Milano: lavoratrici degli hotel in lotta

La situazione degli hotel milanesi è al centro di una vertenza di proporzioni cittadine. Dopo anni di ingenti profitti accumulati ricorrendo al lavoro precario, i padroni ora mettono in CIG quei lavoratori che un impiego erano riusciti a mantenerlo nonostante tutto.
Sui lavoratori dell’intero settore e soprattutto su quelli in carico ad aziende che spariscono o cambiano nome dall’oggi al domani, incombe la spada di Damocle della fine del blocco dei licenziamenti.
Questa situazione ha portato alla nascita del Coordinamento delle lavoratrici e dei lavoratori del turismo e degli hotel inquadrati nei sindacati Flaica-CUB, SI Cobas e Sial Cobas. Ne fanno parte esponenti di diverse lotte particolari che hanno tutte il comune denominatore della precarietà, dei cambi di appalto, dei truffaldini cambi di ragione sociale delle aziende grazie a cui ogni forma di tutela e diritto viene aggirata.
Il Coordinamento ha scritto una lettera aperta alla Regione Lombardia, al Comune di Milano, alla Prefettura, all’Ispettorato del Lavoro e all’INPS, promuovendo poi un presidio sotto la Prefettura il 15 gennaio scorso, per consegnare la lettera direttamente al Prefetto e chiedergli di attivarsi sulla questione.
Il Prefetto ha promesso di aprire un tavolo istituzionale a cui convocare i lavoratori e le aziende coinvolte che si mascherano dietro il meccanismo degli appalti e dei subappalti per sfuggire alle loro responsabilità. Se il tavolo non verrà convocato in tempi brevi i lavoratori sono pronti a presidiare nuovamente la Prefettura.

Torino: nessuna sicurezza in FCA
Dal rapporto della Sezione di Torino del P.CARC

(…) Ci siamo fatti trovare ai cancelli della porta 33 al cambio turno della mattina, a sostenere gli operai relegati a produrre mascherine pur di lavorare, a parlare e incontrare i nostri collaboratori all’interno dello stabilimento e a raccogliere le impressioni di chi, ogni mattina, si alza per andare a lavorare in una fabbrica dove la sicurezza sul lavoro è un miraggio. 
Infatti sono gravi le mancanze in termini di prevenzione e protezione degli operai alle macchine e altrove. 
Il ricambio d’aria nei capannoni non è garantito perché le finestre non possono essere aperte, la distanza di sicurezza tanto meno.
Si vengono a creare assembramenti negli spogliatoi, nelle mense e alle macchine dove gli operai devono lavorare in tre e difficilmente si riesce a stare ad almeno un metro di distanza.
I servizi igenici per le operaie sono da considerarsi a malapena “servizi”, sicuramente non igienici dato che per tutte le operaie è disponibile solo un bagno. Sono quindi frequenti le code per il bagno e del tutto sporadica la sua sanificazione.
Appena arrivati ci è stato detto da alcuni operai che la mattina stessa era entrata in fabbrica una troupe televisiva con l’obiettivo di fare un servizio aggiuntivo sulla situazione portata alla ribalta dal servizio di Report. Ma gli Agnelli-Elkann e i loro maggiordomi non si sono fatti cogliere alla sprovvista e da buoni padroni, come succede quotidianamente in tutte le fabbriche quando arrivano visite esterne, hanno prontamente indirizzato centinaia di operai, che solitamente lavorano in Via Biscaretti, in altri stabilimenti FCA di Mirafiori.
La porta 33 e l’officina 63 sono da anni diventate, prima il “reparto confino” dell’azienda dove relegare tutti le avanguardie di lotta e “ribelli”, poi il “lazzaretto” di FCA Mirafiori dove di fatto sono stati inviati tutti quei lavoratori con disabilità fisiche o mentali che non possono soddisfare gli standard aziendali del WCM (world class manufacturing che si traduce in “completa saturazione del lavoro”). Ci siamo resi conto e ci è poi stato confermato dagli stessi operai del primo turno, che la gran parte dei lavoratori con disabilità grave erano proprio quelli prontamente trasferiti altrove.

Ai cancelli abbiamo parlato con numerosi operai e la risposta è stata univoca: le mascherine “triplo strato” che, da inizio inverno, vengono prodotte in Via Biscaretti sono di pessima qualità, odorano di solvente e colla, soprattutto quelle destinate agli studenti e ai bambini che sono di un formato più piccolo. 
La qualità è migliorata dai mesi scorsi – oseremo dire per “forza di cose” –, ma i primi lotti erano inutilizzabili e la maggioranza dei lavoratori, giustamente, si presenta a lavoro con mascherine che non sono quelle aziendali.
Dopo un’ora di utilizzo il materiale interno perde le sue caratteristiche iniziali e comincia a sfaldarsi, senza rompersi, ma lasciando che le fibre del materiale interno entrino a contatto con bocca e naso divenendo, al contempo, antigieniche e fastidiose. La questione è che queste mascherine vengono prodotte con i soldi statali. Gli Agnelli-Elkann, dopo i 6,3 miliardi di euro che hanno ricevuto la scorsa estate, adesso stanno ricevendo altri soldi dallo Stato – soldi nostri quindi – per produrre queste “mascherine” e rimpinguare le loro tasche già stracolme, pronti, al contempo, a delegare in toto la produzione a “Stellantis” e a condannare alla morte lenta gli stabilimenti in Italia.

