Rilanciamo le due lettere scritte dalla Segretaria della Federazione Toscana del Partito dei CARC ai sostenitori del SI e del NO al prossimo referendum costituzionale per chiamarli a solidarizzare pubblicamente con cinque antifascisti che martedì 15 settembre andranno a processo.

Questa udienza è l’ultimo colpo di coda della montatura processuale dell’11 ottobre del 2009 con cui la questura di Pistoia e Casa Pound provarono a reprimere il coordinamento antifascista toscano che si stava costituendo in quel periodo. Intorno a questo processo i compagni hanno costruito una vera e propria campagna politica sfruttando le elezioni regionali e la campagna sul referendum costituzionale del 20 e 21 settembre nell’ottica di far schierare i candidati sugli interessi di classe e così:

– unire quello che l’elettoralismo divide portando le forze politiche che si dichiarano diverse dalle Larghe Intese ad agire di fatto come un fronte anti Larghe Intese;

– mettere a contributo i sostenitori di ambo gli schieramenti per il prossimo referendum in nome degli interessi delle masse popolari e in virtù dei motivi che loro stessi adducono a giustificazione del SI e del NO al referendum.

Le due lettere che seguono sono state inviate a esponenti nazionali e locali oltre che ai candidati alle elezioni regionali: Irene Galletti (M5S), Tommaso Fattori (Toscana a Sinistra), Salvatore Catello (Partito Comunista), Marco Barzanti (Partito Comunista Italiano).

Ad oggi solo Salvatore Catello ha preso pubblicamente posizione e assicurato che il suo partito parteciperà alla mobilitazione di domani. 

Rinnoviamo il nostro appello a partecipare alla mobilitazione che si svolgerà domani durante l’udienza, a sostenere e solidarizzare pubblicamente con i cinque antifascisti per riformare nei fatti quella giustizia che legittima tutt’altri interessi da quelli sanciti nelle parti più progressiste della nostra Costituzione e quindi per difenderla e applicandola!

 

Lettera aperta ai sostenitori del SI al referendum costituzionale

La giustizia va riformata? Sì! Facendo valere gli interessi delle masse popolari!

Il 15 settembre a Firenze alle 9.30 si terrà l’udienza a carico di cinque antifascisti, udienza di un procedimento giudiziario che ha il sapore di una rappresaglia che viene da molto lontano: dal 2009.

Precisamente dai fatti dell’11 ottobre del 2009 quando la questura di Pistoia in combutta con Casa Pound orchestrò una vera e propria montatura a danno di alcuni antifascisti toscani. Erano i tempi in cui gli antifascisti si stavano battendo contro le ronde razziste e xenofobe promosse dall’allora Ministro degli Interni Roberto Maroni (Governo Berlusconi). Sull’onda di questa mobilitazione (che trovò una delle sue espressioni più compiute nella mobilitazione del luglio 2009 degli antifascisti massesi contro le ronde SSS promosse dall’allora Consigliere Comunale di Forza Italia Stefano Benedetti) nacque un coordinamento a livello toscano contro questa ennesima violazione della Costituzione (serve sempre ricordare che il carattere antifascista del stato italiano – generalmente inteso – è da sempre sistematicamente e in modo eclatante eluso).

Il tentativo di stroncare questa iniziativa fu netto e come detto sopra prese corpo nella montatura pistoiese: l’11 ottobre del 2009 durante lo svolgimento di una riunione del suddetto coordinamento sette antifascisti vengono prelevati con l’accusa di essere i promotori dell’assalto alla locale sede di Casa Pound. Partono misure cautelari pesantissime a fronte di una richieste, da parte dell’accusa, a 9 anni di carcere per devastazione e saccheggio, alcune di queste misure si sostanzieranno nel carcere (in particolare per un antifascista e membro del Partito dei CARC, Alessandro Della Malva).

Il processo comincia nel gennaio del 2010 ma l’inconsistenza delle tesi dell’accusa è tale che si concluderà con l’assoluzione di due antifascisti in primo grado e la prescrizione per gli altri cinque imputati.

Oggi, a distanza di 11 anni i fascisti che si erano costituiti parte civile nel processo reclamano risarcimenti pari a 2800 euro a testa, cioè chiedono idi essere risarciti per reati che nessun tribunale ha dimostrato essere stati commessi.

Chi, nel 2009, ha combattuto per affermare i valori della Costituzione (cioè l’ha applicata e così l’ha difesa), oggi, è messo di fronte all’ennesima rappresaglia di un sistema giudiziario che legittima tutt’altri interessi da quelli sanciti nelle parti più progressiste della nostra carta costituzionale (vi risulta, per esempio, che Casa Pound sia stata processata per la strage di Firenze fatta per mano di un militante di Casa Pound, Gianluca Casseri? Tanto per rimanere sul tema).

