Estratti dal Comunicato della Direzione Nazionale del P.CARC “Processo a Vigilanza Democratica: confermata la condanna a Rosalba” del 13.01.21.

“Il 12 gennaio la Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da Rosalba Romano contro la condanna per diffamazione dell’ex celerino del VII Reparto mobile di Bologna Vladimiro Rulli.
Quando Rosalba ha presentato il ricorso in Cassazione avevamo ben chiaro che ciò fosse funzionale a continuare la battaglia politica usando tutti gli strumenti a disposizione; non era un “affidarsi” ai tribunali borghesi affinché riconoscessero la sua “innocenza”. E così è stato. La Corte Suprema ha ratificato e legittimato gli arbitrii giudiziari che hanno contraddistinto tutto il processo a Vigilanza Democratica. Stavolta però la giustizia borghese ha indossato l’abito “più presentabile”, ha chiamato un giudice “democratico” e apparentemente super partes per dare maggiore legittimità a una sentenza che invece è una porcata.
Il presidente della V Sezione Penale della Cassazione è Gerardo Sabeone, giudice noto alle cronache per la sua opera “a difesa e tutela” dell’articolo 21 della Costituzione che sancisce la libertà di espressione. Tra le varie sentenze da lui emesse sul tema, una di esse viene definita persino “storica” dalla stampa borghese. Quale figura più imparziale di lui per giudicare Rosalba che, in tutti questi anni, ha rivendicato il diritto al dissenso e alla controinformazione?
Non solo. Gerardo Sabeone, è anche uno dei giudici che ha confermato in Cassazione le condanne contro i poliziotti del G8 di Genova, quindi, almeno in apparenza, il magistrato giusto al posto giusto nel processo a Vigilanza Democratica.

Le sentenze di condanna precedenti emesse dal Tribunale di Milano contro Rosalba avevano dimostrato ampiamente il carattere politico del processo: una rappresaglia tesa a colpire duramente chi, nell’ambito della lotta contro gli abusi in divisa, ha sempre cercato di andare oltre la narrazione giornalistica e “buonista” della singola mela marcia (della scheggia impazzita all’interno del corpo sano) chiamando in causa e mettendo in discussione la catena di comando, l’addestramento in senso “eversivo” che alcuni reparti ricevono, le coperture e l’impunità di cui godono corpi speciali, come il famigerato VII Reparto mobile di Bologna in virtù della commistione e del mercimonio tra potere politico e giudiziario.
Le forzature evidenti compiute dai giudici di Milano avevano dimostrato ampiamente che la posta in gioco era ben differente da ciò che veniva discusso in aula e che il poliziotto Rulli era solo la pedina di un gioco manovrato da altri.
A Sabeone, allora, il compito di “riequilibrare la situazione”, a fronte anche del polverone alzato dalla campagna in solidarietà di Rosalba.

(…) Tuttavia la conferma della condanna per Rosalba non si racchiude nel comportamento di un singolo giudice. Sabeone è solo il perfetto interprete della democrazia borghese che vale per i ricchi ma non per le masse popolari. Tre gradi di giudizio hanno sancito che in questo paese le Forze dell’Ordine possono agire al di fuori della legge, tre sentenze “nel nome del popolo italiano” hanno coperto chi agisce impunemente contro “il popolo italiano”.

(…) Se con la marchetta della Cassazione al Tribunale di Milano, al SAP, a Tonelli, alla Lega e a Salvini si chiude l’iter giudiziario di Rosalba, rimane aperta la questione politica e anzi si allarga.
Rimane aperta la questione della trasparenza nelle catene di comando, dell’introduzione di un vero reato di tortura nel codice penale, rimane aperta la questione del codice identificativo per le Forze dell’Ordine e la lotta contro abusi e omicidi di Stato.
Si allarga la questione di sostituire le attuali istituzioni borghesi corrotte, marce, eversive con nuove istituzioni che basano la loro opera e la loro azione sull’affermazione dei diritti e degli interessi delle masse popolari. Non è un problema di quale forza politica governa il paese, è una questione di qual è la forza che muove il paese.
Le autorità e le istituzioni della classe dominante si comportano come una forza occupante che poggia la sua esistenza sull’oppressione della popolazione, sullo smantellamento dell’apparato produttivo, sulla speculazione e il saccheggio e che ha, sempre più, nella repressione l’unica risposta ai problemi posti dalla crisi che avanza. Da mille parti emerge l’esigenza per milioni di persone di liberarsene e avviare un corso nuovo”.

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