Pisa: un nuovo contratto per la vigilanza privata
Nota dalla sezione di Pisa del P.CARC

Chiediamo assunzioni immediate a tempo indeterminato per tutti i lavoratori della vigilanza privata non armata degli ospedali Cisanello e Santa Chiara di Pisa, ai quali scadranno i contratti a dicembre/gennaio e che ad oggi non hanno ancora ricevuto nessuna comunicazione da parte dell’azienda. In questa fase di emergenza sanitaria e di aggravamento della crisi economica che sta attraversando il paese, nessun lavoratore deve essere mandato a casa! I mancati rinnovi sarebbero veri e propri licenziamenti! Vogliamo:

– paghe dignitose e non paghe misere che vanno al di sotto del minimo contrattuale (3,80 euro l’ora) e della soglia di povertà (in aperta violazione dell’art.36 della Costituzione che assicura la tutela salariale anche a questi specifici settori lavorativi): come lavoratori abbiamo diritto a una retribuzione adeguata e a una vita dignitosa;
– sicurezza sul luogo di lavoro per noi e anche per tutti i lavoratori che nelle strutture sanitarie, da marzo 2020, combattono in prima linea contro il Covid-19 con dispositivi di sicurezza individuali insufficienti o inadeguati.
Come lavoratori a diretto contatto con l’utenza e quindi a rischio di contagio, abbiamo diritto anche noi ai dispositivi di prevenzione sanitaria (test seriologici e tamponi, formazione, eccetera) utili a tutelare la nostra salute;
– turni di 8 ore con diritto alla pausa pranzo, e non di 12 ore consecutive che nuocciono alla salute e ledono la dignità di chi lavora. Ogni lavoratore ha il diritto costituzionale di rifiutare di lavorare per dodici ore senza rischiare per questo il posto di lavoro (minacce di licenziamento);
– buoni pasto per tutti i lavoratori della vigilanza non armata che lavorano dentro i padiglioni e dentro i parcheggi dell’ospedale Cisanello: come lavoratori operanti all’interno di strutture pubbliche, riteniamo di avere il diritto di accedere alla mensa dell’ospedale.
Organizziamoci e mobilitiamoci per attuare le vere misure che servono ai lavoratori e alla salute di tutti i cittadini.


Pisa: Regime da caserma nel call center
Intervista a un lavoratore

“All’interno dei call center vige un controllo ferreo. Il capo team/responsabile, benché non abbia condizioni contrattuali molto diverse dagli altri operatori, svolge un vero e proprio ruolo di caporalato e può mandare via, di punto in bianco, un operatore per sua iniziativa arbitraria, facendogli firmare le dimissioni o chiedendogli di non recarsi più a lavoro. La pena per chi “resiste” è un’operazione costante di “bossing”, ovvero di oppressione e abuso continui, perpetrati dai capireparto su mandato e richiesta del datore di lavoro con l’obiettivo di farti fuori. Più che un regime da caserma è una sorta di fascismo aziendale.”

Bologna: lavoratrici della Yoox in lotta

La Yoox è una multinazionale che gestisce vendite online di beni di lusso e alta moda. A dicembre 2019, a seguito del fallimento della cooperativa che gestiva l’appalto, la nuova azienda subentrante (Lis Group srl, società nata per l’occasione e nominata dal Consorzio CGS) ha imposto una drastica modifica dell’orario lavorativo, dando sei mesi alle operaie per adeguarsi ai nuovi orari, pena il licenziamento.
La Federazione Emilia Romagna ha raccolto un’intervista.
La lotta delle lavoratrici della Yoox e la loro combattività sono un esempio per tutti i lavoratori e le lavoratrici che non vogliono cedere ai ricatti padronali, per tutte le lavoratrici che non vogliono essere costrette a scegliere fra l’essere solo madri o madri economicamente indipendenti.
Per questo facciamo appello a tutte le organizzazioni di operai e di lavoratori, ai sindacati, a tutti gli organismi a schierarsi dalla parte delle lavoratrici e costruire un fronte ampio di solidarietà attorno a loro!
Come già hanno fatto, ad esempio, il Coordinamento migranti Bologna, il Crash, Non Una Di Meno e il Collettivo di fabbrica della GKN.
Sostenere ogni donna che si organizza sul posto di lavoro per imporre i propri diritti, i propri interessi, è una questione di classe e di lotta di classe.
Come mette bene in luce l’ultima lavoratrice intervistata, l’esperienza dei primi paesi socialisti dimostra chiaramente che solo in una società in cui sono i lavoratori a governare negli interessi della collettività la contraddizione tra lavoro e famiglia, le contraddizioni legate all’emancipazione della donna, possono essere affrontate a un livello superiore e con strumenti superiori. Ad esempio, con la costituzione di asili nido in ogni azienda e la strutturazione collettiva dei lavori domestici (mense, lavanderie di condominio ecc.), superando così lo “scarico di lavoro” tra uomo e donna.

 

Lottare per l’emancipazione della donna, per superare il ricatto e la schiavitù del doppio/triplo lavoro cui sono sottoposte le donne delle masse popolari, significa assumere un ruolo qui e ora nella lotta per costruire questo tipo di società. Significa seguire l’esempio delle lavoratrici della Yoox, lottare per tutte le misure che sono necessarie e che le lavoratrici e i lavoratori individuano in ogni azienda. Significa collegarsi con altri lavoratori e occuparsi anche di tutti quegli ambiti della società che la borghesia lascia andare in malora. Significa partecipare alla lotta di classe in corso per rafforzare ed estendere il potere delle masse popolari organizzate, per imporre un governo che faccia davvero gli interessi dei lavoratori, scegliendo e valutando sul campo i suoi esponenti. Significa, quindi, fare un passo ulteriore nella costruzione della rivoluzione socialista, unica cura al virus del capitalismo!

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