Rilanciamo un’intervista realizzata a Marì Muscarà, consigliera regionale della Campania ed esponente di spicco del Movimento 5 stelle. L’intervista è interessante almeno per due aspetti:

  1. anzitutto perché Muscarà piuttosto che mettere al centro il cambiamento del gruppo dirigente o la ricerca di un nuovo capo per il Movimento, pone l’accento sul necessario cambiamento di linea politica per il Movimento che deve tornare ad essere un elemento di spinta per la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari nel paese;
  2. poi, perché coglie la necessità per il Movimento di tornare ad assolvere ad alimentare la coscienza delle masse popolari, la comprensione da parte loro del corso delle cose ed una partecipazione consapevole alla sua trasformazione, a partire dalla mobilitazione dal basso per imporre le misure che, ad esempio, nella piattaforma presentata da Alessandro Di Battista sono efficacemente indicate.

Al di là dell’esito della lotta interna al Movimento 5 stelle, nel prossimo periodo si tratterà di imporre dal basso l’attuazione delle misure indicate dall’”agenda Di Battista” (ritiro delle truppe dall’Afghanistan, nuova IRI, stop alle grandi opere inutili e speculative, ecc.) combinando la spinta degli eletti a far valere il loro ruolo per sostenere ed alimentare la mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari e quella degli attivisti e dei militanti a tornare nelle strade e nelle piazze per partecipare alle mille iniziative di base in corso, chiamando a raccolta tecnici ed esperti affinché, ognuno nei propri ambiti (dall’acqua pubblica alla sanità, ecc.) mettano le loro competenze a disposizione degli interessi delle masse popolari.

 

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  • Domanda: il Movimento 5 stelle è certamente un patrimonio del nostro paese, in quanto è stato capace in questi anni di offrire una strada e un contenuto ai tanti che volevano e che vogliono mobilitarsi contro l’attuale corso delle cose e capire effettivamente come vanno le cose. Noi crediamo che la posizione di Di Battista agli Stati Generali fosse quella giusta per il progetto politico che si proponeva e per le misure organizzative da prendere per risalire una china in cui il M5S è scivolato a seguito delle elezioni del 2018 (prima facendo il governo con la Lega e poi con il PD). Per questo vorremmo parlare con te anzitutto dello stato del Movimento e dell’esito degli Stati Generali a livello locale e nazionale.

Muscarà: gli Stati Generali del Movimento erano attesi da tempo anche se a causa del Covid e delle conseguenti limitazioni non hanno ottenuto i risultati che speravamo. Per tutti noi sarebbe stato molto più bello e sentito fare assemblee in ogni territorio per poi arrivare ad un congresso (perché questo sono stati gli Stati Generali, non altro), anche a costo di dover accettare delle discussioni laceranti e divisive al nostro interno, purché si mettesse in atto un processo autenticamente democratico. Il modo in cui siamo arrivati agli Stati Generali, invece, non mi è piaciuto per nulla, anche per i problemi organizzativi che ci sono stati. Ad esempio, non aver affidato il tutto alla piattaforma Rousseau, che con tutti i suoi enormi limiti è una piattaforma riconosciuta e che permette un minimo di partecipazione democratica e di trasparenza (ad esempio nell’identificazione di chi accede), ma ad un’agenzia esterna, è stato molto grave. Inoltre, il rapporto tra attivisti e portavoce era troppo squilibrato: non è possibile avere dieci attivisti e venti portavoce come oratori!

Tra le voci fuori dal coro ci sono state sicuramente quelle di Matteo Brambilla, di Di Battista, di Barbara Lezzi. Di Battista, in particolare, ha esposto una posizione molto chiara, anzitutto perché ha stilato un progetto ampio, di lungo periodo e di prospettiva. Inoltre, come molti che vengono dal Movimento 5 stelle delle origini anche io penso che ci siano delle regole basilari che non possono essere abbandonate. La regola dei due mandati, soprattutto, serve a mantenere viva la speranza del rinnovamento e a fare in modo che gli eletti non vivano per sempre di politica. Altri, invece pensano che il limite tassativo dei due mandati possa essere sostituito da una scelta fatta in base a veri o presunti “meriti”: due mandati per tutti tranne che per i cosiddetti “meritevoli”. E chi decide chi è meritevole e chi no? Si tratterà poi di vedere come verrà sostituito il capo politico. L’organo collegiale che ne prenderà il posto da chi sarà composto? Ne entreranno a far parte solo gli eletti o anche gli attivisti e la base? I conflitti di interesse sono dietro l’angolo per quanto uno possa essere onesto. Si apre dunque uno scenario nuovo e siamo davanti ad un bivio: davanti un progetto bellissimo, quello del Movimento delle origini, dall’altro le trasformazioni in peggio che sono state, purtroppo, determinate dagli eletti che hanno preso un’altra strada. Io stessa faccio autocritica in tal senso: in cinque anni alla regione ho passato molto tempo a studiare e ad agire all’interno dell’istituzione elettiva e troppo poco tempo in strada, a fare politica davvero, a sostegno delle lotte e delle mobilitazioni.

Dobbiamo capire poi cosa succede con le alleanze: sullo sfondo (e neanche tanto) c’è l’ipotesi di un ingresso al governo di Berlusconi. Se arriveremo a questo punto e la ragion di stato supererà qualsiasi ragione del cuore, non so dove andremo a finire… Di Battista inoltre ha posto la questione delle nomine in varie chat fatte in tutta Italia: cosa ne sarà di Descalzi e degli altri criminali messi in questi anni nelle partecipate di Stato? A Napoli soprattutto, che è il luogo di nascita del Movimento, bisognerà stare a vedere. La votazione del 14 agosto, con cui su Rousseau si è dato il via libera alle alleanze, per me è stata una tragedia. In questo senso le “vittorie” di Giugliano e Pomigliano sono “vittorie di Pirro”: siamo diventati parte di una coalizione rinnegando noi stessi e la nostra lista si è fermata al 5 – 6%!

