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La figuraccia di Sallusti e la pietosa difesa dell’agente Betulla

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Aprile 6, 2022
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La figuraccia fatta in diretta televisiva su La7 domenica 3 aprile, all’interno del programma “Non è l’arena” diretto da Massimo Giletti, proprio non è andata giù ad Alessandro Sallusti, direttore di Libero. Gli è andato di traverso il tentativo di fare il prepotente e dare della “gallina comunista” alla nostra compagna Fabiola D’Aliesio, rea di non aver fatto toccare palla ai professionisti dell’intossicazione e delle fake news in uno dei salotti del circo mediatico nostrano. Rea di aver gridato a gran voce la verità sulla guerra in Ucraina, le responsabilità della NATO, della UE e la necessità di cacciare a pedate i guerrafondai di casa nostra, Draghi in testa.

Piccolo promemoria
Cos’ha detto di tanto grave la nostra compagna Fabiola? La verità! In Ucraina c’è una guerra civile dal 2014. La cricca oggi al governo con Zelensky ha fatto un colpo di stato, ammazzato 14mila persone di cui 300 bambini in Donbass, ha fatto attentati e stragi sventolando svastiche e simboli neonazisti (vedi la strage di Odessa misteriosamente diventata un rogo accidentale negli ultimi giorni), ha messo fuori legge la lingua russa, una serie di organizzazioni politiche e sindacali e tanto altro. Più che cercare soluzioni geniali per arrestare il conflitto, l’aspetto decisivo è indebolire il fronte dei guerrafondai cacciando innanzitutto quelli di casa nostra, Draghi, i partiti delle Larghe Intese (PD, FI, FdI, Lega, ecc.) e imporre un governo che sia espressione dei nostri interessi, di chi la mattina si alza per andare a lavorare e portare avanti il paese. Clicca qui per il video della trasmissione (link).

Ma i fatti hanno la testa dura e generano imbarazzo in questi venditori di fumo e servetti sciocchi dei poteri forti. Per questo su Libero nella giornata di ieri, 5 aprile, è apparso un articolo dal titolo “Se i fan delle BR pontificano in tv” a firma di Renato Farina. Inutile dire che l’articolo ha imbarazzanti, per chi l’ha scritto, intenti denigratori ma nei fatti non dice nulla. Tira fuori pezzi di nostri articoli, supposizioni e presagi che nulla hanno a che vedere con la realtà. Anche un bambino lo capirebbe. Farina non cita fatti, fonti e né tantomeno si preoccupa di spiegare o argomentare una tesi. Cerca, senza riuscirci dato che non ha argomenti, di sputare merda e provare a coprire la figura barbina che Sallusti ha fatto in tv.

“Pensino ad altro i CARC più che pontificare di pace in tv”, “criticano tutti, da che pulpito viene la predica” starnazza nell’articolo Renato Farina facendo eco al suo direttore. Posto che chi siamo, cosa facciamo e dove vogliamo arrivare è chiaro a tutti ed è scritto inequivocabilmente nel nostro statuto, sul nostro sito e nella pratica quotidiana che portiamo avanti ovunque siamo presenti, vediamo un po’ chi è e cosa fa l’autore di questo “pezzo di letteratura”, Renato Farina. Lo facciamo non alla maniera di Libero, scribacchiando insensate denigrazioni alla rinfusa ma rilanciando un articolo apparso su Il Fatto Quotidiano e steso Marco Travaglio.

Risponda Farina di quanto scrive Travaglio anziché fare l’imbrattacarte di regime e il leccapiedi anticomunista di professione. Ma risponda anche Sallusti, il suo direttore, dello spazio che dà a Farina, “giornalista che violò la legge prendendo soldi dai servizi segreti come agente Betulla […] che per 30mila euro ha pubblicato fake news e realizzato interviste false ai PM per depistare le indagini sul sequestro Abu Omar rapito e deportato in Egitto dalla CIA […] che ha patteggiato 6 mesi per favoreggiamento in sequestro di persona”.

Noi del Partito dei CARC abbiamo chiaro un aspetto, ogni attacco di questa gentaglia è una medaglia! La nostra storia dimostra che armati della scienza dei comunisti ogni attacco che i reazionari ci fanno gli si rivolgerà contro come un boomerang. Non bisogna sorprendersi se a Sallusti, Farina o chi per loro attaccano i comunisti e chiunque in questa fase storica si assume il compito di dire la verità e di agire per trasformarla, perché trasformare la realtà a favore degli operai e delle masse popolari oggi vuol dire innanzitutto fare piazza pulita del sistema di relazioni sociali vigente e fare piazza pulita dei padroni, dei loro governi, dei loro preti e menestrelli.

La verità, al di là di mille chiacchiere, denigrazioni e intossicazione dell’opinione pubblica, è che bisogna cacciare Draghi e il suo governo servo della NATO e della UE per creare le condizioni per la pace, per bloccare il saccheggio del paese, per mettere fine alle delocalizzazioni, ai licenziamenti e al carovita, per bloccare i tentativi di mobilitazione reazionaria, la repressione, le intimidazioni e le provocazioni contro i lavoratori e le loro organizzazioni.

Bisogna cacciare Draghi e imporre un governo che sia disposto a prendere le misure necessarie a fare fronte agli effetti più gravi della crisi, il Governo di Blocco Popolare.

