Parole. “Chiudere Whirpool in questo periodo di recrudescenza della diffusione del contagio ed in piena esplosione della pandemia sociale ed economica è un atto che la città di Napoli ed il Paese non possono accettare: così il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in merito alla vertenza Whirlpool che, ieri, al Tavolo al MISE, l’ennesimo, ha visto l’azienda confermare senz’appello la già annunciata chiusura per il 31 ottobre. “Il Governo eviti subito questa sciagura che rappresenterebbe, soprattutto in questo momento, un colpo micidiale per migliaia di persone. Whirpool non si tocca !”, ha aggiunto il sindaco.

Ancora parole. “Un forte abbraccio a tutti i lavoratori ed alle organizzazioni sindacali che, a tutti i livelli, stanno combattendo con ogni mezzo questa battaglia di diritti, di dignità, di territorio. Non perdiamo la speranza!”. Così Sonia Palmieri, ex Assessora al Lavoro di Regione Campania, cui è succeduta, nella neoeletta compagine del Presidente De Luca, Monica Buonannno, che fa eco, con dichiarazioni simili e annunciato pericolo per la coesione sociale.

Parole, parole, parole. “La chiusura di Whirlpool a Napoli è inaccettabile dopo aver preso tanti finanziamenti pubblici. La decisione della Whirlpool di chiudere lo stabilimento di Napoli è grave e inaccettabile anche perché avviene in un momento drammatico..” ecc. ecc. Informa Sandro Ruotolo, oggi Senatore della Repubblica.

Parole che diventano preghiere. “Confidate nello Spirito Santo che cambia il cuore degli uomini, quindi anche quello di dei proprietari americani. ’A Maronna v’accumpagn” è stato il contributo del ricco Arcivescovo di Napoli Crescenzo Sepe in una sua omelia rivolta agli operai.

Poi, però, ci sono i fatti. I fatti di operai da 18 mesi in agitazione, da ieri in sciopero a oltranza e in presidio allo stabilimento di Via Argine e che stamattina presidieranno anche la piazza sotto la Prefettura per essere ricevuti dal Prefetto. I fatti di operai ingannati da quelle stesse istituzioni cui si sono fiduciosamente rivolti che si sono sperticate in dichiarazioni a uso giornalistico e toni trionfali di annunciate risoluzioni positive della vertenza poi, invece, puntualmente, disattese e ritrattate. I fatti di  uno scontro sociale aperto se Governo e istituzioni di prossimità non troveranno, ora, insieme a quegli operai, soluzioni immediate e a lungo termine.

Dov’è il Sindaco di Napoli e la creazione di un polo produttivo pubblico locale dell’elettrodomestico italiano annunciata un anno fa? Dov’è il vecchio e neo eletto Presidente di Regione Campania Vincenzo De Luca e i 20 milioni di euro promessi per la tenuta dello stabilimento di Via Argine? E dov’è Sandro Ruotolo, che ai cancelli della Whirlpool ha fatto un pezzo importante della sua campagna elettorale e che nell’Assemblea operaia dello scorso 31 maggio si era fatto promotore di un progetto di legge che tutelasse l’apparato produttivo di territorio in osservanza alle ZES (Zone economiche speciali), in raccordo con la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Napoli “Federico II” che, a sua volta, ha sviluppato per il sito napoletano un piano industriale alternativo? Dov’è l’Arcivescovo, sempre prodigo di buoni consigli, di preghiere e “pietas” cristiana, invece di mettere a disposizione relazioni sociali, influenza, finanziamenti di cui la Curia abbonda? Perché non sono in piazza con gli operai a incontrare il Prefetto, se tanto hanno a cuore la sorte degli operai, gli effetti di scarico sociale che la chiusura della Whirlpool determinerebbe in territori già depressi dalla crisi e dal degrado e, pertanto, zone di conquista ed espansione della Camorra. Perché dalle parole non passano ai fatti delle loro brillanti proposte, risolute dichiarazioni, magnifici propositi o speranzosi messaggi?

La solidarietà è una pratica concreta. La responsabilità sociale, politica e istituzionale è un obbligo per il quale si è ricevuto mandato. Le parole restano chiacchiere per politicanti ed imbroglioni. I fatti fanno la differenza.

È sui fatti che personaggi pubblici e della politica verranno misurati dagli operai. È sui fatti che devono rendere conto del loro mandato e ruolo alla classe operaia e al resto delle masse popolari.

Per gli operai Whirlpool la lotta non è finita. Continua e cambia passo. A loro, rispetto ad ogni soluzione che non sia la chiusura, tenere l’iniziativa in mano: formare un gruppo organizzato che non si lasci legare le mani dalle regole dei padroni e delle loro autorità, allarghi il fronte delle alleanze sociali e della lotta, spinga, senza ulteriore delega, i chiacchieroni ad agire di conseguenza o a perire.

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