mila persone sono già morte, dal 1991 in poi, per l’esposizione all’uranio impoverito e le conseguenze dei bombardamenti. In Serbia, dal 1999 in poi c’è stato un aumento di tumori del  45%. L’avvio di un processo a Belgrado contro i crimini di guerra NATO (e riguarda non una entità astratta, ma i paesi che direttamente ne fanno parte, tra cui l’Italia) apre una breccia importante nella cortina di omertà, ignavia ed esportazione di democrazia della NATO a livello internazionale, compattando il fronte dei paesi non allineati e che temono di essere i prossimi bersagli delle attenzioni degli USA e degli altri paesi del Patto Atlantico.

Si apre il processo con i generali che hanno diretto il Poligono NATO di Capo Teulada in Sardegna

A Cagliari il 6 maggio scorso si è aperto il processo contro la catena di comando del Ministero della Difesa che ha avuto responsabilità diretta nell’amministrazione del poligono di Capo Teulada tra il 2009 e il 2015, e (per ora presunti) responsabili del disastro ambientale che ha reso la penisola di Teulada uno dei posti maggiormente inquinati in Sardegna. La zona è dal 1956 oggetto di servitù militare e ospita il secondo poligono di addestramento NATO, per grandezza ed importanza, in Europa: il primo è sempre in Sardegna ed è quello di Salto di Quirra. «Da sempre fatta bersaglio di tutti i sistemi di arma impiegati per le esercitazioni a fuoco da parte del personale delle Forze Armate italiane e delle Forze straniere alleate, (zona di arrivo: dei colpi di mortai e artiglierie, di missili filoguidati, di tiri navali contro costa, di bombardamento e mitragliamento aereo, per sganci di emergenza per gli aerei). (…) Con accesso permanentemente interdetto a persone e mezzi a causa della presenza di residui bellici mai fatti oggetto di bonifica, anzi, di cui, stando alla stesso Regolamento del Poligono, non è possibile, ovvero conveniente la bonifica». E’ in questi termini che la giudice Alessandra Tedde, che ha istruito il caso, descrive (in parte) lo stato delle cose nel poligono militare. Il processo vede alla sbarra anche il Generale Claudio Graziano, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa e che ha ricoperto incarichi di vertice nelle missioni NATO e ONU all’estero, e che dal 16 maggio 2022 è stato nominato presidente di Fincantieri.  Il processo riguardo il poligono di Teulada, che è stato preceduto da quello su “I veleni di Quirra” (che ha visto assolti gli imputati, ma valide le prove di disastro ambientale e omessi controlli e bonifiche) è un ennesimo colpo a quell’apparato militare-industriale italiano che, sottomesso agli interesse degli imperialisti USA e NATO, utilizza il territorio della Sardegna per l’addestramento e gli esperimenti bellici con buona pace del personale militare italiano e dei civili sardi che si ammalano di tumore.

Lungi dal credere che le aule di tribunale risolveranno i problemi causati dall’occupazione militare NATO dell’Italia, è importante intervenire nelle contraddizioni che si stanno allargando e in particolare nel sostegno alla battaglia delle vittime militari e dei loro familiari, contaminati dagli inquinanti bellici, perchè la loro mobilitazione fomenta l’opposizione alle logiche e le decisioni del Ministero della Difesa. Infine, anche nel sostegno e coordinamento delle realtà antimilitariste, ambientaliste e pacifiste per rendere le ragioni della propria battaglia forza pratica che si organizza e lotta per rendere impossibile la vita al governo Draghi e ai partiti delle Larghe Intese, per cacciarli e dare vita ad un governo che rompe con gli interessi della NATO, con il bellicismo a tutti i costi utile ad ingrassare le tasche di Fincantieri, Leonardo, Iveco Defence e il resto dell’industria militare italiana, e che metta mano a bonifiche dei territori e cure per gli ammalati. 

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