  • L’agente “Betulla” non è il solo: leggi le imprese di Luca Fazzo

***

Il Fatto Quotidiano, 6 agosto 2021

Una betulla è per sempre

L’arruolamento di Renato Farina nello staff del ministro Renato Brunetta in qualità nientemeno che di “consulente giuridico” è un segnale incoraggiante per almeno tre motivi. Il primo è etico: il Governo dei Migliori premia un giornalista che violò la legge prendendo soldi dai servizi segreti come “agente Betulla”. Il secondo è deontologico: il Governo dei Migliori porta a esempio per i giovani un giornalista espulso dall’albo per aver venduto la professione al Sismi del generale Niccolò Pollari e del fido Pio Pompa non per 30 denari, ma per 30mila euro, pubblicando fake news e realizzando false interviste per carpire informazioni ai pm e depistare l’indagine sul sequestro dell’imam Abu Omar, rapito e deportato in Egitto dalla Cia per torturarlo in santa pace. Il terzo è meritocratico: se il Governo dei Migliori ha un tale culto della competenza da promuovere a “giurista” un tizio che ha patteggiato 6 mesi per favoreggiamento in sequestro di persona, c’è speranza per tutti. Si dice sempre che l’America è il paese delle opportunità: e l’Italia, allora? Basta conoscere le lingue, ma soprattutto la lingua come ascensore sociale, e nessuna via è preclusa. Il 14 febbraio, appena Brunetta tornò sul luogo del relitto, cioè della PA, Farina gli dedicò su Libero un sobrio ritratto dei suoi: “Meno male che c’è lui. È l’unica autentica sorpresa di questo governo… È un numero primo. Il migliore ministro che sia capitato all’Italia nel settore… Un professore di rilievo internazionale… la stampa internazionale l’aveva individuato nel campo dell’economia del lavoro come un potenziale Nobel… uno dei pochi giganti del pensiero in circolazione… altissimo profilo intellettuale e morale”. Infatti gli ha fatto un contrattino piuttosto stitico da 18mila euro l’anno: solo per il rimborso saliva, meritava ben di più, specie ora che a Libero gli Angelucci tagliano i compensi.

Il curriculum del giureconsulto è di tutto rispetto. Ciellino, prima al Sabato, poi all’Indipendente e al Giornale con Vittorio Feltri, si sbuccia le ginocchia intervistando B. e si specializza in bufale: interviste mezze inventate alla Ariosto e a Massimo Fini, campagna contro la Boccassini accusata di “rapire bambini”, cose così. Nel ’94 diventa portavoce di Irene Pivetti, di cui – politicamente, s’intende – si invaghisce. Un giorno Feltri gli racconta, d’accordo con l’intera redazione, di avere in pagina un servizio fotografico della Pivetti senza veli: lui se la beve, le prova tutte per bloccare la pubblicazione e alla fine, fra l’ipossia e l’ictus, s’inginocchia al direttore sporgendogli un assegno ed esalando un “Ti prego, le foto le ricompro io, metti tu la cifra”, prima di essere sommerso da una risata omerica.

Lo nota subito l’Ufficio Disinformatija del Sismi, diretto da Pompa, che i giornalisti scomodi li spia e quelli come lui li arruola. “Io – gli dice Farina – ti do anche la pattumiera, poi sei tu a scegliere, perché molte cose che girano nell’ambiente giornalistico sono anche tentativi di depistaggio, no?”. In cambio di cotanta monnezza, Pompa gli passa “soffiate” basate sul nulla, che Betulla mette in pagina sotto dettatura e senz’alcun controllo. Annuncia attentati di al Qaeda mai esistiti. Sputtana nemici veri o presunti del Sismi, tipo Prodi e De Gennaro. Insulta gli ostaggi italiani in Iraq: Simona Pari e Simona Torretta (“le vispe terese”), Giuliana Sgrena (rapita dai “suoi amici terroristi”), Enzo Baldoni (“un pirlacchione” da “vacanze intelligenti”). In cambio si contenta di poco: ai Mondiali in Germania, Pompa gli regala due biglietti di tribuna per Italia-Ghana e lui lo ringrazia sulla prima di Libero, in codice cifrato: “Ho usato amici che la sanno lunga. Fatta! Grazie a Pio e a Dio”.

Nel maggio 2006, in missione per conto di Pio, realizza una falsa intervista ai pm Spataro e Pomarici che indagano sul sequestro Abu Omar per rubare i segreti dell’inchiesta. Non sa che Pompa è intercettato e dunque pure lui che lo chiama mentre va all’appuntamento per ripassare le domande. Pensa di buggerare i due pm, che invece lo aspettano al varco per buggerare lui. Domanda loro cosa sappiano di Pollari, con una scusa astutissima: “Io sono cattolico, Pollari è cattolico, mi spiacerebbe se un cattolico facesse cose brutte”. Manca poco che i pm finiscano sotto il tavolo per le risate. Poi, appena esce, l’agente Farina Doppio Zero fa rapporto telefonico a Pompa: “È stata durissima, quasi quasi Pomarici mi voleva arrestare, ma alla fine li ho messi nell’angolo e ho avuto quel che cercavo”. Stavolta i pm all’ascolto possono sbudellarsi tranquillamente. Indagato per favoreggiamento, si difende alla grande. Si dipinge come un patriota della “quarta guerra mondiale” (senza spiegare quale sia la terza) in difesa della “civiltà ebraico-cristiana”. Sostiene di aver mediato nel ’99 nientemeno che tra Milosevic e D’Alema (che smentisce). Racconta di aver aderito al Sismi perché “è come se mi fossi innamorato di Pollari”. Ricorda una velina su eventuali attentati a Londra che lui, su Libero, tradusse così: “Tettamanzi e Formigoni nel mirino del terrorismo”, ma ammette: “Fu una mia esasperazione”. E ai 30mila euro preferiva “una nomina a commendatore”, però la cosa sfumò e allora li prese, ma solo per donarli a un santuario. Alla fine patteggia. E vince di diritto un seggio di FI alla Camera, poi torna sparare betullate su Libero. Voi capite perché ora è “consigliere giuridico” dei Migliori. Averne.

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