Con questa lettera ci rivolgiamo ai sostenitori del SI al prossimo referendum costituzionalein ragione di quanto loro stessi affermano e cioè che:

– la vittoria del SI al referendum serve a migliorare il funzionamento delle istituzioni

– la vittoria del SI al referendum non lederà in alcun modo la rappresentanza dei cittadini in Parlamento e in generale nelle istituzioni.

Si parla di funzionamento delle istituzioni, bene. Noi aggiungiamo e riprendiamo quanto il Ministro della Giustizia Bonafede ha dichiarato più volte circa la necessità di riformare la giustizia. Ebbene, questo processo dimostra la direzione in cui bisogna intervenire a fronte di una magistratura che pretende che gli antifascisti paghino per reati da cui sono stati assolti e che sono stati prescritti e attacca frontalmente chi applica e difende la Costituzione a furia di multe e sanzioni andando a colpire là dove fa più male in una fase di crisi economica profonda usando in modo vile la repressione economica come deterrente alla mobilitazione e all’organizzazione. Di certo questa giustizia non è giustizia! Di certo va riformata perché oggi i codici e codicilli che disciplinano il nostro ordinamento giuridico altro non sono che una spada di Damocle sulla testa dei lavoratori, cioè sulla testa di coloro che in massa hanno dato fiducia al partito che il Ministro Bonafede rappresenta: il M5S, gli stessi a cui oggi si chiede di votare SI al referendum in virtù di un supposto “miglioramento istituzionale”.

Si parla del fatto che la vittoria del SI non lederà la rappresentanza dei cittadini nelle istituzioni. Bene: il 15 settembre voi che sostenete il SI in virtù di questa ragione siete chiamati a dimostrare coi fatti che la rappresentanza degli antifascisti non sarà lesa, che la rappresentanza dei lavoratori, dei precari, dei giovani, delle donne che si mobilitano per difendere i propri interessi non sarà lesa, avete l’occasione e il dovere di farlo partecipando alla mobilitazione che si svolgerà durante l’udienza, sostenendo e solidarizzando pubblicamente con coloro che oggi non sono rappresentati ma che avete il dovere di rappresentare.

È un’occasione per dare contenuto al vostro SI e per dare prova che la riforma costituzionale che proponete non è una misura eversiva ma che va negli interessi delle masse popolari tutte.

Silvia Fruzzetti,

Segretaria della Federazione Toscana del Partito dei CARC

 

Lettera aperta ai sostenitori del NO al referendum costituzionale

L’antifascismo non si processa! Applicare la Costituzione per difenderla!

 

Il 15 settembre a Firenze alle 9.30 si terrà l’udienza a carico di cinque antifascisti, udienza di un procedimento giudiziario che ha il sapore di una rappresaglia che viene da molto lontano: dal 2009.

Precisamente dai fatti dell’11 ottobre del 2009 quando la questura di Pistoia in combutta con Casa Pound orchestrò una vera e propria montatura a danno di alcuni antifascisti toscani. Erano i tempi in cui gli antifascisti si stavano battendo contro le ronde razziste e xenofobe promosse dall’allora Ministro degli Interni Roberto Maroni (Governo Berlusconi). Sull’onda di questa mobilitazione (che trovò una delle sue espressioni più compiute nella mobilitazione del luglio 2009 degli antifascisti massesi contro le ronde SSS promosse dall’allora Consigliere Comunale di Forza Italia Stefano Benedetti) nacque un coordinamento a livello toscano contro questa ennesima violazione della Costituzione.

Il tentativo di stroncare questa iniziativa fu netto e come detto sopra prese corpo nella montatura pistoiese: l’11 ottobre del 2009 durante lo svolgimento di una riunione del suddetto coordinamento sette antifascisti vengono prelevati con l’accusa di essere i promotori dell’assalto alla locale sede di Casa Pound. Partono misure cautelari pesantissime a fronte di una richieste, da parte dell’accusa, a 9 anni di carcere per devastazione e saccheggio, alcune di queste misure si sostanzieranno nel carcere (in particolare per un antifascista e membro del Partito dei CARC, Alessandro Della Malva).

Il processo comincia nel gennaio del 2010 ma l’inconsistenza delle tesi dell’accusa è tale che si concluderà con l’assoluzione di due antifascisti in primo grado e la prescrizione per gli altri cinque imputati.

