[Reggio Emilia] Intervista alle lavoratrici dei nidi e dell’infanzia. Qual è il vero volto della “città delle persone?”

Il sistema cooperativo e l’associazionismo sono tra le principali “cinghie di trasmissione” della gestione del territorio del sistema emiliano, in particolare a Reggio Emilia sotto la direzione del Partito Democratico. I vari ingranaggi servono a tenere alti i giri della speculazione e chi ne fa le spese sono, oltre alla cittadinanza che ha necessità dei vari servizi, i lavoratori. L’intero sistema dei servizi alla persona è diviso tra la gestione diretta comunale (che ne fa vetrina) e quella esternalizzata, da parte del Comune, dove le cooperative (spurie o meno) la fanno da padrone. Un meccanismo di porte girevoli e di lauti profitti ai piani alti, una selva di appalti al ribasso e di condizioni di lavoro non dignitose ai piani bassi, come ha ben dimostrato nel recente passato la gestione dell’accoglienza ai migranti o come dimostra oggi la condizione in cui versa ASP Reggio Emilia città delle persone sul fronte dei servizi alla terza età. Per gettare luce in questo sottobosco cittadino abbiamo intervistato, in forma anonima per tutelarle (perché “Reggio Emilia città delle persone” va bene come slogan ma non sia mai che qualcuno dica come stanno le cose, pena ritorsioni e pressioni), alcune lavoratrici in servizio presso il settore, esternalizzato, dei nidi e dell’infanzia.

Le loro parole forniscono la realtà dei fatti, la loro azione (per quanto agli inizi) apre all’organizzazione e al coordinamento dal basso, vera linfa vitale per farla finita con il sistema svilente e speculativo che governa la nostra città. Che il loro esempio sia di spunto per altre e altri nei servizi esternalizzati dal Comune per procedere con la costruzione di una rete solidale al di là della categoria e/o della tessera sindacale così da mettere al centro gli interessi dei lavoratori, degli utenti e delle famiglie del nostro territorio fino a convergere con tutte le altre battaglie presenti nei nostri quartieri! I lavoratori e le lavoratrici dei servizi esternalizzati possono e devono essere in prima linea per porre fine alla privatizzazione del settore pubblico, mobilitandosi sul proprio posto di lavoro e coordinandosi fuori da esso!

Buona lettura.

***

Per prima cosa, potete presentarvi?

Siamo educatrici di un nido di Reggio Emilia e lavoriamo in appalto comunale per Coopselios, una delle principali cooperative del territorio che si occupano del terzo settore, in particolare servizi alla persona quali terza età (ad es. CRA e RSA) e nidi e infanzia.

La nostra situazione lavorativa è molto simile alle altre cooperative anche perché è il terzo settore nel suo insieme ad essere in crisi, cosa da non sottovalutare visto che Reggio Emilia si fregia di essere la “città delle persone” con il sistema Reggio Children e il Reggio Approch esportato in tutto il mondo.

Ecco, Reggio Emilia è la città del metodo educativo del pedagogista Loris Malaguzzi ed è anche la “città delle persone”: quali sono però le reali condizioni di lavoro in questo settore?

Le difficoltà sono enormi: la gestione del servizio è in ottica risparmio e le ricadute sul personale sono molte e varie che peggiorano di anno in anno. Basti sapere ad es. che ogni giorno, tempo che dovremmo dedicare alla didattica siamo costrette a dedicarlo a mansioni che non ci competono, per lo più amministrative e di coordinamento cosa che quindi inficia la cura dei bimbi. Quindi scaricano su di noi compiti che dovrebbero fare altri ma nell’ottica del risparmio questo è il risultato. Le cooperative sono diventate delle vere e proprie aziende.

Sul fronte del contratto ancora peggio: stiamo ancora aspettando l’aggiornamento del nostro titolo professionale e siamo sotto il CCNL delle Cooperative Sociale con la paga oraria che ne consegue, le festività non godute non retribuite… e non siamo nemmeno un tempo pieno, ma un part time (36 ore invece che 38 ore settimanali).

Per non parlare della condizione delle insegnanti di sostegno: ad esempio se il bimbo è assente per le ragioni più disparate, non vengono loro riconosciute le ore di servizio… o del periodo estivo: in piena estate aprono i servizi estivi ed è un sistema assurdo perché il servizio non dura nemmeno il tempo del periodo di ambientamento dei bambini stessi (normalmente ci vogliono alcuni mesi).

A questo si aggiunge il sistema perverso della banca ore: un vero e proprio girone dell’inferno che ti rende schiavo delle ore maturate e che la Cooperativa ti obbliga ad usare nei modi più disparati. Si arriva anche all’assurdo: ci sono colleghe che, con il meccanismo della banca ore arrivano addirittura ad essere in debito di ore di lavoro con la Cooperativa nonostante abbiano rispettato il monte ore del contratto.

