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Napoli: mobilitazione permanente per la Whirlpool

Teresa Noce by Teresa Noce
Settembre 1, 2021
in Resistenza n. 9/2021
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Aggiornamenti di metà agosto. Il tavolo ministeriale del 23 giugno era stato convocato con l’obiettivo di discutere la salvaguardia dell’attività produttiva e dell’occupazione. In contemporanea i lavoratori di tutte le aziende Whirlpool sul territorio nazionale hanno scioperato per otto ore.

Il 30 giugno l’azienda ha confermato la cessazione attività e l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo. Si vociferava che il governo dovesse presentare una proposta diversa da quella di Whirlpool, ma nulla di fatto.

Il 1° luglio i sindacati hanno confermato lo stato di agitazione permanente.

Nei giorni seguenti ci sono stati blocchi stradali, l’occupazione dei binari ferroviari, dell’aeroporto e del porto, l’irruzione al Maschio Angioino, la conquista del tetto simbolo della città e della sua Amministrazione e altre manifestazioni. Continua il presidio permanente dello stabilimento di Via Argine e un nuovo sciopero generale di gruppo si è svolto il 22 luglio, come quello del mese precedente con relativa manifestazione nazionale a Roma e picchetti in tutti gli altri stabilimenti Whirlpool in Italia.

È l’azienda ora a chiedere ai sindacati il confronto tra le parti, è l’azienda ora a inseguire gli operai. La linea operaia è chiara: mobilitazione a oltranza, senza tregua, fino al ritiro dei licenziamenti.

Il 14 luglio scorso la rabbia e la protesta operaia è arrivata davanti a Draghi, in visita al carcere di Santa Maria Capua Vetere insieme alla ministra della giustizia Cartabia.

L’incontro tra il premier e gli operai è stato schermato da un imponente schieramento di polizia che ha respinto gli operai e li ha contenuti. Per il governo questo è il primo faccia a faccia con un pezzo di paese che nel giro di un solo mese si è visto rovesciare addosso centinaia di licenziamenti: Whirlpool, Gianetti Ruote, GKN, Timken, Rotork Gears, ecc. Vicende diverse, ma accomunate da problematiche che convergono e che sono esplose.

Ora si aprono contraddizioni anche dentro al governo. Draghi resta muto. Il PD riscopre strumentalmente gli operai: il vicesegretario Provenzano dice che “non si possono accettare licenziamenti quando sono previsti ammortizzatori per accompagnare il rilancio del sito”, in riferimento al rifiuto dell’azienda di usufruire delle 13 settimane aggiuntive di Cassa integrazione in cambio dell’impegno a non licenziare.

L’esponente del M5S Todde, viceministro dello Sviluppo Economico, lancia proclami: “Non mollo io e non mollano i lavoratori” dice, annunciando entro fine agosto un piano di riconversione industriale che punterebbe alla mobilità sostenibile, per ora ancora in linea con le finte ipotesi di reindustrializzazione degli ultimi due anni e mezzo.

A luglio la Camera dei Deputati, su iniziativa di Sinistra Italiana, ha votato all’unanimità a favore della mozione per il rilancio del sito Whirlpool di Napoli che impegna “a ricercare, valutare e sostenere comunque, per quanto di competenza, ogni ulteriore progetto industriale per l’eventuale rigenerazione economica e produttiva dello stabilimento, coniugando crescita nazionale e coesione territoriale con l’obiettivo di salvaguardare il sito produttivo e mantenere i livelli occupazionali, individuando una soluzione solida e credibile che valorizzi le professionalità e le competenze delle lavoratrici e dei lavoratori e garantendo un lavoro dignitoso per tutti con rinnovate tutele contrattuali”.

I sindacati, intanto, sembrano aver cambiato registro in questa fase. Spostano l’accento dalla vertenza in sé al tema della più complessiva politica industriale, di come ripartire e agganciare l’ipotetica ripresa del paese con il PNRR, non considerando che il sistema è alla frutta. Dopo 26 mesi di tavoli al MiSE, la scelta aziendale di non usufruire delle nuove settimane di Cassa integrazione pagate dallo Stato, quindi “a costo zero” per l’azienda, non solo danneggia gli operai, ma contemporaneamente restringe lo spazio e il tempo a disposizione del governo per presentare un “piano B”. Resta a monte l’impegno sottoscritto e disatteso da Whirlpool fin dal 2018 che ormai, di fatto, crea un precedente anche giuridico in materia di lavoro: gli accordi siglati tra le parti possono evidentemente essere stralciati unilateralmente senza conseguenze, né penali.

Gli operai, a ogni modo, hanno fatto irruzione in tutte le piazze e sui palchi della campagna elettorale in corso per le amministrative, con eccezione per quello della Clemente (candidata PaP e altri) che è stata ospitata allo stabilimento. Contestati duramente Manfredi (PD-M5S) e Maresca (FI-FdI-Lega). La pressione sulle istituzioni e l’irruzione alla riunione del Consiglio regionale hanno imposto alla Regione Campania, per bocca di Ciarambino (M5S), che ormai sostiene il Presidente De Luca (PD), la dichiarazione che i “famosi” 20 milioni di euro disponibili per il rilancio dello stabilimento potrebbero essere finalizzati al “piano Todde”.

Per ora restano promesse, rassicurazioni, impegni a parole. Gli operai non si fidano e tengono alta la guardia nonostante la stanchezza, mantenendo la linea della “mobilitazione diffusa e ordinaria” e il presidio a rotazione con turni da 20-30 operai in pieno agosto.

Gli annunciati fermi produttivi in Electrolux a Forlì, nonostante il boom di vendite, nel frattempo rilanciano la necessità e la possibilità di promuovere una mobilitazione unitaria dell’intero settore degli elettrodomestici, che ancora non ha preso piede. Uno sviluppo importante è però l’apertura del rapporto con i lavoratori GKN. Dopo la partecipazione alla manifestazione del 24 luglio a Firenze e i contatti diretti, si fa strada l’ipotesi di una mobilitazione a Napoli, agli inizi di settembre, al grido “Insorgiamo!”

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