[Milano] Lotta per il reintegro di Luciano Pasetti, terzo e ultimo round: vincono i lavoratori, Carrefour KO.

Il 6 luglio il nostro compagno e dirigente sindacale della CUB Luciano Pasetti è stato definitivamente reintegrato nel suo posto di lavoro presso il supermercato Carrefour di viale Famagosta a Milano, con sentenza della Cassazione. Questa ha rigettato il ricorso presentato dall’azienda francese contro il suo reintegro, già stabilito dal tribunale di Milano in primo grado il 24 dicembre 2018 e in secondo grado il 4 aprile dell’anno successivo (sulla vittoria in primo grado vedi l’articolo: “Luciano Pasetti è stato reintegrato: solo la lotta paga!”, che sintetizza anche i principali insegnamenti che abbiamo tratto da questa lotta; sulla vittoria in secondo grado vedi l’articolo: “Le aziende della Grande Distribuzione Organizzata non sono caserme!”).

Il motivo formale del licenziamento era stato, all’epoca, il supposto rifiuto da parte di Luciano di prendere una cassa d’acqua a un cliente. Ovviamente era solo un pretesto, la realtà è ben diversa, come ha dimostra l’accanimento di Carrefour nel perseguitarlo, procedendo di ricorso in ricorso fino alla Cassazione. La dirigenza puntava a fare fuori (o comunque rendergli la vita impossibile) un lavoratore combattivo, che da sempre combatte a testa alta contro i soprusi dei padroni; che oggi in particolare è d’intralcio a piani aziendali che prevedono lo smantellamento di numerosi punti vendita e il conseguente licenziamento dei lavoratori (solo a novembre dello scorso anno Carrefour licenziava 769 lavoratori e chiudeva 106 punti vendita, di cui 41 in Lombardia), in un processo che coinvolge tutte le aziende della Grande Distribuzione Organizzata alle prese con lo sviluppo del commercio digitale e la crisi economica.

La vittoria di Luciano non era affatto scontata e non cade dal cielo. Normalmente nei tribunali i padroni hanno tutti i mezzi e gli strumenti per farsi valere, a differenza dei lavoratori che devono barcamenarsi tra spese legali e i problemi causati dal licenziamento. Per vincere non è bastato quindi affidarsi alle leggi, è servito dare battaglia e fino in fondo.

La vittoria di Luciano è stata sì certificata dalle sentenze di tribunale, ma è stata conquistata a suon di picchetti, blocchi delle merci, presidi, migliaia di firme raccolte, costruzione di iniziative di solidarietà, pressioni su istituzioni ed eletti affinchè si schierassero sulla questione. Lo stesso 2 febbraio di quest’anno, giorno in cui si è tenuta l’udienza in Cassazione, eravamo in presidio fuori dal supermercato di Luciano e fuori dal tribunale.

Ma è servito anche avere chiaro che un lavoratore, da solo, per quanto combattivo, è impotente contro una grande multinazionale come Carrefour: per vincere serve far valere la forza collettiva della classe operaia. La vittoria di Luciano è stata frutto di una linea che puntava in ogni occasione a far emergere il legame tra la sua lotta specifica e l’interesse generale dei lavoratori, legando la mobilitazione contro il suo licenziamento alla lotta contro lo smantellamento dei diritti, in particolare per il ripristino dell’articolo 18. La parola d’ordine che lanciammo fu: “Non più un passo indietro”. Da allora sono state numerose le iniziative, i cortei, le manifestazioni, le assemblee operaie che abbiamo costruito o in cui siamo intervenuti per fare della mobilitazione per il suo reintegro ambito dove sviluppare l’organizzazione e la mobilitazione di tutti i lavoratori.

Proprio tra maggio e giugno di quest’anno, poche settimane prima dell’uscita della sentenza, Luciano è stato  protagonista, con Simone Casella (vedi articolo: “Organizziamoci contro la repressione sui luoghi di lavoro”) di un tour   di iniziative  tra Milano, Brescia e Bergamo contro la repressione sui posti di lavoro, per condividere la sua esperienza e moltiplicare le pratiche di lotta contro gli attacchi padronali.

Sulla base di tutto questo lavoro si è costruito, fin dalle fasi iniziali, un gruppo di solidali che hanno sostenuto la mobilitazione, si sono stretti legami che hanno permesso di rendere la lotta collettiva, di dargli una dimensione più ampia (bloccando ad esempio diversi supermercati tra Milano e provincia) e continuità nel tempo.

Con la pandemia, e ancora più da quando si è insediato il governo Draghi, il clima repressivo sui posti di lavoro si è enormemente aggravato (vedi articolo: “Libertà di espressione e censura, cade la maschera della democrazia borghese”). In questo contesto, la nuova vittoria di Luciano è ancora più significativa per quanto insegna a tutti i lavoratori disposti ad imparare: anche in questa situazione di sfiducia, repressione, precarietà, smantellamento dei diritti, chi osa combattere, si dà i mezzi per farlo, costruisce le condizioni per far valere la forza dei lavoratori, può vincere, anche contro una potentissima multinazionale come Carrefour. I risultati della vittoria vanno oltre la singola lotta: l’esempio e i legami costruiti rimangono, rafforzano tutto il campo delle masse popolari, costituiscono una base su cui fare leva per passare dalla resistenza al contrattacco.

Compito dei comunisti è moltiplicare esperienze come questa, farne una scuola che sedimenta organizzazione, che insegna ai lavoratori che non solo possono vincere contro i padroni, ma possono farne a meno e prendere in mano la gestione delle aziende e del paese per salvarlo dalla rovina verso cui ci sta portando la classe dominante.

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