Cacciare Draghi, adesso!

Le mobilitazioni contro il Green Pass sono andate avanti da luglio 2021 a gennaio 2022, ogni settimana, in tutta Italia. Mobilitazioni contro i licenziamenti e la chiusura di aziende e attività commerciali, contro gli effetti devastanti dei tagli alla sanità, contro la distruzione della scuola pubblica e contro gli effetti della crisi ambientale si sono susseguite nei mesi scorsi. Manifestazioni contro il DDL Concorrenza, contro l’invio di armi all’Ucraina e la guerra sono in corso mentre scriviamo. Manifestazioni contro il carovita, contro l’aumento delle bollette, gli sfratti e gli sgomberi divamperanno nel prossimo autunno.

Ognuno di questi CONTRO è unito oggettivamente da un obiettivo comune: cacciare Draghi dal governo del paese e, insieme a lui, cacciare i guerrafondai, i servi della NATO e della UE, i padroni, gli speculatori e gli affaristi.

Draghi e il suo governo sono la testa della piovra che devasta e saccheggia il paese, i lavoratori, le loro famiglie e tutte le masse popolari.

Eppure tra le organizzazioni comuniste, sindacali e progressiste sono in pochi a dire chiaramente cacciare il governo Draghi. E noi siamo fra quei pochi.

Finché la cacciata di Draghi non diventa la parola d’ordine che unisce le mobilitazioni di tutte le masse popolari (a partire da quelle che già si mobilitano contro uno o l’altro degli effetti della crisi), conta poco continuare a indignarsi per il corso delle cose. È necessario passare dall’indignazione alla mobilitazione.

Siamo in tanti a riconoscere questa necessità. Ma anche il riconoscimento di questa necessità rimane spesso una constatazione generale che non si traduce in una linea di condotta. Cioè rimane un’opinione che, per quanto diffusa, non incide sulla realtà e, anzi, finisce con l’alimentare frustrazione e disfattismo.

Dunque, vediamo perché è così difficile dare seguito pratico all’opinione diffusa che è necessario mobilitarsi e organizzarsi per cacciare il governo Draghi. I motivi sono due; la soluzione, in entrambi i casi, è una.

Chi mettiamo al posto di Draghi?

Fra i partiti, le organizzazioni e i movimenti che negli scorsi mesi hanno animato le tante proteste contro gli effetti della crisi e le misure del governo Draghi esiste un problema che si riassume nel fatto di non riuscire a indicare chi debba prendere il suo posto, quale tipo di governo debba sostituire quelli delle Larghe Intese e quale programma debba attuare.

Detto in altri termini: essere CONTRO il governo Draghi e le sue misure è relativamente semplice, è più complicato indicare chiaramente alle masse popolari che va cacciato. Perchè chi vuole cacciarlo deve assumersi la responsabilità di indicare anche con quale tipo di governo si deve sostituire Draghi e qual è il programma che esso deve realizzare.

Allora capite che spesso – non sempre – il nascondersi dietro al fatto che “le masse popolari non si mobilitano” è più una scusa che un problema concreto?

Se alle masse popolari viene indicato un obiettivo chiaro – cacciare Draghi – e un’alternativa – ad esempio “un governo che attua le parti progressiste della Costituzione del 1948, da sempre violate ed eluse – il problema concreto diventa essere all’altezza della mobilitazione di cui le masse sono protagoniste.

Se al posto di dirigere la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari per cacciare Draghi e installare un governo di emergenza popolare ci si limita a dirigere l’indignazione, tutto il discorso scade al livello delle opinioni, delle chiacchiere, del “vorremmo, ma non possiamo”.

È il terreno privilegiato di chi, con una scusa o con l’altra, in definitiva preferisce illudersi che sia possibile cacciare Draghi e i partiti dalle Larghe Intese attraverso le elezioni.

Trattenere il respiro fino alle elezioni

Fra molti partiti e organizzazioni che negli scorsi mesi hanno animato le tante proteste contro le misure del governo Draghi esiste una convinzione che riassumiamo così: “dobbiamo trattenere il respiro fino alle elezioni politiche, alle elezioni regoleremo i conti, ci libereremo dei partiti che hanno sostenuto Draghi e il suo governo e torneremo a respirare”.

Un plauso all’abnegazione, ma questa linea è sbagliata! Perché lascia che sia la classe dominante a decidere i tempi (quando “potremo iniziare a respirare”), il terreno di battaglia (la lotta politica borghese) e le regole (elezioni borghesi). Altro che tornare a respirare: il rischio concreto è di morire asfissiati!

