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Incontro degli operai siderurgici e prove di coordinamento nazionale

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Settembre 3, 2020
in Resistenza n. 9/2020
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Sul numero 7/8 – 2020 di Resistenza abbiamo pubblicato la lettera a ai ministri Speranza, Catalfo e Patuanelli scritta dal alcuni operai di aziende siderurgiche in cui, in sintesi, venivano poste tre questioni urgenti su cui il governo deve intervenire: igiene e sicurezza sul posto di lavoro, diritti sindacali, nazionalizzazione della produzione siderurgica.

Quella lettera è stata il frutto del percorso iniziato durante il lockdown con gli incontri telematici fra operai siderurgici promossi da Camping-cig (operai ex-Lucchini di Piombino) attorno ai quali si è sviluppata una rete via via più ampia di operai. Sosteniamo fin dall’inizio questo percorso e vi contribuiamo: l’assemblea operaia organizzata a Terni lo scorso 27 giugno proprio sul futuro dell’AST e il tavolo sulla siderurgia organizzato alla Festa nazionale della Riscossa Popolare il 14 agosto rientrano in questo solco.

Ci soffermiamo qui, in particolare, sul tavolo del 14 agosto (su www.carc.it è stato pubblicato un esaustivo resoconto della discussione a cui rimandiamo), lo abbiamo organizzato per sostenere il percorso avviato da Camping-Cig, la costruzione del un coordinamento nazionale di operai della siderurgia e per promuovere la formazione di comitati operai, indipendentemente dalla sigla sindacale e dall’appartenenza o meno a un sindacato, in tutte le aziende siderurgiche dove riesce ad arrivare. Vi hanno partecipato una delegazione di Camping CIG di Piombino (composta da iscritti FIOM e USB) e un operaio (iscritto FIOM) delle Fonderie di Torbole (Brescia), un operaio (delegato FIOM) dell’AST di Terni e uno (delegato SGB) della Marcegaglia di Ravenna hanno mandato un loro contributo (il primo scritto e il secondo audio) e si è collegato telefonicamente un operaio (iscritto USB) dell’ex Ilva di Taranto.

Il tavolo è stato occasione per ragionare del bilancio dell’esperienza comune, per individuare i prossimi passi e per allargare il discorso:

– individuare la strada per dare seguito alla lettera ai ministri che, al momento, non ha ancora avuto risposta, usando a questo proposito anche le occasioni offerte dalla campagna elettorale per le regionali e la campagna referendaria;

– la definizione di una mobilitazione comune fra gli operai dei vari stabilimenti per rompere “il muro di gomma” contro cui “sono rimbalzate” le manifestazioni fino ad oggi organizzate sotto il Ministero dello Sviluppo Economico. A questo proposito, gli operai della Sanac di Massa (che producono laterizi necessari alla produzione di acciaio alla ex-ILVA di Taranto) hanno annunciato che si stanno organizzando per alzare il livello della lotta nello stabilimento di Massa, iniziativa che avrà inevitabili ricadute sulla produzione a Taranto. Per valorizzare questa iniziativa e disinnescare ogni possibile contrapposizione fra operai di diversi stabilimenti, la data scelta per la mobilitazione di Massa potrebbe coincidere con quella della mobilitazione comune su tutto il territorio nazionale;

– la presa di posizione in solidarietà a Marco Lenzoni (vedi Resistenza n. 7/8 – 2020 “La lotta contro l’obbligo di fedeltà aziendale”) che rafforza la più generale battaglia della classe operaia per la difesa delle tutele e dei diritti che la classe dominante sta smantellando (in questo caso la battaglia per abolire la legge sulla fedeltà aziendale – art. 2105 del codice civile – che adesso si tratta di sviluppare);

– l’approfondimento del confronto sulla parola d’ordine della nazionalizzazione e il ragionamento su come farla diventare (strumenti, forme) una parola d’ordine conosciuta e condivisa dalla classe operaia.

 

Di fronte all’irresponsabilità del governo e delle istituzioni che non riescono e non vogliono andare oltre il riconoscimento del problema dello smantellamento del settore, nel contesto di crisi che sta investendo tutte le aziende produttrici di merci, mentre Bonomi, il presidente di Confindustria, pretende una riforma “rivoluzionaria” dei contratti (nessun aumento di salario, maggiore precarietà degli operai), gli operai siderurgici hanno un ruolo speciale non solo nella resistenza alla morte lenta delle aziende (e del paese), ma nella spinta necessaria per cambiare a fondo il nostro paese. Per la società moderna l’acciaio è un prodotto decisivo e insostituibile, produrlo in modo sicuro e compatibile con l’ambiente è possibile, questi sono dati oggettivi. La consapevolezza di questi dati oggettivi deve dare forza agli operai per affrontare e superare le difficoltà che incontrano nel promuovere la mobilitazione e per mettersi alla testa della riscossa di tutta la classe operaia.

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