Serve un governo di illuminati per un piano vaccinale adeguato a coprire le esigenze di tutta la popolazione? Serve il “governo dei migliori” per assicurare la libertà vaccinale e avere accesso a quei vaccini che vengono prodotti secondo un piano pubblico, senza brevetti e quindi senza speculazioni di sorta (le speculazioni per cui in tanti oggi perfino dubitano dei vaccini in circolazione)?

Per mettere in campo le misure necessarie non serve un “governo dei migliori”, soprattutto considerando che “i migliori” sono i migliori per una classe specifica, quella dominante; tanto più se consideriamo di che migliori stiamo parlando vista la lista dei ministri: sono membri dei partiti, delle aziende e consorterie che hanno condotto l’Italia al punto in cui siamo! Serve invece un governo che sia deciso a mettere in pratica le tre misure sopra citate, che abbia la volontà di farlo, un governo d’emergenza popolare. Un governo che non si muova in base a ciò che i gruppi imperialisti USA, NATO, UE o Vaticano gli permettono di fare ma che agisce in rottura con questi per attuare quanto necessario e urgente per farla finita con la pandemia.

Serve un governo che possa farlo in base al legame con le masse popolari, dai gruppi operai alle brigate di solidarietà, passando per gli studenti e altri lavoratori in lotta e che faccia valere la sua forza proprio rafforzando e mobilitando questi.

Quello che un simile governo può fare da domani non è un’utopia, ma una questione concreta. Il campo dei vaccini, del loro reperimento, della produzione e distribuzione secondo un piano vaccinale adeguato è una cosa praticabile da subito da un simile governo.

Rifornimento e brevetti. Allo stato attuale la fornitura di vaccini è subordinata alla guerra fra bande che imperversa nell’ambito della produzione dei vaccini e alla guerra tra Stati per la corsa ad accaparrarsi dosi. I brevetti sui vaccini rendono le case farmaceutiche sovrane nel determinare capacità produttiva, politiche di distribuzione, condizioni e prezzi. Il risultato è che mancano i vaccini per tutti, mancano addirittura le dosi di richiamo. Ma i vaccini ci sono. Oltre a quelli già in commercio e a cui abbiamo accesso, c’è infatti Soberana, il vaccino sviluppato da Cuba, c’è il Corona Vac cinese, c’è lo Sputnik V prodotto in Russia. Quali vaccini l’Italia compra è una questione che ha ben poco a che vedere con la sanità, ma tutto con decisioni politiche; è una questione di sottomissione alle imposizioni degli imperialisti USA e europei. Un governo d’emergenza popolare può da subito agire su più fronti: per i rifornimenti stringere relazioni, fare accordi e stabilire collaborazioni con paesi che hanno dimostrato di saper gestire la pandemia e di avere un’industria biotecnologica d’avanguardia e una sanità pubblica slegata dalle logiche del profitto come Cuba. Può stringere accordi per avere il vaccino cubano, quello cinese e quello russo. Inoltre il vaccino cubano non ha brevetto: stringere relazioni con questo paese può significare quindi produrre le dosi necessarie nel nostro. E questa è solo una delle vie praticabili, perché un governo non sottomesso alle imposizioni del profitto e della guerra tra bande può prendere una decisione politica ed esigere la licenza dei vaccini dalle case farmaceutiche che lo hanno prodotto, facendo ricorso a una “licenza obbligatoria”. Per farlo deve solo applicare le norme di regolamentazione del commercio internazionale e della proprietà intellettuale che i gruppi imperialisti stessi sono stati costretti a darsi.

In particolare l’articolo 31 dell’accordo TRIPS (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights) dell’Organizzazione Mondiale del Commercio – introdotto nel 1994 a seguito del precedente creato da Mandela per la produzione di farmaci contro l’AIDS – che prevede, in caso di emergenza sanitaria, la possibilità da parte degli Stati membri di produrre direttamente farmaci salvavita scavalcando il brevetto.

