[Toscana] La lotta contro il rigassificatore a Piombino

Le politiche antipopolari del governo Draghi, di asservimento ai gruppi imperialisti USA e alla NATO, si manifestano non solo nel mandare armi in Ucraina e nel militarizzare il territorio del nostro paese, ma anche nella strategia energetica emergenziale che blocca, attraverso sanzioni di guerra, il rifornimento di gas dalla Russia (da cui il nostro paese si rifornisce a prezzi bassi e stabili grazie a contratti a lunga scadenza) per affidarlo alle multinazionali della filiera del gas liquefatto (di cui gli Stati Uniti sono il maggior produttore) e che in Italia è gestito da SNAM: altro che energie rinnovabili e abbandono del combustibile fossile! E’ ormai sotto gli occhi di tutti l’inefficacia di queste sanzioni nel fermare il conflitto, sanzioni che ricadono gravemente sulle spalle delle masse popolari del nostro paese! Il Governo Draghi, da una parte garantisce profitti per 20 anni alle multinazionali del gas, e dall’altra parte affossa la pianificazione delle energie rinnovabili. Questo è il quadro che sta dietro alla decisione di installare una serie di rigassificatori (impianti che riportano il gas dallo stato liquido a quello gassoso per il consumo finale) nel nostro paese. Oltre ai tre già attivi a Livorno, La Spezia e Rovigo, il ministero della transizione ecologica ha avviato una serie di progetti, più o meno nuovi, di attivazione di navi gasiere o depositi GNL da collocare nel porto di Piombino, al largo di Ravenna, a Porto Empedocle, a Portovesme (provincia di Carbonia-Iglesias), a Porto Torres (Sassari), a Gioia Tauro, a Napoli e a Porto Marghera.

A Piombino la mobilitazione popolare non si è fatta attendere ed ha coinvolto istituzioni e popolazione dell’intera Val di Cornia uniti nel dire no ad un progetto che metterebbe a repentaglio la sicurezza della città, la tutela dell’ambiente e lo sviluppo economico del territorio. L’impianto che vorrebbero attivare prevede l’attracco in banchina di una nave gasiera (la Golar Tundra) lunga quasi 300 metri per 40 metri di larghezza, che sarà agganciata ad un tubo che dovrà essere immesso nel territorio dal porto per 8 chilometri per poi connettersi nella rete nazionale dell’energia del gas. Con poche opere sarebbero in grado di metterlo in funzione in breve tempo, un tempo che intendono addirittura ridurre ancor di più evitando le procedure di valutazione d’impatto ambientale, grazie alle quali è possibile mettere in evidenza la pericolosità dei progetti analizzati soprattutto laddove esistono altri stabilimenti a rischio di incedenti rilevanti proprio come a Piombino.

Il presidente della regione Toscana, Eugenio Giani, incaricato come Commissario straordinario dal governo, usa la leva dell’utilità nazionale per aumentare l’autosufficienza della produzione di gas; cerca al contempo di mantenere il consenso sul territorio presentando al governo un memorandum contenente lo schema da cui partire per fare in modo che, al sacrificio chiesto alla comunità locale, ci siano concreti segnali di una diversa attenzione ai bisogni della Val di Cornia, ma i punti indicati come compensazioni non sono altro che le numerose e disattese promesse fatte alle masse popolari della Val di Cornia nel corso del tempo e in occasione delle elezioni: bonifiche, infrastrutture, riduzione degli oneri in bolletta, ecc.

La cittadinanza non ci sta ed è scesa in piazza numerosa e a distanza di pochi giorni: il 2 luglio c’erano più di tremila persone sotto il comune per assistere ad un consiglio comunale “aperto” alle istituzioni e ad alcune associazioni ma “chiuso” per la cittadinanza che comunque si è fatta ben sentire contro la politica energetica del governo che vuole piazzare una bomba nel porto mettendo a repentaglio la sicurezza della popolazione di tutta la Val di Cornia, l’ambiente, il mare e il lavoro. Eugenio Giani più che garante del territorio si sta rivelando un “burattino” nelle mani delle multinazionali.

Noi sosteniamo le rivendicazioni immediate dei piombinesi che chiedono a gran voce che Eugenio Giani si dimetta da commissario straordinario; al sindaco Francesco Ferrari di fare gli atti che servono a dimostrare l’impatto negativo di una tale struttura nelle banchine piombinesi; che il gas venga acquistato dalla Russia e in parallelo di mettere in campo una politica energetica basata sulle rinnovabili: altro che gasiere!

I piombinesi dicono no alle fonti fossili, no allo stato di emergenza e alla politica di guerra e noi siamo con loro!

Questi gli interventi che si sono susseguiti senza sosta nel vero consiglio comunale, aperto e popolare che c’è stato il 2 luglio, fino a proporre lo sciopero generale.

La Toscana è letteralmente in trincea: non solo la lotta contro questo progetto ma anche quella dei comitati contro la realizzazione delle base militare a Coltano, la lotta dei comitati in difesa della sanità, la lotta degli operai della GKN di Campi Bisenzio contro le delocalizzazioni, quella degli operai di Camping Cig di Piombino per un lavoro utile e dignitoso.

Tutto ci indica la necessità di un cambiamento. Qualcuno commentando quanto sta accadendo a Piombino parla di “un fuoco di paglia”. Apparentemente, le cose non cambiano mai. Poi, di colpo, ci si trova nel mezzo di un’emergenza. Vale per la guerra, per la crisi ambientale, per le pandemie, per lo smantellamento dei diritti, delle conquiste e delle tutele dei lavoratori e delle masse popolari… La verità è che tutto cambia, anche se lentamente, fino al punto di svolta. Ma il cambiamento non scoppia: si costruisce, quanto sta accadendo oggi a Piombino e su tutti gli altri fronti di lotta e resistenza nella nostra regione è un accumulo di anni e anni di politiche di macelleria sociale perpetrate in special modo dai governi del PD, è il frutto di anni e anni di lavoro dei comitati e associazioni che mai hanno abbandonato il territorio.

Non esistono fiammate perché i problemi che attanagliano il nostro territorio, il nostro paese, fino al mondo intero sono strutturali, cronici e inevitabili: è la crisi di un sistema, di un modello economico, politico e sociale diventato anacronistico e dannoso per la stessa sopravvivenza della specie umana. Il cambiamento che serve è dunque strutturale e passa dal lavoro di tessitura, organizzazione e protagonismo popolare. In questa fase la posizione che il movimento di resistenza deve conquistare per invertire il corso delle cose nel nostro paese è anzitutto cacciare i governi massacratori dei diritti dei lavoratori e delle masse popolari: il Governo Draghi in primis. Cacciare Draghi farebbe guadagnare posizioni su ogni singolo fronte delle lotte che oggi incendiano la Toscana, renderebbe più difficoltosa l’attuazione dei progetti su cui sembra che il governo voglia tirare dritto come un treno (rigassificatore, base militare, ecc.). Ma cacciare Draghi non è sufficiente così come non è sufficiente bloccare queste speculazioni (benchè in questo momento sia l’obiettivo principale!): occorre mobilitare quanto esiste di già organizzato fra i lavoratori e le masse popolari per imporre un governo che risponda a noi, che abbia la forza di bloccare progetti speculativi, di tirarsi fuori da questa guerra, di attuare i progetti che servono realmente al territorio e di spendere i soldi pubblici conformemente alle esigenze delle masse popolari e non delle multinazionali di turno.

E’ su questo “per” che dobbiamo unire tutti i “contro” oggi esistenti: a Piombino fino all’intero paese.


Federazione Toscana del Partito dei Carc

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