È chiaro che così il burnout (stato di esaurimento lavorativo) è un rischio concreto: tutt’al più ci fanno fare dei questionari sul burnout ma delle cause che lo generano non si fa nulla.

Il sistema cooperativo è quindi alla base della vostra condizione lavorativa: che ne ha fatto il sistema di gestione del territorio, con a capo il PD? Nel vostro settore la questione dell’immagine è fondamentale, quindi smascherare la speculazione che ci sta dietro è un’arma per i lavoratori, insiste sul tallone d’Achille dell’Amministrazione Comunale… Come vi state muovendo?

Il 7 marzo scorso abbiamo promosso un primo presidio pubblico sotto il Comune proprio per mettere in luce le contraddizioni di questo sistema. Siamo delle ombre: in caso di concorso per passare alle strutture comunali (quindi con assunzione senza l’esternalizzazione) i nostri anni di servizio in Reggio Approch non vengono nemmeno riconosciuti. Questo avviene perché le esternalizzazioni, nate per essere un processo “virtuoso” e transitorio, sono diventate sistemiche e gli appalti al ribasso sono la costante: il conto lo pagano i lavoratori e in tante e in tanti lasciano il settore.

Oggi la situazione è aggravata con la gestione della pandemia: infatti, le problematiche strutturali preesistenti si sono amplificate.

Per queste ragioni è importante un intervento sul piano pubblico: da qui il primo presidio sotto il Comune perché il primo obiettivo deve essere la reinternalizzazione e il contratto di secondo livello (e la Coopelios non può venirci a dire che non ha soldi quanto apre nidi a Bruxelles, progetti in Brasile o ad Abu Dhabi…).

A questo abbiamo affiancato un filone sindacale con la Funzione Pubblica della CGIL: è stato aperto un tavolo con la Cooperativa su sicurezza e sanità in quanto, ad esempio, siamo sprovviste di una divisa (durante il Covid ci hanno detto di portarci il cambio da casa ma poi dovevamo lavarcelo noi…) per meglio differenziare il “dentro” e il “fuori” igienico dalla struttura. Non solo: siamo anche costrette a cambiarci in uno spogliatoio senza riscaldamenti, pensate il clima d’inverno. Discorsi simili rispetto ai DPI: arrivati e distribuiti in ritardo.

Tutto da aprire i fronti salariale, quello della banca ore, del CCNL… su cui per ora la CGIL ci sente poco.

Ma a tutto questo lavoriamo anche su un fronte politico e con altre realtà.

Ecco, la convergenza con altre realtà…

Al presidio del 7 marzo non eravamo sole: c’era ad esempio anche il Collettivo Eduki che da anni si occupa e lotta per i diritti degli educatori in città. In quest’occasione c’erano anche tre famiglie di bambini del nido: distribuiamo i nostri volantini anche alle famiglie ma è un campo un po’ complesso perché per loro (visto che sono tutti lavoratori) la priorità è che il nido rimanga aperto, così come il rapporto con le nostre colleghe comunali. La divisione “qualitativa” che viene fatta tra noi e loro dello stesso lavoro non aiuta: siamo su due pianeti diversi.

Inoltre, abbiamo lanciato un tavolo di lavoro cittadino per raccogliere il sostegno di altre realtà politiche e anche partitiche e stiamo collaborando con un Consigliere Comunale per presentare un’interpellanza all’Amministrazione, ma guardiamo anche ad altri Consigli Comunali della provincia.

Il Collettivo di Fabbrica della ex GKN di Firenze con la sua lotta e la sua parola d’ordine “Insorgiamo” ha aperto una via…

Noi siamo partite ora: è bellissimo parlare di parole come “Insorgiamo”, di “interconnessione” ma nel nostro mondo manca un po’ la coscienza dell’importanza del nostro lavoro (abbiamo un potere contrattuale non da poco: se scioperiamo una settimana casca tutto!) e quindi Insorgiamo è poco compreso ma non ci “fasciamo la testa”.

Il 20 maggio ci sarà un nuovo sciopero generale indetto da diversi sindacati alternativi e di base, un’occasione per alimentare convergenza e coordinamento al di là della tessera sindacale ma per mettere al centro gli interessi comuni (visto anche che l’origine dei vari problemi è comune…)

Sì, effettivamente è un’occasione e noi siamo iscritte CGIL: speriamo si apra una stagione di scioperi intensi e il 20 maggio potrebbe essere un’occasione per portare in piazza gli striscioni che abbiamo preparato per il 7 marzo!

Faremo girare la voce, magari raccogliamo qualche altra intrepida collega…

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