Una produzione pianificata. Un governo legato alle organizzazioni operaie all’interno delle aziende, private o pubbliche, ai comitati sui territori e alle Brigate di solidarietà può produrre vaccini non in balia dell’anarchia del mercato ma secondo un piano di necessità della popolazione. Può farlo prima di tutto mobilitando queste a svolgere censimenti nelle aziende e nei quartieri per indicare quanti vaccini servono, quanti casi particolari ci sono e quali. In seconda battuta può farlo organizzando la produzione e assegnando alle aziende farmaceutiche esistenti il compito di produrre i vaccini oggi già sperimentati e facendole lavorare secondo un piano nazionale, come nella prima fase della pandemia il governo ha dimostrato, in embrione, di poter fare con la produzione dei dispositivi di protezione individuale (mascherine e altro). Organizzare la produzione in maniera conforme alle necessità della popolazione significa anche assegnare la produzione di vaccini a quelle aziende che oggi sono impegnate in produzioni nocive. In questo modo non solo la quantità di vaccini prodotti sarebbe adeguata alle esigenze, ma si chiuderebbero anche tutte quelle aziende che fanno prodotti non indispensabili. Oggi i padroni impongono di lavorare con i risultati che l’INAIL (Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) dice (vedi articolo Contagi sul lavoro, Il Fatto Quotidiano 18 febbraio 2021).

La distribuzione dei vaccini. Dotarsi di un piano di distribuzione e vaccinazione non è questione di governo Conte 2 o Draghi. Simili governi non possono avere un piano vaccinale per tutta la popolazione, non hanno potuto averlo nemmeno per la distribuzione delle mascherine! Un governo d’emergenza popolare può dotarsi di un piano vaccinale efficace partendo dall’assunzione all’interno del SSN di tutto il personale sanitario necessario (è evidente che i soldi ci sono!) e promuovendo la costruzione di reti territoriali tra personale sanitario, organizzazioni di azienda e di quartiere e Brigate sanitarie per organizzare le campagne di vaccinazione e promuovere l’educazione sanitaria. Sono proprio le Brigate sanitarie che un governo simile può rafforzare e mobilitare per farle funzionare da cinghia di trasmissione con il personale sanitario; impiegando chi oggi si sta già facendo carico della gestione sanitaria con un lavoro riconosciuto e retribuito (già da domani il Reddito di Cittadinanza può essere impiegato a questo fine!). Per far marciare questo piano inoltre un governo di emergenza popolare può rimuovere tutti i dirigenti e funzionari di enti preposti, come ad esempio l’AIFA (Agenzia italiana del farmaco) o i vari uffici del Ministero della salute, che si mettono di traverso e provano ad impedire e boicottare la campagna vaccinale, nominando commissari che vantano la fiducia delle organizzazioni operaie e popolari per adottare le misure da esse indicate.

Se governo d’emergenza deve essere, quindi, che sia un governo d’emergenza popolare che applichi da subito tutte le misure di cui le masse popolari hanno bisogno. Per costituirlo non servono super tecnici e super speculatori. Servono invece quei personaggi e esponenti che già oggi stanno lavorando con le masse popolari e le stanno supportando. Servono tecnici e ministri si, ma che siano come Gino Strada, come quegli esponenti politici e sindacali che promuovono ispezioni popolari nelle aziende, che promuovono leggi come quella di abolizione del vincolo di fedeltà aziendale. Come tutti quegli eletti o esponenti politici e sindacali che già da oggi sostengono i lavoratori e le masse popolari mettendo loro a disposizione il proprio ruolo, che sono disponibili ad applicare simili misure e a rompere nettamente con il governo Draghi e la sua cricca. Imporre questi ministri è compito delle masse popolari. Con il sabotaggio del tentativo di golpe bianco (Mattarella) del 2018 hanno avuto in embrione dimostrazione che quello che succede fuori dai palazzi ha effetto dentro i palazzi, che possono far ingoiare il governo che vogliono se perseguono quella strada.

I lavoratori e le masse popolari hanno il compito di rendere ingovernabile il paese a Draghi e all’accozzaglia di partiti che lo sostiene. Hanno il compito di verificare e indicare direttamente quali sono gli esponenti che devono comporre un governo di emergenza.

10, 100, 1000 mobilitazioni per imporre dal basso un nuovo sistema di governo basato sulla realizzazione delle principali rivendicazioni della classe operaia e delle masse popolari!

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