Mentre molte attività bloccate dal lockdown stentano a ripartire dopo l’allentamento delle restrizioni (come le attività commerciali di piccoli esercenti o l’accesso ad alcuni servizi essenziali come la scuola!) ce n’è una che, non essendosi mai fermata, ora sta accelerando: quella dell’ampliamento di Camp Darby, il più grande arsenale Usa nel mondo fuori dagli Stati Uniti, situato tra Pisa e Livorno. Completato il taglio di circa 1.000 alberi nel Parco Regionale di San Rossore, è iniziata la costruzione di un tronco ferroviario che collegherà la linea Pisa-Livorno a un nuovo terminal di carico e scarico, attraversando il Canale dei Navicelli su un ponte metallico girevole. Il terminal, alto una ventina di metri, comprenderà quattro binari capaci di accogliere ciascuno nove vagoni e permetterà il transito di due convogli ferroviari al giorno che, trasportando carichi esplosivi, collegheranno la base al porto di Livorno attraverso zone densamente popolate. Dal 2017 nuove grandi navi, capaci di trasportare ciascuna oltre 6.000 veicoli e carichi su ruote, fanno mensilmente scalo a Livorno, scaricando e caricando armi che vengono trasportate nei porti di Aqaba in Giordania, Gedda in Arabia Saudita e altri scali mediorientali per essere usate dalle forze statunitensi, saudite e altre nelle guerre che si svolgono in Siria, Iraq e Yemen.

Il Comitato contro la nuova normalità della guerra recentemente ha, giustamente, denunciato gli incontri “clandestini” tra il console USA e il sindaco di Livorno Luca Salvetti e il fatto che con l’inizio della “fase due” del lockdown si è aperto il primo dei due cantieri previsti. È sempre più evidente che siamo di fronte alla militarizzazione di un intero territorio da parte di una potenza straniera che, oltre a violare apertamente l’Articolo 11 della Costituzione antifascista, compromette la sicurezza e la salute delle masse popolari.

Del resto, l’avanzare della crisi economica (la seconda crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale) genera contrasti a tutti i livelli e in tutti i paesi. La Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, per farvi fronte sovverte e colpisce su scala crescente ogni popolo che non si piega alla sua volontà e che non apre le frontiere alle sue scorrerie e sopraffazioni, ai suoi traffici e affari. Anche lo stato italiano è presente in vari scenari bellici e partecipa alle “guerre umanitarie” (il rapporto dell’ONU del 2017 ha documentato che il palese impiego delle bombe italiane e americane sui territori abitati dai civili nello Yemen, per esempio, ha causato oltre 30.000 morti). Al contempo, il nostro paese, è sottomesso agli imperialisti USA e l’appartenenza alla NATO ne è una delle forme più evidenti con l’occupazione di circa 90 basi militari americane, oltre a tutte la basi italiane USA e NATO (Camp Darby, PISC – Poligono Interforze del Salto di Quirra in Sardegna base NATO, ecc.).

In questi anni ci siamo impegnati nel portare avanti la lotta contro la militarizzazione del territorio; la lotta per sviluppare la solidarietà di classe con i popoli oppressi dall’imperialismo e oggetto delle aggressioni militari, sanzioni economiche, ecc.; ci siamo impegnati e ci impegniamo nel sostenere e sviluppare il coordinamento tra organismi e compagni, internazionalisti e antimperialisti e noi stessi ci siamo prodigati nel contribuire alla formazione di alcuni di questi organismi, soprattutto sul territorio di Pisa, come il Fronte Antimperialista Pisano (FAP).

Ai fini del dibattito che intendiamo sviluppare con i tanti compagni devoti alla causa dell’antimperialismo e dell’internazionalismo proletario, riteniamo necessario puntualizzare alcuni aspetti fondamentali circa l’orientamento che deve guidarci nella lotta contro la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, UE e sionisti nell’ottica di sviluppare la discussione circa: la fase, gli obiettivi strategici e i compiti immediati dei comunisti per sviluppare efficacemente una lotta antimperialista.

