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La lotta contro l’obbligo di fedeltà aziendale

Teresa Noce by Teresa Noce
Luglio 8, 2020
in Resistenza n. 7-8/2020, Senza categoria
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Una delle armi più potenti in mano alla classe operaia e ai lavoratori del pubblico e del privato è la capacità di organizzarsi al riparo dagli occhi dei padroni, in forma clandestina, al di là dei canali ufficiali. Ricordiamoci che la classe dominante ha potere, certo, ma non vede e non sente tutto e non può far fronte all’organizzazione clandestina dei lavoratori che per lei è una spina nel fianco.
Il nemico non è invincibile, le masse popolari con il loro Partito Comunista lo sono!

 

Sullo scorso numero di Resistenza abbiamo scritto della vicenda di Marco Lenzoni, infermiere di Pontremoli (MS) convocato dalla commissione disciplinare dell’ASL Toscana Nord Ovest per aver “leso l’immagine dell’azienda”. La sua colpa? Aver denunciato la mancanza di idonei Dispositivi di Protezione Individuali (DPI) e le scarse condizioni di sicurezza per i lavoratori del suo ospedale. Marco, insieme al Comitato di Salute Pubblica della Lunigiana (CSP), ha dato vita a una campagna di informazione e sostegno a quanti, come lui, rischiano il licenziamento per avere reso pubbliche carenze e violazioni sul posto di lavoro. Il 9 giugno, giorno della sua convocazione di fronte alla commissione disciplinare dell’ASL a Livorno, il CSP Lunigiana ha organizzato fuori dall’ospedale un presidio molto partecipato, al quale hanno preso parte e portato la loro solidarietà i CSP di altre zone della Toscana, noi come Federazione Toscana del P.CARC, il FGC, Potere al Popolo, la USB e altri organismi che hanno aderito all’appello pur non intervenendo fisicamente al presidio. Nel momento in cui scriviamo l’articolo non conosciamo ancora la decisione dell’ASL, che ha 30 giorni per esprimersi, ma è certo che, comunque vada, il caso sollevato da Marco determinerà, ripercussioni importanti:

– l’eventuale condanna (licenziamento, sospensione, ecc.) renderà infatti ancor più manifesta l’iniquità del vincolo di fedeltà aziendale e accrescerà la consapevolezza che esso va abolito e che il Servizio Sanitario Nazionale va riformato dalla base, a partire dai suoi metodi di organizzazione e direzione;

– l’eventuale assoluzione, costituirà invece un precedente positivo, capace di infondere fiducia e spingere avanti chi è già nella stessa posizione di Marco o vorrebbe uscire allo scoperto (di fatto i vertici stessi dell’ASL si esprimerebbero contro l’obbligo di fedeltà aziendale).

Come Federazione Toscana ci siamo occupati prevalentemente di Lenzoni, ma siamo del tutto consapevoli che il suo è solo un caso tra mille (vedi quelli che coinvolgono i lavoratori della RSA Don Gnocchi di Milano o la vicenda del delegato CISL dell’ospedale San Giovanni di Dio di Firenze licenziato a seguito di un’intervista) e che per un lavoratore che denuncia ce ne sono decine che non lo fanno per paura, perché vengono intimiditi, ricattati o messi a tacere in vario modo.

Il vincolo di fedeltà aziendale (l’articolo 2105 del Codice Civile) è una legge infame, che campo sanitario, ha contribuito non poco all’aggravamento dell’emergenza Covid-19, coprendo spesso la gestione criminale dei dirigenti di ospedali, RSA, cliniche, ecc. sia pubbliche che private, procurando danni enormi all’intera collettività. La sua abolizione ci riguarda quindi tutti. Chi denuncia la mala gestione, l’insicurezza e il malaffare non deve essere punito, ma premiato! La tutela dell’immagine dell’azienda non vale certo più della salute dei lavoratori e degli utenti.

Ma l’abolizione della legge sulla fedeltà aziendale, come tutte le altre leggi e norme che proteggono la speculazione e il potere della classe dominante contro le masse popolari, non verrà certo “da sola”, per il buon cuore di qualcuno o semplicemente per la constatazione del fatto che, anche a senso comune, è una legge sbagliata. È una misura che le masse popolari devono imporre ai vertici della Repubblica Pontificia. Marco Lenzoni, mettendoci la faccia, ha aperto una via e indicato una strada agli altri lavoratori, ma la sua mobilitazione non basta. È necessario che sempre più lavoratori siano disposti a denunciare i crimini e le mancanze delle dirigenze aziendali, a organizzarsi e coordinarsi per non subire le ripercussioni del padrone e occorre che questa diventi una pratica diffusa e sistematica.

I parlamentari, gli amministratori regionali e locali, chi oggi vuole davvero difendere i lavoratori che vengono repressi e puniti per aver fatto il loro dovere, passino dalle parole ai fatti e portino nelle istituzioni e in Parlamento interrogazioni, proposte di modifica ed estensione della legge sul whistleblowing (che protegge chi denuncia) già esistente; che utilizzino il loro potere, la loro visibilità e le loro relazioni per rafforzare la mobilitazione popolare in solidarietà ai lavoratori delle aziende pubbliche e private repressi a causa di questi vincoli. Vogliamo fatti, non chiacchiere!

I lavoratori devono essere fedeli alla loro classe, non ai profitti e agli interessi dei padroni che li mandano al macello pretendendo pure che lo facciano a testa china! È necessario continuare a denunciare le precarie condizioni di sicurezza in tutti i luoghi di lavoro violando l’obbligo di fedeltà aziendale, anche attraverso l’anonimato!

 

La sezione di Milano del P.CARC ha deciso di avviare per i lavoratori dell’ATM (l’azienda del trasporto pubblico locale) il “Servizio di Segnalazione Anonima”, un bollettino in cui raccogliere e divulgare in forma anonima le denunce sulle condizioni di lavoro insicure, sulle decisioni arbitrarie dell’azienda, ogni cosa che riguardi le condizioni di lavoro che ledono i diritti, le tutele e gli interessi dei lavoratori. Il bollettino è un ottimo esempio del supporto pratico che il P.CARC può dare ai lavoratori che devono imparare sempre di più a utilizzare tutte le armi a loro disposizione. Laddove non ci sono le condizioni per una denuncia pubblica, essa può e deve essere fatta in maniera anonima, in sicurezza ma in maniera efficace di modo che raggiunga il numero più ampio di di lavoratori, di comitati, di organizzazioni e istituzioni.

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