A inizio aprile è stata diffusa la notizia della sospensione di due operai dell’ex Ilva di Taranto da parte di ArcelorMittal accusati di aver denigrato l’azienda in seguito alla condivisione su Facebook di un post che invitava a vedere la fiction di Canale 5 “Svegliati amore mio”. La serie tv narra dei danni ambientali provocati da un’acciaieria e racconta la malattia di una bambina affetta da leucemia. Una storia comune a quella di tante famiglie che vivono nei pressi di impianti siderurgici come quello di Taranto.

Il provvedimento disciplinare si è poi trasformato nel licenziamento per giusta causa notificato venerdì 9 aprile all’operaio Riccardo Cristello perché, secondo ArcelorMittal avrebbe usato espressioni eccedenti il diritto di critica e lesive per l’immagine e per la reputazione dell’azienda.

Sulla questione è intervenuto anche il segretario provinciale dell’USB Francesco Rizzo che prendendo posizione in solidarietà all’operaio licenziato per violazione dell’obbligo di fedeltà aziendale, ha annunciato uno sciopero a oltranza che partirà alle 7:00 di mercoledì 14 aprile.

Il potenziale danno all’immagine della società è solo il paravento con cui ArcelorMittal nasconde la vera ragione del licenziamento di Riccardo Cristello: ArcelorMittal ha provato a “colpirne uno per educarne cento”, ha stretto il bavaglio con cui i padroni ricattano gli operai che per la paura di perdere un lavoro già precario sono costretti a censurarsi e continuare a subire, con il resto delle masse popolari, il disastro ambientale provocato dai veleni della produzione.

Insomma ad una situazione già drammatica dal punto di vista ambientale e del lavoro, si aggiunge il ricatto contro le avanguardie di lotta che denunciano una situazione di emergenza, ricatto che viene attuato applicando una legge che va abolita perché utile solo a proteggere la speculazione e il potere dei padroni contro la classe operaia e le masse popolari.

L’obbligo di fedeltà aziendale infatti non si abolirà da solo né grazie al buon cuore di “qualcuno”. Nessuno dall’alto contrasterà le scorribande dei padroni che oggi non riescono più a nascondere la polvere sotto al tappeto e sono costretti a ricorrere alla repressione contro i lavoratori.

È necessario organizzarsi all’ex Ilva come in tutte le aziende siderurgiche del paese per rispedire l’attacco di ArcelorMittal al mittente! È possibile fare questo con la mobilitazione ma anche chiamando in causa tutti quegli esponenti politici e sindacali che si stanno schierando dalla parte di questi lavoratori e chiamando in causa i ministri del lavoro e dello sviluppo economico, come fatto da Gianluigi Paragone nei giorni scorsi (cicca QUI per guardare il video).

Per abolire l’obbligo di fedeltà aziendale oggi è indispensabile costruire una rete di solidarietà intorno a Riccardo Cristello, per pretenderne l’immediato reintegro e dimostrare così che ogni tentativo dei padroni di intimidire e ricattare gli operai più combattivi può diventare uno strumento di lotta contro una legge che legittima la sottomissione degli operai ai padroni.

Che gli operai siderurgici usino la Settimana Rossa (24 aprile – 2 maggio) come occasione di lotta e mobilitazione di tutto il settore e trasformino il 1° maggio in una giornata di solidarietà e di violazione dell’obbligo di fedeltà aziendale nella quale cominciare o continuare a denunciare le precarie condizioni di sicurezza in ogni stabilimento siderurgico, anche attraverso l’anonimato!

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