Il nemico è in casa nostra e sta al governo: organizzare ovunque la nuova resistenza

Draghi e il suo governo devono essere cacciati
I lavoratori e le masse popolari organizzate possono vincere ancora, come hanno vinto contro i fascisti e i nazisti nel 1945. Organizzare ovunque la nuova resistenza. Nominare ovunque rappresentanti e delegati per costituire i CLN di zona. Non aspettare che le conseguenze delle politiche criminali dei criminali che stanno al governo diventino irreparabili! Organizziamoci per prendere il potere!

Le Larghe Intese promuovono da decenni il revisionismo storico, la manipolazione dell’informazione e l’intossicazione delle coscienze senza limiti di mezzi e risorse.

Per cercare di mantenere il potere travisano la realtà senza ritegno: i loro lacchè non hanno rispetto neppure per sé stessi. Un esempio? Prendete Benigni: nel film La vita è bella racconta che l’esercito americano libera gli ebrei dal campo di concentramento di Auschwitz, ma la verità storica è tutt’altra. È stata l’Armata Rossa a entrare per prima ad Auschwitz.

Vedete, i militanti del revisionismo storico non si fanno scrupoli: sono ben pagati dalla classe dominante per riscrivere e distorcere il passato perché, come recita un caposaldo della propaganda nazista, “una bugia ripetuta mille volte diventa una verità”.

Da anni le celebrazioni del 25 Aprile sono campo di battaglia per i lacchè della falsificazione storica, in particolare a Milano. Per la prima volta nel 2004 hanno sfilato nel corteo del 25 Aprile le bandiere sioniste dello Stato di Israele: un piccolo drappello che da allora si è andato via via ingrossando fino a diventare uno degli spezzoni principali della manifestazione istituzionale.

Il cappello sionista sulle celebrazioni della Liberazione è stato definitivamente messo da quando il servizio d’ordine del PD, della Cgil e delle varie organizzazioni sioniste italiane hanno iniziato a provocare tutti gli altri manifestanti e ad aggredire, protetti da cordoni di Celere e Carabinieri, chi contesta il sionismo. Chi porta le bandiere della Palestina viene assalito, denunciato e processato.

È facile profeta chi prevede che questo 25 Aprile 2022 l’asticella della vergogna si alzerà. Alle bandiere sioniste si aggiungeranno quelle dell’Ucraina e della NATO, che sventoleranno accanto ai tricolori e alle bandiere della pace: saranno la testa di ponte di una nuova, grande, operazione di intossicazione e manipolazione delle coscienze.

Ma perché le Larghe Intese si accaniscono così tanto contro il 25 Aprile?

È sufficiente una sintesi di poche righe dei fatti salienti accaduti in 5 giorni a Milano, nel 1945, a spiegarlo.

Il testo che segue è il riadattamento e la sintesi di una pubblicazione a cura dell’Archivio dell’Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea – ISEC

“Alle 7 del mattino del 24 aprile, il comando delle Brigate partigiane d’assalto impartisce l’ordine di insurrezione generale per il giorno dopo, alle 14. Dalle 8:30 l’ordine arriva a tutta la città e in provincia attraverso le staffette. Alle 10 il comando delle Brigate Garibaldi dispone il piano di difesa delle grandi fabbriche di Sesto San Giovanni: alla Breda e alla Pirelli gli operai devono formare un unico distaccamento che sarà il baluardo della mobilitazione operaia, alla Ercole Marelli, Magneti Marelli e Falck saranno raccolti anche gli operai delle fabbriche più piccole e tutti i cittadini volontari. Il Comando dei Carabinieri di Sesto ha comunicato al CLN la disponibilità a collaborare con i partigiani e il Commissariato di Polizia ha annunciato che gli agenti si faranno disarmare senza opporre resistenza.

Dalle 11:30, nel quartiere di Niguarda iniziano sporadici scontri a fuoco fra i partigiani e i fascisti. Gli scontri si intensificano nel corso della giornata e sfociano a sera nell’occupazione del comando repubblichino da parte delle forze partigiane: Niguarda è il primo quartiere di Milano a essere liberato.

Poco prima di mezzogiorno, il Comitato insurrezionale proclama per il giorno dopo lo sciopero insurrezionale per tutto il Nord Italia.

Il 25 aprile, alle 8 del mattino, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) si riunisce nel collegio dei salesiani, elegge Rodolfo Morandi come presidente, approva il decreto per l’assunzione dei pieni poteri da parte del CLNAI, dei CLN regionali, provinciali e cittadini e quello che assegna ai Consigli di Fabbrica il controllo sulla produzione.

Con appositi decreti vengono nominate le Commissioni di giustizia e le corti giudicanti. Viene redatto un comunicato che sarà trasmesso a ripetizione dalla radio: è stabilita la pena di morte per i membri del governo fascista e per gli alti gerarchi, è previsto l’ergastolo per i fascisti responsabili di reati meno gravi.

Alle 12, i partigiani della Pirelli di Sesto San Giovanni irrompono nel Comando nazista presente in fabbrica, il Comandante viene ucciso, due nazisti vengono feriti e due vengono arrestati. È l’inizio dell’insurrezione armata a Sesto San Giovanni, ma l’insurrezione intanto dilaga in tutta la provincia.

Alle 19 Mussolini scappa dalla Prefettura di Milano con l’intenzione di rifugiarsi in Svizzera.

