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[Napoli] Saluti del (n)PCI all’iniziativa su referendum ed elezioni 20-21 settembre

Federazione Campania by Federazione Campania
Ottobre 5, 2020
in Federazione Campania, Federazione Campania
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Cari compagni,

ringrazio i compagni del P.CARC per l’occasione di far giungere il nostro saluto a questa iniziativa. Oggi noi celebriamo il 16° anniversario della fondazione del (nuovo)Partito comunista italiano, il Partito che ha fatto il bilancio della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria (1917-1976) che alcuni di voi certamente conoscono e che seguendo la sua lezione ha assunto il compito di costruire in Italia il sistema di potere delle masse popolari organizzate con alla testa la classe operaia e il Partito comunista. Ed è proprio dalla necessità di costruire questo nuovo sistema di potere che bisogna partire per analizzare la situazione attuale oggetto della vostra assemblea e decidere in modo giusto cosa fare.

Oggi in Italia esistono già due sistemi di potere.

Uno è per ora allo stato embrionale: è il sistema di potere delle masse popolari che ha i suoi centri locali nelle organizzazioni operaie delle aziende capitaliste, nelle organizzazioni dei lavoratori delle aziende e istituzioni pubbliche e nelle organizzazioni territoriali e tematiche delle masse popolari.

L’altro è quello dominante ma in disfacimento: è il sistema di potere della borghesia imperialista, la Repubblica Pontificia nata nel 1947-1948 dal tradimento della Resistenza perpetrato dai revisionisti moderni (Togliatti e gli altri fautori della “via parlamentare al socialismo”) e dalla subdola azione del Vaticano sostenuto dall’imperialismo USA, un sistema di potere asservito alla NATO e all’Unione Europea. Dopo l’esaurimento della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria, venuta meno per la borghesia la paura della rivoluzione socialista, il programma di questo sistema di potere consiste nella liquidazione delle conquiste che le masse popolari hanno strappato alla borghesia sull’onda della vittoria sul nazifascismo, negli anni in cui il movimento comunista era forte. È il programma che attuano i partiti delle Larghe Intese, le combinazioni di clientele e di comitati d’affari che fanno capo al PD e alla banda Berlusconi. Il distacco tra le masse popolari del nostro paese e questo sistema di potere è vistosamente mostrato  dalla crescita costante del numero di astenuti ad ogni tornata elettorale.

La particolarità della fase attuale sta nel fatto che il voto del 4 marzo 2018 ha aperto in questo sistema di potere una breccia impersonata dal M5S. È una breccia di cui possiamo e dobbiamo giovarci per rafforzare il nuovo potere, l’affermazione del potere delle masse popolari organizzate essendo l’unica via per porre fine al catastrofico corso delle cose che tanto malcontento, insofferenza e indignazione genera tra le masse.

Essere entrati nel governo della Repubblica Pontificia con i partiti delle Larghe Intese per l’M5S è un problema: il favore delle masse popolari non fa che calare. Anche le ultime elezioni lo confermano. Per noi costruttori del potere delle masse popolari organizzate, la presenza del M5S nel governo nemico è un potenziale fattore di disgregazione del sistema di potere della borghesia imperialista. Un fattore che da potenziale dobbiamo far diventare reale e lo diventa non con le punture di spillo che finora l’M5S ha portato alle Larghe Intese (il reddito di cittadinanza, il referendum del 20-21 settembre e altre simili). Lo diventa se avanzano la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari. È l’opera a cui devono dedicarsi anche tutti gli esponenti del M5S che vogliono risalire la china del declino elettorale in cui sono entrati da quando hanno accettato di fare il governo con le Larghe Intese: prima con la Lega di Matteo Salvini e poi con il PD di Nicola Zingaretti. Un governo che non ha posto fine alla liquidazione dell’apparato produttivo italiano tramite esternalizzazione di reparti e di lavorazioni e tramite delocalizzazione di aziende italiane in paesi dove i capitalisti hanno più libertà di manovra che in Italia, alla liquidazione del settore produttivo pubblico e dei servizi pubblici (sanità e istruzione in prima fila) tramite aziendalizzazione e privatizzazione delle istituzioni che li forniscono, alla devastazione del paese tramite le grandi opere inutili e dannose. Un governo grazie al quale Benetton e soci continuano a riscuotere pedaggi sulle autostrade anche dopo il crollo del ponte Morandi, Arcelor Mittal e altri predoni liquidano il settore siderurgico italiano e inquinano intere zone. Un governo che esita a creare contro Whirlpool un ente pubblico per la produzione di elettrodomestici e lascia che gli Agnelli liquidino il settore automobilistico italiano. Un governo che contro la pandemia da coronavirus non ha preso e non prende misure efficaci per preservare la vita di anziani e immunodeficienti. Un governo che aspetta salvezza dai prestiti e dai contributi che l’Unione Europea concederà con i soldi che l’Italia versa all’Unione Europea e imponendo le sue condizioni a favore dei gruppi imperialisti contro lavoratori e pensionati. Un governo che ha continuato a partecipare come quelli delle Larghe Intese alle aggressioni e al riarmo dettati dalla NATO, alle sanzioni economiche e finanziarie imposte dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti ai paesi che non accettano di sottostare alle scorrerie dei gruppi imperialisti. Un governo che è rimasto succube dell’Unione Europea e della Banca Centrale Europea fautrici dell’austerità contro lavoratori e pensionati, che ha rifiutato perfino di emettere minibot e ha continuato a subire le vessazioni dei finanzieri del Debito Pubblico.

Da qui la necessità e la possibilità di dar vita a un ampio fronte della sinistra di vecchio tipo e del M5S contro le Larghe Intese che deve diventare fronte per il potere delle masse popolari organizzate.

È questa la via che oggi devono imboccare quelli che vogliono porre fine al catastrofico corso delle cose.

Avanti compagni! Possiamo vincere! Vinceremo!

Compagno Ulisse, segretario generale del Comitato Centrale del (nuovo)PCI

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