Repressione, violenze poliziesche e omicidi di stato

Allargare le crepe nel muro di protezione e omertà delle Forze dell’Ordine

Assoluzione per Rosalba Romano!

Il 12 gennaio 2021 avrà luogo il ricorso presso la Corte di Cassazione contro le due condanne (primo grado e appello)  contro la nostra compagna Rosalba Romano e l’opera di Vigilanza Democratica: fin dal principio, la battaglia per l’assoluzione della compagna è stata ambito di lotta per espandere la difesa e l’applicazione dei principi costituzionali (in particolare degli articoli 21 e 52 della Costituzione) e delle agibilità politiche e sindacali ottenute dalle masse popolari con la vittoria della Resistenza e per promuovere la trasparenza nelle catene di comando delle Forze dell’Ordine, sostenendo attivamente tutti coloro che hanno subito repressione e abusi di Polizia e contrastando la logica secondo cui “l’agente che sbaglia” è semplicemente una “mela marcia”.

Il contesto politico in cui l’udienza si volge è quello dei sommovimenti provocati dall’aggravamento della crisi generale  del capitalismo, in particolare dell’allargamento della frattura, quella che abbiamo definito breccia, tra le masse popolari e il sistema politico della classe dominante di cui le Larghe Intese sono espressione.

La breccia si allarga in ogni ambito della società, finanche tra gli apparati repressivi dello Stato borghese e a ciò ha concorso il M5S al governo del paese.

Ne sono espressione tanto le evoluzioni del caso dell’omicidio di Stefano Cucchi (la famiglia ha tenacemente combattuto per la verità e i sommovimenti ai vertici dello Stato ad opera, ad esempio, della Ministra Trenta hanno infine  aperto la breccia anche nel comando dei Carabinieri), quanto la promozione della legge sul whisteblowing (legge n. 179 del 2017) che tutela di dipendenti che denunciano speculazione e malaffare, questione ben presente nelle Forze dell’Ordine come dimostra, appunto, la lunga rappresaglia contro il carabiniere Riccardo Casamassima

Man mano che la crisi generale avanza e con essa si allarga la breccia fra masse popolari e istituzioni e autorità borghesi, anche i membri delle Forze dell’Ordine e dell’Esercito sono sempre più spinti dagli eventi a compiere una scelta di campo concreta (vedi la Lettera aperta di un Carabiniere in epoca di DPCM a Conte): sostenere e obbedire ai comandi, alle “alte sfere” e ai vertici che operano per affermare gli interessi della classe dominante, oppure sostenere i colleghi che non si sottomettono, che denunciano abusi e corruzione? Essere aguzzino (o complice degli aguzzini) delle masse popolari o sostenere chi si rifiuta di esserlo e promuovere la mobilitazione per epurare le Forze dell’Ordine e le Forze Armate dai sostenitori della mobilitazione reazionaria[1]?

Ha fatto bene – ed è un esempio – la Deputata Gessica Costanzo del M5S a chiedere conto in Parlamento dell’incarcerazione di Dana Lauriola del Movimento NO TAV! I Deputati e i Senatori che hanno a cuore i diritti democratici e la Costituzione devono moltiplicare le interrogazioni parlamentari, devono usare i loro poteri di ispezione per fare luce su quello che succede nelle carceri (come a Modena), per sostenere attivamente chi è colpito dalla violenza poliziesca e dalle leggi sempre più restrittive e autoritarie contro i movimenti popolari. 

La radice del problema è la mancata corrispondenza tra l’orientamento costituzionale sintetizzato nell’articolo 52 della Costituzione (“l’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”) e la realtà dei fatti. Questa contraddizione reale trae origine dalla regime politico del paese: la democrazia borghese ha come  obiettivo, al di là delle altisonanti formule di rito, la difesa degli interessi della classe dominante, la borghesia imperialista.