Il 26 aprile escono le prime edizioni dei giornali senza censura e danno notizia dell’insurrezione. Per tutto il giorno continuano combattimenti che si protraggono anche il 27 e il 28 aprile, ma già nel pomeriggio il centro di Milano è in mano ai partigiani. Il 26, 27 e 28 aprile confluiscono in città i gruppi e le brigate del resto della Lombardia e della Valsesia.

Il 28 aprile Mussolini viene catturato e giustiziato a Dongo. Milano è liberata, il fascismo è caduto, Mussolini è morto, i nazisti sono cacciati.

Il 29 aprile arrivano a Milano le truppe americane”.

Basta anche una lettura superficiale per comprendere l’interesse della classe dominante a nascondere il carattere insurrezionale della liberazione di Milano: si trattò un’insurrezione armata e ciò contraddice palesemente la propaganda che oggi va per la maggiore sull’unità nazionale.

Non è vero che “siamo tutti sulla stessa barca”: non lo è oggi come non lo era neppure nel 1945, quando da una parte ci stavano i partigiani, gli operai e le masse popolari dirette dai comunisti e dall’altra ci stavano i padroni, i gerarchi fascisti, le Camicie Nere e i nazisti. Ma non è tutto.

Questa breve ricostruzione storica mostra anche altro.

Mostra che i partigiani, gli operai e le masse popolari hanno liberato Milano “da soli”, senza il sostegno dell’esercito americano, che è arrivato nella città a cose fatte. Fa vedere che la polizia e i Carabinieri non si sono opposti all’insurrezione – e anzi in qualche caso hanno partecipato direttamente – perché i partigiani, la classe operaia e le masse popolari, con il CLN, avevano assunto il controllo della città e del territorio.

Insegna che la Liberazione è stata possibile grazie a un intenso lavoro preparatorio e che, anzi, il lavoro preparatorio fu molto più importante – fu decisivo – della stessa insurrezione armata perché mentre veniva abbattuto il sistema di potere fascista bisognava sostituirlo con un nuovo sistema di potere dal quale dipendeva non solo l’esito delle operazioni militari, ma la gestione della città, del territorio, della produzione e distribuzione di beni e servizi, il soccorso alla popolazione.

Ecco la verità che la classe dominante vuole nascondere. Ecco cosa vuole estirpare dalla memoria collettiva e seppellire sotto un cumulo di menzogne e manipolazioni. Perché se nell’insurrezione di Milano del 25 Aprile 1945 distinguiamo l’aspetto militare (che attiene alla tattica ed è determinato da condizioni particolari e specifiche) da quello politico (che invece riguarda la strategia), in quella memoria collettiva da difendere ci sono molti insegnamenti da riprendere, validi oggi.

Il primo è che per cacciare le forze occupanti del nostro paese – se ieri erano i nazisti e i fascisti, oggi sono la NATO, la UE e il Vaticano – è necessario costruire una rete di potere alternativo per far funzionare le aziende, i servizi, i trasporti, le scuole, gli ospedali, ecc. senza la direzione dei funzionari delle forze occupanti, ma attraverso il controllo diretto dei lavoratori e delle masse popolari. Questa rete di potere alternativo è costituita da organismi operai e popolari che si formano e operano in ogni azienda, in ogni quartiere e in ogni zona.

Un secondo insegnamento è che la rete di organismi operai e popolari deve fare capo a una struttura simile al CLN (un nuovo CLN), composto da esponenti in cui le masse popolari ripongono già la loro fiducia, revocabili se la tradiscono o vengono meno all’impegno di rafforzare la rete degli organismi operai e popolari.

La combinazione del movimento dal basso determinato dagli organismi operai e popolari con quello dall’alto determinato dal nuovo CLN è il cuore della nuova liberazione nazionale.

Far battere questo cuore, renderlo capace di portare sangue e ossigeno a tutti gli organi del nuovo potere, è il compito che noi del P.CARC ci siamo assunti.

Dovrebbe risultare ora più chiaro ai nostri lettori che tutti i tentativi della classe dominante di riscrivere la storia, di manipolare l’opinione pubblica, di intossicare le coscienze dei lavoratori e delle masse popolari hanno l’obiettivo di impedire o almeno ostacolare questo percorso.

Un percorso che la classe operaia e le masse popolari del nostro paese hanno già fatto, che vive nella memoria collettiva, che è entrato nel loro modo di pensare, nel senso comune. E per estirparlo occorre la violenza.

Quella con cui le Larghe Intese impongono la brigata sionista alle celebrazioni del 25 Aprile, come se ci potesse essere un legame fra i crimini che i sionisti compiono contro il popolo palestinese e la guerra di Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

La violenza con cui impongono il sostegno al governo ucraino, come se potesse esserci il benché minimo termine di paragone tra i battaglioni nazisti che combattono per la NATO e le Brigate partigiane. La violenza con cui la classe dominante costringe i lavoratori e le masse popolari a vivere sottomessi alla NATO, alla UE, a Confindustria e al Vaticano.

Draghi e il suo governo, servi della NATO e della UE, trascinano il paese in guerra. Devono essere cacciati.

I lavoratori e le masse popolari organizzate possono vincere ancora, come hanno vinto contro i fascisti e i nazisti nel 1945.

Organizzare ovunque la nuova resistenza.

Organizzarsi ovunque in organismi operai e popolari che prendono in mano le aziende, le scuole, i quartieri e le città.

Nominare ovunque rappresentanti e delegati – revocabili in ogni momento – per costituire i CLN di zona.

Non aspettare che le conseguenze delle politiche criminali dei criminali che stanno al governo diventino irreparabili! Organizziamoci per prendere il potere!

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