Domenica 12 giugno il Movimento NO TAV ha organizzato una Marcia Popolare che da Bussoleno si è conclusa a San Didero, sede dell’occupazione e del presidio permanente nel vecchio autoporto. Tra le circa 20.000 persone che vi hanno preso parte erano presenti anche sindaci e tecnici NO TAV oltre ai giovani del Friday for Future, uniti col Movimento contro il disastro ambientale messo in atto da Telt e dalla macchina speculativa che ruota attorno alla costruzione del TAV e delle grandi opere.

Nel bel mezzo dell’emergenza sanitaria infatti, nella quale continuiamo ad assistere allo sgretolamento della sanità pubblica, allo smantellamento del sistema scolastico e del welfare, il Governo Draghi e gli speculatori affaristi di cui si fa garante ha dirottato i fondi europei destinati alle ferrovie per la costruzione di un nuovo autoporto a San Direro. Il che significa di fatto finanziare la distruzione dell’unico polmone verde della Media Valsusa per implementare il trasporto su gomma perpetrando l’opera di devastazione ambientale ai danni della salute di chi quei territori li vive.

Alla Marcia Popolare è stata letta una lettera di Dana Lauriola, ancora agli arresti domiciliari, e sono state ricordate tutte le compagne e i compagni sottoposti a misure restrittive, colpevoli di aver lottato in prima linea per garantire un futuro ai valsusini e alle masse popolari di tutto il paese.

Non solo, domenica era presente ed è intervenuta pubblicamente anche Eddi Marcucci, compagna NO TAV sottoposta a Sorveglianza Speciale dal Tribunale di Torino, che ha rivendicato la violazione delle misure restrittive cui è sottoposta perchè militante NO TAV e come lavoratrice precaria in lotta per un futuro dignitoso, ritenuta pericolosa anche per essersi unita nel 2017 alle Ypj in Rojava.

La violazione delle misure repressive imposte dai tribunali borghesi come quella di Eddi, le manifestazioni organizzate nei dintorni del cantiere TAV e le azioni militanti contro le forze dell’ordine schierate per difendere i cantieri sono espressione di un principio d’azione che il Movimento No TAV ha fatto suo, quello per cui è legittimo ogni atto, forma e metodo di lotta che alimenta la mobilitazione contro il TAV, anche se illegale per la legge borghese. Un principio che si è rivelato linfa vitale per il Movimento, che si sarebbe estinto se si fosse fatto legare le mani dall’occupazione militare del territorio, dai divieti, dalle minacce e dagli ostacoli imposti dal nemico.

È questo il modus operandi che deve essere trasmesso alle organizzazioni operaie e popolari di tutto il paese: molte avanguardie di lotta oggi sono colpite dalla repressione in diverse forme e la classe dominante non si fa scrupoli ad utilizzare ogni mezzo per fermare la mobilitazione popolare. Reagire alla repressione rendendola un problema di ordine pubblico, violando sistematicamente le misure restrittive e lottando contro di esse, è un esempio particolarmente importante in un contesto che ha visto con l’insediamento di Draghi un crescente inasprimento della repressione contro i movimenti di lotta.

Lo abbiamo visto in occasione dell’occupazione dell’ex autoporto di San Direro, quando di notte migliaia di agenti hanno rastrellato il territorio per paura che i No Tav impedissero di chiudere il cantiere o quando le forze dell’ordine hanno lanciato lacrimogeni ad altezza uomo ferendo i manifestanti come è successo a Giovanna Saraceno, compagna NO TAV, che ha riportato numerose fratture al volto.

Ma lo abbiamo visto anche in altri contesti di lotta come durante la mobilitazione dei lavoratori Fedex iscritti al Si Cobas in picchetto davanti ai cancelli dello stabilimento di Lodi, che sono stati aggrediti da una squadraccia di mazzieri pagata dall’azienza e coperta dalla polizia che ha assistito all’aggressione senza muovere un dito.

Oppure ancora l’aggressione a suon di mattonate e pugni subita da un gruppo di lavoratori in presidio davanti alla Texprint di Prato, ad opera dei padroni dell’azienda.

Il governo Draghi per sopravvivere ha bisogno di ricorrere in maniera sempre più aperta e dispiegata alla repressione giudiziaria e poliziesca per colpire i promotori della resistenza e della mobilitazione popolare e per soffocare gli embrioni di organizzazioni operaie e popolari che possono diventare centri di mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari.

Ma in una situazione in cui la crisi generale avanza inesorabilmente alimentata dalla gestione criminale della pandemia, settori sempre più ampi delle masse popolari sono spinti ad organizzarsi e mobilitarsi e le misure che impone l’Europa non sono altro che benzina sul fuoco.

Il governo Draghi potrà anche avere una maggioranza parlamentare a sostenerlo (sempre più precaria e in continua contraddizione per via degli scontri interni), ma non avrà mai il consenso della classe operaia e delle masse popolari perchè il suo programma non può che prevedere misure lacrime e sangue per i lavoratori, precari, disoccupati, per gli studenti e giovani delle masse popolari.

È in questo panorama che la resistenza alla repressione, la lotta contro la repressione e la solidarietà proletaria sono decisive per lotta per impedire il consolidamento del governo Draghi e per alimentare l’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari.

Per impedire che il governo Draghi si consolidi è necessaria la costruzione di un fronte comune di lotta contro la repressione che non è data solo dalla necessità di difendersi dagli attacchi del nemico, ma è anche e soprattutto uno strumento per arrivare al consolidamento della rete delle organizzazioni operaie e popolari così che assumano un ruolo positivo per le masse popolari.

Ci sono tanti esempi, tra i quali l’ampia partecipazione di delegazioni di compagni provenienti da tutta Italia a sostenere la Marcia Popolare del Movimento NO TAV e a portare solidarietà ai militanti sottoposti a misure restrittive, colpiti dalla repressione che non abbandonano la lotta perchè hanno fiducia nella vittoria. È questo che gli permette di resistere alle manovre della classe dominante e guardare al futuro con prospettiva e in un’ottica di conquista.

Anche i lavoratori del Porto di Genova che da anni si mobilitano contro i traffici di armi, si sono mobilitati tentando di bloccare il transito di armamenti destinati alla guerra in Medio Oriente, aprendo la strada ai portuali di Livorno, Ravenna e Napoli.

Per discutere di questi temi, valorizzare la lotta del Movimento NO TAV e promuoverla come esempio di organizzazione popolare che ragiona in termini di sviluppo attraverso il protagonismo delle masse popolari contro la classe dominante abbiamo promosso due iniziative:

  • venerdì 18 giugno alle ore 18.00, presso Casa del Popolo Le Panche – Il Campino, via Caccini 13 a Firenze, in occasione della Festa della Riscossa Popolare della Federazione Toscana si terrà il dibattito “Recovery Fund e grandi opere: cosa sta succedendo in Val Susa?”
  • sabato 19 giugno alle ore 17.00, presso l’Ass. Culturale Casa Rossa di Spoleto, in occasione della giornata internazionale del rivoluzionario prigioniero (GIRP), si terrà il dibattito “Non si processa chi difende la Val Susa! Non si processa chi lotta contro gli abusi in divisa!”

Ad entrambe le iniziative sarà presente il compagno Alessandro Della Malva del Movimento NO TAV.

Solidarietà al Movimento NO TAV! Solidarietà a tutti i lavoratori in lotta colpiti dalla repressione!

Fare fronte comune, cacciare il governo Draghi e tutti i suoi Ministri!

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