Le proposte sul piatto sono quattro:

1Promozione del “bene comune”. “Usciamo come paese dalla situazione” è, ad esempio, la posizione del M5S.
Se tu mangi due polli e io nemmeno uno, la media fa un pollo a testa, ma la realtà è che tu ti abbuffi e io faccio la fame. In vari denunciano che dagli anni ’80 del secolo scorso ha iniziato e ha continuato ad allargarsi la forbice tra profitti e rendite e redditi da lavoro e pensioni (cioè, terra terra, i ricchi sono diventati sempre più ricchi e i lavoratori sempre più poveri). I fautori del bene comune sono per la “redistribuzione della ricchezza”, come se questa forbice fosse dovuta al caso, ma i ricchi sono diventati sempre più ricchi perché i lavoratori sono diventati sempre più poveri (non per un colpo di fortuna o di genio per quanto riguarda i ricchi e per sfortuna o incapacità per quanto riguarda i lavoratori).
Il bene comune tra sfruttati e sfruttatori non esiste: quello che va bene per gli uni non va bene per gli altri e viceversa.

2 Uscita dall’UE e conquista (o riconquista) della sovranità monetaria e nazionale. Sicuramente è un passaggio obbligato, ma chi lo fa? Uscire dall’UE e la sovranità nazionale richiedono il coalizzare e costituire un governo d’emergenza di quelli che hanno interesse a uscire dall’UE. Altrimenti, diventa proporre l’alleanza impossibile tra operai e capitalisti (come diceva il non compianto Marchionne) contro l’UE. Per di più, in una situazione in cui nessuno dei grandi gruppi capitalisti e finanziari che hanno base in Italia è per uscire dall’UE. La contraddizione fondamentale in un paese imperialista come il nostro non è tra capitalisti “nostrani” e stranieri, ma tra borghesia e masse popolari! Che il padrone parli italiano, inglese o tedesco in fin dei conti per l’operaio che viene sfruttato non fa differenza!

3 Anticapitalismo. Noi comunisti siamo anticapitalisti, ma dobbiamo intenderci. Il capitalismo è un modo di produzione. Che cos’è un modo di produzione? È l’insieme dei procedimenti e delle relazioni tramite cui i lavoratori sono messi nelle condizioni necessarie per produrre e indotti lavorare. Nella società borghese è il capitalista che mette i lavoratori nelle condizioni di produrre e li induce a lavorare: li assolda in cambio di un salario, li fa lavorare e vende il prodotto del loro lavoro per valorizzare il suo capitale. Il profitto del capitalista smette di essere il motore della produzione se i lavoratori sono messi insieme e indotti a lavorare da qualcos’altro e da qualcun altro. Per questo non basta essere anticapitalisti: non basta essere contro il modo di produzione capitalista, bisogna essere per un modo diverso di produrre i beni e servizi che servono alla società per funzionare, perché una società non vive senza produzione di beni e servizi. Siamo contro il capitalismo, certo, ma per farla finita con il capitalismo bisogna costruire un modo diverso di mettere insieme i lavoratori per produrre. Non si tratta di inventarlo, ma di scoprire qual è il modo di produzione di cui la società borghese stessa ha creato i presupposti.

4 Instaurazione del socialismo. Socialismo vuol dire che le fabbriche, gli uffici, le aziende del trasporto, la grande distribuzione, le infrastrutture, gli ospedali e aziende (le aziende che producono beni e servizi) sono in mano pubblica, riorganizzati e gestiti secondo un piano finalizzato alle esigenze della popolazione, ai rapporti (di solidarietà, cooperazione e scambio) con altri paesi e alla tutela e miglioramento dell’ambiente (che è una delle grandi emergenze attuali). La gestione pubblica e pianificata delle attività produttive ha una premessa, cioè il governo del paese in mano alla classe che è interessata alla gestione pubblica delle aziende e dell’attività economica e un corollario, vale a dire l’accesso in massa della popolazione alla cultura e la sua partecipazione crescente alla gestione dello Stato, delle aziende e di ogni altra attività sociale: questa è la democrazia proletaria.

Tutto conferma e indica che abbiamo bisogno di farla finita con la proprietà privata delle aziende e con la libertà d’iniziativa dei capitalisti e di fare dell’attività economica un’attività pubblica, che abbiamo bisogno di instaurare il socialismo: 1) lo sfacelo a cui ci ha portato la libertà della borghesia di far valere nel mondo la legge della valorizzazione del capitale, libertà che la borghesia ha ripreso a seguito dell’esaurimento della prima ondata di rivoluzioni democratiche e socialiste suscitate in tutto il mondo dalla vittoria della Rivoluzione d’Ottobre e dalla costruzione dell’Unione Sovietica; 2) la superiorità del socialismo che la pandemia ha messo bene in luce (vedi articolo a pag. 1).

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