Firenze, 15.02.2021

Il 24 febbraio si terrà, in modalità online, un’assemblea con la presidentessa nazionale di ARCI Roberta Chiavacci, il presidente provinciale di Firenze Jacopo Forconi e presidenti e consiglieri di circoli, case del popolo e associazioni affiliate, per discutere della disastrosa situazione a un anno dalle chiusure per il COVID.

Infatti, i circoli sono chiusi praticamente da allora e sono quindi impossibilitati a svolgere le attività economiche che li tenevano in piedi e per cui potevano svolgere le attività sociali e ricreative facendo fronte alle tante tasse con cui sono vessati al pari di commercianti, lavoratori autonomi e partite IVA Secondo quanto detto più volte da ARCI un circolo su tre rischia di non riaprire perché, a fronte di entrate ridotte praticamente a zero (l’asporto è del tutto secondario), le tasse e le altre gabelle continuano ad arrivare e il Parlamento ha bocciato ogni richiesta di ristori.

Questa è la realtà dei fatti: questi sono i risultati concreti di mozioni, interpellanze e interrogazioni alla Regione e al Parlamento con cui il PD si riempie la bocca cercando di tenere buona la propria base degli iscritti; questa linea sta portando di fatto alla tomba esperienze mutualistiche e di aggregazione dalla storia ultrasecolare, sopravvissute al fascismo e alla guerra ma che rischiano di non farcela contro la gestione scellerata della pandemia che si aggiunge ai danni provocati dalla riforma del terzo settore voluta da Renzi, che equipara questi organismi sempre più a strutture commerciali, snaturandole e ponendole su un piano di concorrenza irricevibile.

Come Partito dei CARC esprimiamo la nostra incondizionata solidarietà a tutti i frequentatori e attivisti dei circoli, ai tesserati e sostenitori che possono toccare con mano la scarsa efficacia di quanto messo in campo fino ad oggi e non intendono arrendersi alla chiusura di spazi che, spesso e volentieri, hanno contribuito a rendere vivi con tempo, soldi ed energie, tirandoli fuori da situazioni di degrado che nelle principali città non sono certo infrequenti.

Per questo diciamo che la riunione del 24 febbraio dovrebbe essere accessibile a tutti i soci che vorranno seguirla per capire meglio il quadro, deve essere aperta ai loro contributi e suggerimenti che possono essere utili ad uscire da questa situazione!

Per noi la prima parola d’ordine da portare al governo Draghi con una protesta che deve essere più visibile, partecipata e dispiegata possibile deve essere “a zero entrate devono corrispondere zero uscite”.

Serve quindi l’azzeramento di tutte le tasse (dall’IMU all’IRES) per il periodo di emergenza COVID e a maggior ragione in mancanza di rimborsi di alcun tipo, anche perché già la semplice manutenzione ordinaria delle strutture è un costo che viene sopportato senza, appunto, avere incassi economici.

Che Draghi e i suoi sostenitori dimostrassero se e quanta sensibilità hanno verso queste realtà che sostengono e promuovono la coesione, l’aggregazione e la socialità delle masse popolari!

Altri passi concreti da fare sono dei volantinaggi, quartiere per quartiere, con i quali sensibilizzare le masse popolari sulla grave situazione dei circoli e invitarle a unirsi alla battaglia per la riapertura in sicurezza (peraltro già ampiamente predisposta questa estate con costi non indifferenti da parte dei gestori), a cominciare dalle attività sociali che li contraddistinguono da sempre: se si può andare al centro commerciale o in fabbrica, se il Parlamento continua ad essere affollato, si possono usare le aule studio dei circoli, farci ginnastica dolce, far giocare i bimbi nei giardini e nei saloni, fare due chiacchiere (a distanza…) o leggere un giornale!

È necessario mobilitarsi maggiormente per imporre al governo Draghi, alla Regione e ai Comuni tutte le misure economiche e politiche che sono necessarie per la riapertura e la rinascita di spazi di aggregazione e socialità fondamentali, di presidi territoriali contro il degrado dei quartieri. Le striscionate e i video su FB vanno bene ma evidentemente non bastano, è necessario fare passi ulteriori e coinvolgere i lavoratori delle stese Case del Popolo (ce ne sono 16mila a rischio solo in Toscana), gli studenti, le famiglie per costruire un fronte più ampio possibile per salvare le nostre Case del Popolo!

ARCI, se vuole avere ancora il riconoscimento dei suoi iscritti e anche continuare a esistere – se chiudono circoli e case del popolo ciò non ha più molto senso – può e deve mettersi alla testa di questa lotta e fare ciò che non ha fatto in tutti questi mesi e cioè portare tesserati, simpatizzanti, cittadini e lavoratori in piazza, sotto i palazzi delle istituzioni di ogni livello e pretendere il riconoscimento adeguato a chi si impegna ogni giorno investendo il tempo libero e spesso i propri soldi per portare avanti il lascito e l’eredità dei nostri nonni e i nostri genitori. Questo è necessario per impedire un colpo micidiale alla socialità e all’aggregazione delle masse popolari che, tra l’altro, sarebbe il sogno compiuto di ogni reazionario e fascista!

La Federazione Toscana del P.CARC

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