Nonostante la pandemia in molti paesi imperialisti le masse popolari hanno continuato a scendere in strada per ribellarsi alla povertà, alla repressione e all’oppressione di classe. Le più ampie e prolungate mobilitazioni sono quelle negli USA (Black Lives Matter) e in Francia (Gilets jaunes): rivolte spontanee, su larga scala e particolarmente combattive.
Di seguito riportiamo due esempi di mobilitazioni molto più circoscritte, ma ugualmente importanti perché incarnano la consapevolezza del fatto che la classe dominante è responsabile dell’emergenza in corso e che è dalle masse popolari che si organizzano per far valere i propri interessi che viene la soluzione.

Madrid. Dal 21 settembre con un’ordinanza del governo autonomo, circa 850.000 persone sono state confinate nei loro quartieri e impossibilitate a uscirne se non per motivi di “comprovata necessità ed urgenza” (lavoro, scuola, visite mediche).
I circondari della città abitati prevalentemente da proletari (lavoratori di grandi aziende capitaliste, pendolari che affollano i mezzi pubblici, ecc.) sono diventati così le “zone rosse” con il più alto numero di contagi.
Le autorità statali hanno pensato bene, infatti, di contenere l’infezione ghettizzando le masse popolari…
Fra questi nuovi ghetti c’è Vallecas, un sobborgo operaio dalle profonde tradizioni comuniste. Qui la popolazione si è ribellata e ha dato vita a manifestazioni, blocchi e scontri con la polizia, rifiutandosi giustamente di pagare in prima persona una crisi sanitaria, economica e sociale che sono stati i padroni a provocare. Le masse popolari di Vallecas hanno rivendicato il potenziamento della sanità pubblica e dei servizi pubblici di trasporto, la distribuzione gratuita di mascherine e dispositivi sanitari e la chiusura di tutte le attività produttive non essenziali per 15 giorni con la garanzia, però, del pagamento degli stipendi pieni.
È anche merito di questa mobilitazione se il governo spagnolo, a fine ottobre, ha annunciato di voler prendere in considerazione l’introduzione di una tassa patrimoniale.

Dublino, 10 ottobre. Il gruppo Let Ireland Live, dietro cui si nascondono i fascisti del National Party (NP), scende in piazza con parole d’ordine tipiche dei negazionisti per cavalcare la preoccupazione e il malcontento delle masse popolari: “Lascia che l’Irlanda viva – Vita distrutta, comunità distrutte, vite distrutte – Poni fine al blocco” sono gli slogan da loro usati e che tanto ricordano quelli che in Italia propagandano Forza Nuova e i vari generali Pappalardo.
Fascisti, reazionari e negazionisti, che ne siano o meno consapevoli, sono tutti agenti della classe dominante perché contribuiscono a screditare le giuste proteste delle masse popolari contro le misure governative che le affamano e le uccidono distraendole al contempo dalla lotta di classe in favore di un “complottismo” da quattro soldi.
Anche a Dublino però come a Vallecas, le masse popolari non si sono fatte abbindolare: centinaia di antifascisti muniti tanto dei presidi necessari a proteggersi dal contagio (mascherine) quanto di bastoni hanno attaccato, infatti, la manifestazione della destra e ricacciato i fascisti nelle loro fogne.

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