Infatti, la legalità borghese funziona solo contro le masse popolari (quando colpisce qualche esponente della classe dominante si tratta di un regolamento di conti tra interessi contrastanti e bande criminali concorrenti!) essendo strumento per la sottomissione delle masse popolari ai capitalisti. Da qui lo stuolo di lacchè, funzionari, servitori, tirapiedi e fedelissimi che vivono alla corte dei padroni e con cui ogni giorno le masse popolari hanno a che fare e che devono combattere. 

Un esempio vale più di mille parole: “giustizia per il massacro del G8?”.  Lo scorso autunno la notizia delle promozioni a vicequestore di Pietro Troiani e Salvatore Gava ovvero due poliziotti condannati in via definitiva per le loro responsabilità relative ai fatti della scuola Diaz a Genova durante il G8 del luglio 2001.

Le Forze dell’Ordine sono uno strumento della classe dominante e vengono conformate a questo obiettivo: i protagonisti diretti della violenza in divisa non sono che l’ultimo anello di una catena di comando che si nasconde nelle stanze buie, fin su alle alte sfere, fitte di omertà, guerre tra graduati e corpi e contraddistinta da uno spirito cameratesco antipopolare, antioperaio e anticomunista[2].

Il sequestro della caserma dei Carabinieri “Levante” di Piacenza, l’arresto di sei militari ivi in servizio e le indagini che arrivano fino al Comandante Provinciale sono ennesima conferma che non si può più parlare di “mele marce”, ma di un collaudato sistema antidemocratico dove ogni singolo cerca di “portare a casa la pelle” a scapito degli altri.

E non deve stupire nessuno il fatto che proprio quella Caserma dei Carabinieri sia stata portata ad esempio nella “gestione dell’ordine pubblico” quando ci fu da manganellare i lavoratori in sciopero, i manifestanti antifascisti e perseguitare i poveri in genere.

Nonostante tutto ciò, il dato oggettivo è che nessun ambito della società è esente dalla lotta di classe, nessuna istituzione borghese è granitica e impenetrabile: la breccia si allarga e produce crepe, sollecitazioni e sommovimenti trasversali anche nelle Forze dell’Ordine nel loro complesso.

“All’interno delle forze dell’ordine aumentano i segnali di insofferenza (esemplare l’episodio dei poliziotti che si sono tolti i caschi in segno di solidarietà con gli operai dell’ ex Ilva di Genova in corteo contro il licenziamento di tre loro compagni di lavoro e il Sindacato Appartenenti Polizia (SIAP) che ha preso posizione contro questi licenziamenti) e di protesta, come la denuncia del Sindacato Unitario Lavoratori Militari (SIULM) contro il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri” (da I quattro sviluppi più importanti per far avanzare la rivoluzione socialista in corso in La Voce 66 del (n) PCI).

Al di là quindi degli interessi particolari e dei, più o meno maldestri, tentativi di celare dietro una maschera democratica  il ruolo criminale e repressivo (quando non eversivo e apertamente reazionario) nei confronti della classe operaia e del resto delle masse popolari di una parte delle Forze dell’Ordine, queste stesse Autorità e i loro membri devono necessariamente fare i conti con la realtà e le contraddizioni oggettive che sottendono alla società borghese[3].

Il processo per l’omicidio di Stefano Cucchi (il Cucchi ter) ne è tangibile dimostrazione e fa scuola con le difese individuali dei vari graduati (come il Generale V. Tomasone) e il repulisti contro quei Carabinieri che invece hanno deciso di stare dalla parte della verità e della giustizia, primo fra tutti Riccardo Casamassima che sta subendo gravi ritorsioni (trasferimenti), incarichi punitivi e diversi procedimenti disciplinari in corso (così come la moglie, anch’essa Carabiniere) per aver contribuito, con le sue dichiarazioni, ad evitare che si arrivasse all’archiviazione del processo Cucchi.

In questo scenario, istruttivo è il caso dell’improvviso trasferimento d’ufficio, disposto in meno di 24 ore, del Comandante dei Carabinieri di San Cesareo (RO), Daniele Esposito.

