Domenica 15 maggio il Collettivo di Fabbrica (CdF) della ex GKN di Campi Bisenzio (FI), che presidia la fabbrica ormai da 10 mesi per impedirne la dismissione, terrà un’assemblea nazionale rilanciando la parola d’ordine “per questo, per altro, per tutto” che ha caratterizzato la grande manifestazione del 26 marzo scorso. Al momento sono oltre 250 le persone che vi parteciperanno, decine gli interventi richiesti.

L’iniziativa si lega alla suddetta manifestazione, in cui tra le venticinque e le trentamila persone sono nuovamente scese in piazza al fianco di operai che hanno mostrato che si può tenere testa a una multinazionale, che il destino fatto di chiusure, licenziamenti e ammortizzatori sociali non è scritto se si è organizzati, che si può portare avanti una lotta praticamente senza il sostegno (se non il boicottaggio) dei sindacati di regime e delle istituzioni, che fanno a gara nel dire che la partita è chiusa e tutto è a posto. La fabbrica però è ancora ferma e la produzione non riparte, “l’uomo della provvidenza” Francesco Borgomeo non ha presentato ancora uno straccio di piano industriale dopo 6 mesi, non sta rispettando il cronoprogramma fissato nell’accordo quadro di dicembre.

La partita quindi è ancora tutta aperta e giustamente il CdF GKN rilancia, chiamando a raccolta tutti coloro che li hanno sostenuti e gli altri che, come loro, resistono alla crisi generale che attanaglia il nostro paese, che non intendono subire la devastazione economica, ambientale e sociale dei territori, per ragionare insieme su come invertire questo catastrofico corso delle cose. Un insegnamento di questa lunga esperienza è quanto sia fondamentale legare la battaglia per il Lavoro utile e dignitoso alle altre circostanti, uscire dalla fabbrica legandosi con gli altri operai, con ambientalisti, studenti e masse popolari per far valere a un livello superiore le rispettive forze.

L’assemblea discuterà di temi come la guerra e il carovita, con il governo Draghi che ci trascina sempre più apertamente nel conflitto in Ucraina e l’esplosione dei prezzi delle utenze e dei beni di prima necessità che martoriano le tasche delle masse popolari, già duramente provate da due anni di pandemia.

Sarà un’ottima occasione per discuterne e individuare iniziative e mobilitazioni per il prossimo periodo, in concatenazione sia con la manifestazione del 26 marzo che con gli scioperi generali del sindacalismo di base del 22 aprile (proclamato da USB) e quello unitario del 20 maggio, fino ad “arrivare” alla manifestazione nazionale del 2 giugno a Pisa. Questa mobilitazione è convocata contro l’installazione dell’ennesima base militare in un territorio che ne è già pieno, per giunta nel bel mezzo della riserva naturale di S. Rossore; sono state raccolte oltre 100mila firme in pochi giorni e un vasto numero di adesioni a conferma che le masse popolari, a differenza di Draghi e dell’accozzaglia che lo tiene in piedi, ripudiano realmente la guerra alimentata dai guerrafondai NATO, USA, UE e sionisti.

E’ un calendario già molto ricco di appuntamenti che mette in ridicolo chi ancora si ostina a dire che nel nostro paese “non si muove niente”; il punto non è moltiplicare le scadenze ma farne momenti di organizzazione e coordinamento, per stringere sempre più le maglie del nuovo potere che sta (in)sorgendo, per costruire, sviluppare e moltiplicare organizzazioni operaie e popolari come il CdF GKN. Immaginiamo come si evolverebbe la situazione se esistessero altri 5, 10, 15 collettivi di questo tipo, con un piano di azione comune per “cambiare i rapporti di forza” come ripetono spesso, per cacciare il governo Draghi e imporne uno di emergenza popolare, diciamo noi!

L’assemblea di domenica sarà quindi un momento di confronto, coordinamento e rilancio importante, per proseguire ad allargare lo “spiraglio” (ma è sempre più una crepa) nel muro della classe dominante e dei suoi sporchi affari, aperto il 9 luglio scorso con l’occupazione dello stabilimento: continuare a insorgere e convergere per creare la rete del nuovo potere che prenda sempre più in mano le sorti del paese, ne difenda l’apparato produttivo, l’ambiente, i servizi pubblici e diventi di fatto la “nuova classe dirigente” che serve!

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