[Toscana] Caterpillar e Italcanditi, un passo in avanti verso il 26 marzo

In questi giorni si sta perfezionando la vendita della Caterpillar di Jesi (AN) e della Italcanditi di Marradi (FI) a dei nuovi compratori, dopo che i lavoratori ne hanno impedito la chiusura con l’installazione di presidi permanenti a difesa della fabbrica, sostenuti dalla stragrande maggioranza delle masse popolari dei rispettivi territori. È sicuramente una vittoria quella strappata da questi operai e operaie, che hanno impedito la perdita di centinaia di posti di lavoro con una lotta serrata e che ha visto, come detto, il contributo degli abitanti e solidali e anche del Collettivo di Fabbrica (CdF) della GKN. Infatti, il CdF si è schierato subito a sostegno di questi colleghi e colleghe in difficoltà, sono andati a trovarli ai presidi dove sono stati fatti incontri per confrontarsi, coordinarsi e insorgere insieme: siamo sicuri che li vedremo tutti insieme alla manifestazione nazionale del prossimo 26 marzo a Firenze!

Sono storie simili ancora non chiuse, nel senso che sia la ex GKN (ora QF), che la Caterpillar e la Italcanditi non hanno ancora un futuro ben definito. Le prime due aziende sono alle prese con i processi di reindustrializzazione, ancora non sanno bene cosa andranno a produrre e quando; gli operai fiorentini hanno imposto un accordo quadro che garantisce le precedenti condizioni in termini di diritti e salario, un comitato di controllo che li comprende e una serie di paletti che rendono difficile svignarsela al “cavaliere bianco” di turno: un accordo da esportare, come fanno con il loro DL Delocalizzazioni nelle varie presentazioni.

Le maestranze della Italcanditi sono già rientrate al lavoro, hanno imposto anche loro un accordo molto positivo sulla carta ma hanno dovuto rinunciare al loro prodotto “di punta” (i famosi marron glacés IGP), che verrà dirottato nella sede di Bergamo che intendeva liquidare i lavoratori di Marradi lo scorso dicembre. Anche il nuovo padrone lascia perplessi, in quanto era già stato proprietario dell’azienda anni addietro e ora si presenta come la “soluzione”.

Sono tre situazioni non certo risolte, ma confermano un’inversione di rotta dovuta al piglio e all’autonomia dei gruppi di lavoratori coinvolti, che hanno costretto sindacati, istituzioni e padroni a inseguirli e a “concedere” margini di ripresa e rilancio.

Li consideriamo dei successi seppur parziali, che invece non si sono verificati ad esempio alla Hugo Boss di Scandicci (FI) dove la produzione è stata delocalizzata in Cina, e a poco sono valsi lo sciopero, un presidio di protesta, le denunce e i piagnistei di sindacati e istituzioni. Quelle sopra citate sono esperienze che insegnano ad organizzarsi prima che i padroni decidano di passare all’attacco, che indicano di mantenere alta la guardia anche quando si sono firmati accordi vantaggiosi, che rimangono sulla carta se la classe operaia non li difende (anche fisicamente) ogni giorno. Bene hanno fatto a non far uscire nemmeno una vite dai rispettivi stabilimenti!

Finché vivremo nel sistema capitalista nessuna azienda e nessun lavoratore potrà pensarsi al sicuro da delocalizzazioni, tagli e serrate che sono fondamentali per il padrone come e più dell’aria che respirano; finché sarà in piedi questo sistema che in fabbrica produce sfruttamento, infortuni e repressione nessuno potrà stare tranquillo e “sperare”, tanto più a fronte di una crisi generale che si aggrava a spron battuto. Una crisi, la crisi del sistema capitalista ormai giunta alla sua fase acuta e terminale, che chiama gli operai a “cambiare i rapporti di forza” come dice il CdF GKN, a imporre un governo di emergenza che faccia i loro e nostri interessi diciamo noi, che ci faccia avanzare verso il socialismo: oggi come cento anni fa, il solo orizzonte positivo per l’umanità futura.

Federazione Toscana del P.CARC

***

Di seguito pubblichiamo il post della FLAI CGIL di Firenze sugli sviluppi della vertenza Italcanditi:

#nonètardi giorno 1 di una nuova avventura

Tutti i nostri post, quelli degli ultimi 57 giorni (+1) sono tutti iniziati con questo hashtag, seguiti dall’inevitabile trascorrere dei giorni di lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della Fabbrica dei Marroni.

Volutamente ci siamo fermati al giorno 57, senza pubblicare lo smantellamento del Presidio del 58mo e ultimo giorno, perché è stato un momento di comunità, che abbiamo voluto vivere tra noi.

Oggi inizia un altro conteggio, sicuramente non serrato come quello precedente, ma che ci vede impegnati a monitorare attentamente il rispetto degli accordi e a cogliere e stimolare tutte le opportunità che si manifesteranno.

Stamani, accompagnati dal solito freddo birbone (almeno miracolosamente senza vento) i Tempi Indeterminati sono tornati a lavorare: non entravano in fabbrica dal 23 Dicembre, da quando si sono salutati augurandosi buone feste e “ci vediamo il 14 Gennaio”… senza sapere che parte di quelle feste le avrebbero trascorse insieme, al Presidio. Per vedere concretamente i risultati dell’accordo, la tutela del lavoro e del non lavoro, aspettiamo l’ingresso degli stagionali, garantiti contrattualmente per l’intera durata del piano industriale (5 anni + 5), con le garanzie salariali aggiuntive nel 2022 e 2023 di cui abbiamo già detto.

Stamani, vedere le operaie e gli operai che rientravano in quel capannone, ci ha dato il senso della battaglia che abbiamo condotto, tutti insieme.

Stasera chi ha potuto, si è trovato alla Fabbrica per il Lòm a Merz: tradizione Romagnola e contadina per illuminare il mese che avrebbe portato la primavera. Per gli antichi la primavera significava liberarsi dal gelo dell’inverno (anche se S. Adriano per noi è senza speranza) e riscoprire la speranza di avere una buona annata.

Lòm a Merz alla #fabbricadeimarroni, oggi, primo giorno di una nuova avventura, assume un significato più che attuale.

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