Il perché di questo atto repressivo interno al Corpo stesso va ricercato nel fatto che Daniele Esposito non è (stato) solo il Comandante della moglie di Riccardo Casamassima ma è anche tra i testimoni della difesa del procedimento penale a carico di Casamassima stesso: Esposito, ad ottobre, ha chiesto di testimoniare nel procedimento e da lì a poco c’è stato il trasferimento coatto, segno che qualcuno nelle alte sfere vuole punire in maniera esemplare Casamassima.

Inoltre, i casi Casamassima ed Esposito sono strettamente legati alla legge sul whistleblowing che sancisce il “divieto di atti di ritorsione o discriminatori diretti o indiretti nei confronti del segnalante”: questo apre alla battaglia contro gli obblighi di fedeltà aziendale e la repressione sui posti di lavoro che i dipendenti pubblici, in particolar modo il personale socio sanitario durante questa pandemia, hanno dovuto subire per aver pubblicamente denunciato abusi e mancanze nella tutela delle masse popolari.

Perché è di questo che si tratta ed è di questo che Vigilanza Democratica si è fatta promotrice attirando contro di sé minacce, censura e rappresaglie giudiziarie.

Il 21 gennaio 2021 la Corte di Cassazione deve annullare il processo contro Rosalba Romano e porre rimedio a una vergognosa e pericolosa violazione della Costituzione promossa dal Tribunale di Milano: se non lo farà, dimostrerà il vero volto della democrazia borghese e che la tanto declamata legalità è a uso e consumo esclusivo della classe dominante!

***

Partecipa alla campagna in solidarietà a Rosalba Romano:

  • attraverso dichiarazioni pubbliche (testi, video);
  • attraverso fotografie con cartelloni tipo “Io sto con Rosalba. La Cassazione deve annullare il processo politico contro Vigilanza Democratica!”;
  • portando il caso nelle istituzioni;
  • partecipando alla raccolta di fondi per sostenere il ricorso alla Corte di Cassazione e le ingenti spese a cui Rosalba è stata condannata (Postepay intestata a Gemmi Renzo n. 5333 1710 9377 5704).

[1]Il Governo di Blocco Popolare, tra le sue 7 misure generali pone la necessità, dandosi i mezzi e gli strumenti, di “epurare gli alti dirigenti della Pubblica Amministrazione che sabotano l’azione del GBP, conformare le Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza), le Forze Armate e i Servizi d’Informazione allo spirito democratico della Costituzione del 1948 (in particolare a quanto indicato negli articoli 11 e 52) e ripristinare la partecipazione universale più larga possibile dei cittadini alle attività militari a difesa del paese e a tutela dell’ordine pubblico” da [Italia] Sul ruolo delle forze dell’ordine e la costruzione del Governo d’emergenza popolare.

[2]  Uno spirito questo ben incarnato, tra gli altri, dal VII° Reparto Mobile di Bologna e dai suoi stretti legami con il Sindacato Autonomo di Polizia (SAP) di cui Gianni Tonelli, deputato in forza alla Lega di Matteo Salvini, ne è espressione e garante.

[3]    “Nonostante Forze dell’Ordine e Forze Armate siano state sottoposte a un lungo trattamento finalizzato a recidere i legami con le masse popolari (eliminazione della leva obbligatoria, più capillare addestramento, missioni di guerra, ecc.), quei legami non sono ancora rotti e, in definitiva, non si possono rompere. Anche se la classe dominante avesse l’ambizione di tornare al periodo in cui i graduati erano tutti appartenenti alle classi alte, la truppa è sempre e solo appartenente alla classi basse e per quanto indottrinamento, addestramento, riconoscimenti economici possano di certo allettare una parte della truppa, essi non riusciranno mai a sostituire l’origine di classe della maggioranza della truppa” da [Italia] Sul ruolo delle forze dell’ordine e la costruzione del Governo d’emergenza popolare.

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