Le elezioni possono essere una strada per alimentare la costruzione di un fronte comune contro le Larghe Intese e per usare ai fini della mobilitazione delle masse popolari le contraddizioni in campo nemico (banalmente: il polo PD e il polo Berlusconi/Salvini/Meloni sono costretti a presentarsi su fronti apparentemente contrapposti e concorrenti), ma le elezioni sono solo una strada accessoria per cacciare Draghi e imporre un governo di emergenza popolare (quello che, ad esempio, dà attuazione alle parti progressiste della Costituzione del 1948).

Come vedete, i principali ostacoli allo sviluppo di una mobilitazione di massa per cacciare Draghi sono di carattere politico e ideologico. A monte c’è l’elettoralismo, la conseguenza pratica è che, con l’obiettivo di raccogliere voti dallo stesso bacino elettorale, i partiti e le organizzazioni che pure si professano “contro Draghi” si pongono in concorrenza fra loro. Fra i partiti comunisti, la gara è “a chi è più comunista”; fra i partiti di sinistra è “a chi è più di sinistra”; fra i partiti sovranisti è “a chi è più patriottico”.

Fermo restando che esistono differenze politiche e ideologiche anche importanti, molte delle differenze sbandierate e considerate “insormontabili” sono una scusa che serve ad alcuni per nascondere la disponibilità a scendere a patti con le Larghe Intese dopo le elezioni (altro che tornare a respirare!) e ad altri per limitarsi a curare il proprio orticello, prima e dopo di esse.

È chiaro che così non va! È talmente chiaro che le speranze di raccogliere l’eredità (e l’elettorato) dopo “il tradimento” del M5S è rimasta un’illusione per tutti. Detto in altri termini: dal 4 marzo 2018 e fino ad oggi, in campo elettorale, le masse popolari non hanno accordato fiducia a nessun partito e a nessuna lista che si è posta in concorrenza con altri partiti e altre liste alternative alle Larghe Intese.

Individuati i problemi, mettiamo mano alla soluzione


Anzitutto coraggio! Cacciare Draghi dal governo, adesso! è – e va posto – come primo punto di ogni ragionamento, di ogni programma, di ogni proposta. È vero che impone la necessità di dire forte e chiaro qual è l’alternativa: un governo che attua le parti progressiste della Costituzione del 1948.

È in questa sintesi che stanno insieme il NO alla NATO (fuori l’Italia dalla NATO e fuori la NATO dall’Italia, stop alle guerre), il NO alla UE, la difesa a ogni costo del diritto al lavoro e la rivendicazione di tutte le misure necessarie per invertire la rotta delle privatizzazioni e delle speculazioni con cui la classe dominante ha spolpato la sanità e la scuola pubblica, ecc.

In secondo luogo, coraggio! Quello necessario per uscire dalle liturgie del teatrino della politica borghese senza “trattenere il respiro fino alle elezioni”. Chi ha intenzione di candidarsi in alternativa a Draghi e alle Larghe Intese deve iniziare a fare adesso quello che promette di fare una volta eletto!

Deve iniziare adesso a condurre la sua politica di rottura, a usare la campagna elettorale (che per le elezioni politiche del 2023 sarà lunghissima, anzi è già iniziata) per dispiegarla appieno; deve sostenere politicamente, organizzativamente ed economicamente gli organismi operai e popolari. Rompere con il sistema politico delle Larghe Intese è una questione pratica, non di programmi elettorali e proclami.

Occorre agire subito senza aspettare le elezioni, senza aspettare i risultati, senza illudersi che il voto e i risultati contino davvero qualcosa.

Certo, i risultati elettorali qualcosa la dicono. Sono il termometro, la verifica, di tutto quello che i partiti e le organizzazioni alternative alle Larghe Intese hanno fatto prima. Quindi, anche per i più incalliti “elettoralisti”, iniziare a fare subito quello che promettono di fare una volta eletti è l’unico modo per raccogliere voti.

Chi inizia così avrà molti vantaggi

Avrà il vantaggio di contribuire a rendere chiaro chi è davvero conseguente con ciò che promette e chi invece si limita alle chiacchiere. Avrà il vantaggio di mettersi alla testa della mobilitazione che già si esprime in ogni angolo del paese e in ogni settore delle masse popolari (è superficiale o in mala fede chi dice “non si mobilita nessuno”: il paese è un cumulo di materiale infiammabile!). Ma soprattutto avrà il vantaggio di contribuire a rafforzare e sviluppare l’unica vera forza in grado di cambiare il paese, quella dei lavoratori e delle masse popolari organizzate.


Bando alla concorrenza, bando ai particolarismi: cacciare il governo Draghi, adesso!

Cacciare le forze che occupano il paese e liberarlo di nuovo.

Per un governo di emergenza popolare che attui le parti progressiste della Costituzione del 1948!

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