I fatti. Nel pomeriggio del 30 giugno, la segretaria della sezione del VCO del nostro partito è stata fermata sotto casa da una volante della polizia locale, perché nel tragitto di ritorno sarebbe stata coinvolta in un fantomatico incidente con una altrettanto fantomatica auto rossa. La prova di questa montatura sarebbe stata la presenza di un graffio rosso sulla sua auto. Tuttavia il pretesto con cui è stata fermata la compagna è presto “svelato” dagli stessi vigili: dopo aver eseguito una perquisizione del tutto arbitraria e illegale all’auto e trovato una bomboletta spray, le chiedono di seguirli al comando di Gravellona Toce di via Corridoni (Vb) per “accertamenti”. Inizia al comando un vero e proprio interrogatorio. Siccome non hanno mai voluto dire alla compagna i motivi di questo vero e proprio fermo, immaginiamo che il “crimine” sia la copertura di alcune scritte, comparse in zona, inneggianti al fascismo.

Fatti come questo non vanno lasciati passare sotto traccia: cancellare una scritta fascista è una atto di civiltà, soprattutto in un comune che è stato teatro di una delle più famose battaglie della Resistenza e dell’eccidio dell’Alpe Grandi in cui furono trucidati sei giovani valorosi partigiani.

Se vivessimo realmente in una Repubblica fondata sui valori della Resistenza le scritte fasciste avrebbero dovuto cancellarle proprio gli stessi zelanti vigili urbani. Vogliamo ricordare che proprio durante il fascismo il corpo dei vigili urbani fu soppresso. La perquisizione dell’auto senza mandato, il tentativo di intimidazione sono un chiaro abuso.

Ma che cosa ha fatto la sezione per meritarsi tutte queste “attenzioni”? Si è mobilitata per il diritto alla salute, per il diritto all’istruzione, per i diritti dei lavoratori, la sicurezza sui posti di lavoro, contro lo sblocco degli sfratti e dei licenziamenti, contro la guerra dei sionisti in Palestina.

Ecco il vero motivo delle attenzioni delle forze dell’ordine!

Vengono spesi tempo e denaro per far seguire, intercettare, intimidire chi si mobilita, invece di spenderli per la sicurezza nei luoghi di lavoro e nei territori. Sono molti infatti i vigili urbani che durante la pandemia si sono ammalati, sono morti o che per le condizioni di lavoro si sono tolti la vita.

I vigili urbani seguano e sostengano piuttosto l’esempio degli operai di Verbania che hanno denunciato la mancanza di sicurezza durante la pandemia, non si prestino ad operazioni repressive nei confronti di chi è in prima linea a sostenere le masse popolari e i lavoratori del nostro paese.

Il corpo municipale non nasce per essere dei novelli Rambo come dice Giancarlo Chemello, segretario del sindacato CSA o per essere emule di alcuni personaggi di qualche serie televisiva poliziesca stile “CSI-scena del crimine”, ma nasce per supportare e stare al fianco del cittadino regolamentando la vita comunitaria.

Lintimidazione delle Forze dell’Ordine verso chi si mobilita per i diritti delle masse popolari non è un caso isolato.

Non è un caso isolato in VCO, dove poco tempo fa sono state comminate multe per le manifestazioni di VCOinmovimento per aver violato le leggi liberticide del governo, così come sono state comminate ai commercianti che erano costretti a scegliere tra morire di fame o di Covid. Come se il problema della gestione criminale della pandemia, delle migliaia di morti fosse dei lavoratori e delle masse popolari che si organizzano anziché delle classi dirigenti.

Il clima intimidatorio e repressivo si è ulteriormente cementato con l’installazione del governo Draghi: l’iscrizione al registro degli indagati per “associazione a delinquere” del compagno Edoardo Sorge del Si Cobas, l’inizio del processo a carico di Nicoletta Dosio del movimento NO TAV accusata di 200 evasioni sono solo gli ultimi due casi emblematici di questo clima che, inoltre, fomenta la guerra tra poveri. L’uccisione di Adil al picchetto davanti alla LIDL di Biandrate (NO), i tentativi di forzare con i furgoni i picchetti organizzati dal Si Cobas fuori dalla Miliardo Yida a Pontecurone (AL) e alla BRT di Campogalliano (BO), le squadracce di bodyguard della SKP assoldati dalla FedEx che hanno aizzato crumiri e colpito i lavoratori in picchetto a Tavazzano di Lodi.

La realtà è che i padroni stanno facendo la guerra alle masse popolari, per eliminare le misure di civiltà e benessere conquistate con la Resistenza antifascista e le lotte degli anni ‘70 che ostacolano i loro profitti. Draghi è stato messo lì apposta per portare avanti questa guerra: è il loro uomo.

Di fronte a questa situazione è necessario:

– non farsi intimidire dalla repressione, ma continuare e allargare le lotte e mobilitazioni che si stanno portando avanti e che la repressione punta a disgregare;

– denunciare a gran voce gli abusi e soprusi che vengono commessi dalle forze dell’ordine facendo nomi e cognomi degli agenti che commettono abusi e chiamando alla più ampia solidarietà;

– solidarizzare con i colpiti dalla repressione, perché essa punta a dividere (tra buoni e cattivi, violenti e non violenti etc) ed isolare chi porta avanti una lotta giusta;

– costruire momenti di confronto e formazione su come lottare contro la repressione.

Esortiamo il sindaco di Gravellona Toce, Gianni Morandi, noto per il suo essere antifascista e democratico, a vigilare sul corretto espletamento delle funzioni del corpo di polizia municipale di Gravellona Toce, utilizzando tutti i poteri che gli sono conferiti e prendendo misure necessarie contro chi commette abusi e soprusi contro le masse popolari.

Per questo invitiamo i partiti, gli organismi, i singoli che si dichiarano comunisti e antifascisti, i circoli ARCI e le case del popolo, gli eletti in consiglio comunale a esprimere pubblicamente solidarietà a Gaia e a partecipare alle nostre prossime iniziative sul territorio!

Noi stiamo con chi applica direttamente le parti progressiste della nostra Costituzione nata dalla Resistenza!

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