 

  • Domanda: un aspetto importante, messo in risalto anche dallo stesso Di Battista anche se i media di regime cercano in tutti i modi di nascondere, è il consenso di cui gode la sua piattaforma tra gli attivisti e gli iscritti al Movimento in tutta Italia…

Muscarà: certo! Basti pensare che agli Stati Generali abbiamo fatto una goliardata: ognuno degli attivisti e dei portavoce vicini alla piattaforma di Di Battista si è presentato con un hashtag con su scritto “#Vitoesciidati” per sapere quanti voti ha avuto ognuna delle piattaforme. Nelle assemblee fatte a Napoli c’erano circa 300 persone connesse e anche nel resto d’Italia il livello delle adesioni era simile. Chi lo segue non appoggia un leader ma una linea consistente nel ritorno a ciò che eravamo. Ci rendiamo conto che più ci avviciniamo ai partiti e più perdiamo? Dovevamo entrare nel sistema per scardinarlo e invece ci stiamo facendo risucchiare dal sistema.

 

  • Domanda: stando tra gli attivisti anche a livello nazionale, c’è una voglia di ritornare ad alzare il livello della mobilitazione. Di Battista nella sua agenda indica delle misure. La mobilitazione dal basso, in piazza, può essere un modo per imporre quelle misure a prescindere da quale linea prevarrà al vertice del Movimento e per costringere anche gli altri ad ingoiarle. Cosa ne pensi?

Muscarà: in linea teorica è questa la strada, anche perché questo è ciò che il Movimento ha sempre fatto nella sua storia. Basti pensare a quello che abbiamo fatto al tempo della Terra dei Fuochi, tre anni fa, quando ci mettemmo per cinque giorni e quattro notti in presidio sotto al consiglio regionale per fare pressione affinché quella questione fosse messa al centro dell’agenda politica.

Tuttavia qualcosa è venuto meno nel tempo: tutti, compresa me, ci siamo chiusi nel palazzo anche per la mole enorme di lavoro che i ruoli elettivi comportano. Questo ha fatto sì che perdessimo il contatto con la base e lasciassimo per strada i migliori tra i nostri attivisti. Io all’inizio, fino al 2018, sono stata accompagnata da quelli che chiamavo “team del passato” in contrasto con gli attuali “team del futuro”. In questi team c’erano persone meravigliose, tutte estremamente competenti nei loro ambiti e tutte sinceramente interessate a realizzare il programma di cambiamento da cui il Movimento era nato. In seguito, la strutturazione del Movimento in altro modo – con i cosiddetti “team del futuro” che si sono occupati dei più disparati argomenti (salute, lavoro, aziende, ecc.) producendo però ancora poco e senza quel coinvolgimento della base che si pensava – ha centralizzato l’attività a livello nazionale disperdendo quel lavoro sul territorio che era utile anche alla formazione degli attivisti.

A me piacciono le manifestazioni di piazza, ma bisogna che chi ci partecipa sia informato e senta sue quelle battaglie, se no è inutile! Gli attivisti che sono rimasti, invece, sono poco più che tifosi che in piazza vanno a distribuire un volantino senza sapere nemmeno cosa c’è scritto sopra e questo non va bene…

 

  • Domanda: un’altra questione importante è quella dell’unità di tutte le forze contrarie alle “Larghe Intese” (centro – destra  centro – sinistra) in un fronte a sostegno delle lotte e delle mobilitazioni popolari e contro i continui attacchi alle conquiste delle masse popolari di cui il PD, principale promotore delle leggi antipopolari di questi ultimi anni, è il caposaldo. Cosa ne pensi?

Muscarà: sono assolutamente d’accordo. Tuttavia, sul piano strategico non bisogna partire con queste premesse, che sono quelle che fanno scappare le persone. Nel M5S ci sono tante sensibilità diverse: chi viene da destra, chi viene da sinistra, ecc. Piuttosto che partire dalla proposta del fronte, che potrebbe far storcere il naso a molti, credo sia opportuno cominciare a lavorare insieme sui temi, a partire ad esempio dall’acqua, su cui ricominceremo prossimamente ad attivarci in Campania. Si tratta di trovare uno o più esperti autorevoli e di disegnare insieme un progetto.

 

  • Domanda: Un altro dei temi su cui sviluppare convergenze in questa fase potrebbe essere la sanità, vista l’emergenza, magari portando avanti la lotta per un commissariamento della sanità in Regione e proponendo figure come quella di Gino Strada

Muscarà: Certo! Anche la sanità può essere un tema su cui fare fronte comune… Per quanto riguarda Gino Strada, tuttavia, credo che il problema sia questo: dovunque si trovasse ad intervenire lui partirebbe più che da questioni tecniche da un assunto politico sacrosanto, quello per cui la sanità dev’essere totalmente pubblica, ripensando di conseguenza tutto il lavoro fatto finora. Per questo durerebbe tre giorni…

 

  • Domanda: in Campania però, visto l’ampio tessuto di comitati e organismi attivo sulla sanità, un commissario scelto dal basso potrebbe darsi più facilmente anche i mezzi per portare avanti delle misure…

Muscarà: sicuramente. Però su sanità, scuola e trasporti, la prima cosa da capire è se c’è la volontà di lasciarli in mano totalmente pubblica o quella di venderli al miglior offerente. Ad oggi non saprei quale delle due prevalga…

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