Oggi, a distanza di 11 anni i fascisti che si erano costituiti parte civile nel processo reclamano risarcimenti pari a 2800 euro a testa, cioè chiedono di essere risarciti per reati che nessun tribunale ha dimostrato essere stati commessi.

Chi, nel 2009, ha combattuto per affermare i valori della Costituzione (cioè l’ha applicata e così l’ha difesa), oggi, è messo di fronte all’ennesima rappresaglia di un sistema giudiziario che legittima tutt’altri interessi da quelli sanciti nelle parti più progressiste della nostra carta costituzionale (vi risulta, per esempio, che Casa Pound sia stata processata per la strage di Firenze fatta per mano di un militante di Casa Pound, Gianluca Casseri? Tanto per rimanere sul tema).

Con questa lettera ci rivolgiamo ai sostenitori del NO al prossimo referendum costituzionalein ragione di quanto loro stessi affermano e cioè che:

– il taglio del numero dei parlamentari è un attentato alla Costituzione e alla democrazia

– il taglio del numero dei parlamentari è una manovra eversiva in quanto accentrerà il potere nelle mani di pochi eletti e verrà meno la rappresentanza territoriale dei cittadini.

La vicenda di questi cinque antifascisti è una manifestazione chiara e netta che anche senza il taglio ai parlamentari la Costituzione, da quando è entrata in vigore nel 1948, è stata ampiamente violata. Non esiste articolo che sia espressione del movimento popolare che non sia stato eluso, quando non interpretato in senso contrario. Praticamente ogni aspetto della vita politica, sociale e comunitaria delle masse popolari è interessato dal fenomeno: dalla violazione del diritto al lavoro a quello del diritto alla salute, all’istruzione, alla casa; l’articolo 11, che vieta all’Italia il ricorso alla guerra per dirimere problemi e contraddizioni internazionali, è eluso fin dall’ingresso nella NATO, la UE ha stravolto la Costituzione (ad esempio, pretendendo e ottenendo l’introduzione del pareggio di bilancio). Fino all’aperta violazione della XII disposizione che vieta “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.

Nei fatti la Costituzione è rimasta un guscio vuoto! La difesa del guscio vuoto è FORMA, nella sostanza il guscio è stato svuotato con l’attacco e la progressiva eliminazione delle tutele, dei diritti e delle conquiste ottenute dalle masse popolari con le lotte dei decenni passati (di cui la stessa Costituzione è espressione, frutto della vittoria della Resistenza sul nazifascismo).

D’altro canto CasaPound e la sua scimmiottatura del fascismo del XX secolo è la parte più maleodorante della melma borghese e clericale del nostro paese che in questi anni è stata tollerata se non foraggiata permettendo un’ampia agibilità politica e mediatica da parte dei partiti delle Larghe Intese, PD compreso, che oggi denuncia il “ritorno del fascismo”. La verità è che Casa Pound e affini non sono altro che uno spauracchio che la borghesia imperialista e le Larghe Intese mettono in circolazione per indirizzare le masse popolari ad unirsi attorno al loro dominio, alle loro autorità, al loro sistema politico in crisi. Dalla svolta politica del 4 marzo 2018 sono diventati lo spauracchio più in uso per giustificare il voto utile come sta accadendo nella competizione elettorale per le elezioni regionali in Toscana (votare Giani che è il meno peggio sennò arrivano i fascisti!).

Quindi, le questioni sono due:

– la prima attiene al fatto che non si tratta di difendere il guscio vuoto della Costituzione, ma lottare per attuarne le parti progressiste che da sempre sono eluse o violate su esempio di quanto hanno fatto gli antifascisti oggi imputati

– la seconda attiene al fatto che è contrastando apertamente le politiche delle Larghe Intese che in Toscana (in particolare) vuol dire innanzitutto il PD che facciamo fronte all’avanzata della Lega, di Fratelli d’Italia e dei promotori aperti della mobilitazione reazionaria delle masse popolari.

Con il processo del 15 settembre avete l’opportunità di riempire quel guscio vuoto e di guadagnare credibilità a fronte di chi oggi promuove i valori di una vuota Resistenza a meri fini elettorali.

Partecipare alla mobilitazione e solidarizzare pubblicamente con gli antifascisti è vostro dovere ed è un’occasione per dare contenuto al vostro NO e dimostrare che non è solo un tentativo di difendere la vostra agibilità dentro le istituzioni e di recuperare qualche poltrona.

Silvia Fruzzetti,

Segretaria della Federazione Toscana del Partito dei CARC

 

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