– Come Partito promuoviamo e sosteniamo l’attività di organismi e coordinamenti che lottano contro la militarizzazione del nostro territorio, contro le aggressioni imperialiste a danno dei popoli oppressi e per la solidarietà di classe, consci che la lotta antimperialista è parte integrante della rivoluzione socialista e che ha senso (cioè è efficace) solo nella misura in cui contribuisce a questo obiettivo e nello specifico alla rinascita del movimento comunista, a organizzare e mobilitare le masse popolari, con alla testa la classe operaia, per imporre un governo che sia loro espressione. Per estensione di questo ragionamento, quindi, riteniamo che la lotta per la sovranità nazionale non sia contrapposta o alternativa alla rivoluzione socialista e all’internazionalismo proletario ma che sia, al contrario, un suo diretto presupposto. In questo senso lottare per imporre un Governo di Emergenza Popolare nel nostro paese, cioè lavorare alacremente per fare la rivoluzione socialista qui, in un paese imperialista e in cui la formazione di un simile governo è strumento (stante le specificità del nostro paese) per avanzare nella rivoluzione, è il contributo migliore e più funzionale che possiamo dare alla lotta dei popoli oppressi. Questa è la forma che deve assumere la lotta antimperialista. Del resto, ce lo insegna il bilancio dell’esperienza del primo movimento comunista, in particolare dell’Unione Sovietica che assunse il ruolo di base rossa mondiale sostenendo le rivoluzioni proletarie in tutto il mondo. Dunque, senza legame con la lotta per il socialismo, l’antimperialismo “astratto” è, o diventa, uno strumento in mano a questa o quella fazione della Comunità Internazionale nella guerra tra bande (i gruppi imperialisti UE usano i sentimenti antimperialisti per mobilitare le masse contro gli imperialisti USA o si fanno promotori dei diritti civili per insidiare il governo russo o cinese, i gruppi imperialisti USA usano la lotta per l’autodeterminazione del popolo curdo contro il Presidente Assad, ecc.). Il tratto comune a ogni “fazione” è che le masse popolari dei paesi imperialisti e dei paesi oppressi sono considerate sempre alla stregua di massa di manovra al servizio della classe dominante. L’unico modo per allentare la morsa della Comunità Internazionale degli imperialisti sui popoli e paesi oppressi, per sottrarre il territorio italiano dalle scorrerie degli imperialisti USA, per ritirare i soldati italiani dalle missioni all’estero, per impedire il commercio “legale” e illegale di armi è liberare l’Italia dal carro della UE, della NATO, dello Stato di Israele e del Vaticano e schierarla al fianco dei popoli e dei paesi oppressi. Il primo passo in questa direzione è che le masse popolari impongano il loro governo di emergenza, il secondo, quello decisivo, è che la classe operaia prenda il potere e faccia dell’Italia un nuovo paese socialista. Questa è l’opera a cui chiamiamo gli antimperialisti e gli internazionalisti del nostro paese.

– Anche nel nostro paese è diffusa la tendenza, fra chi si definisce antimperialista, a schierarsi come tifoso per il governo del paese oppresso che resiste alle aggressioni e all’oppressione della Comunità Internazionale degli imperialisti UE, USA e sionisti. Da inizio anno è la volta dell’Iran, il cui governo ha minacciato rappresaglie contro gli USA per l’omicidio del generale Soleimani. Sia chiaro, esprimere solidarietà e sostegno ai governi e alle masse popolari dei paesi oppressi che resistono alla Comunità Internazionale e ai loro esponenti e dirigenti è giusto: la loro resistenza rafforza oggettivamente la resistenza di tutte le masse popolari, anche di quelle dei paesi imperialisti. Ma limitarsi allo schieramento e al “tifo” è sbagliato, perché devia la discussione rispetto ai compiti dei comunisti e la porta sul terreno dell’ opinionismo. E’ controproducente fare battaglie campali pro o contro il governo iraniano, pro o contro Assad, pro o contro il diritto all’autodeterminazione del popolo curdo: è un modo arretrato di guardare alle cose che alimenta divisioni e schieramenti sulla base della propaganda di regime e svia dai reali interessi della classe operaia e delle masse popolari, che noi dobbiamo invece mettere al centro. Noi sosteniamo ogni governo, ogni paese e le masse popolari di ogni paese che si ribellano alla Comunità Internazionale degli imperialisti UE, USA e sionisti e anzi riteniamo che un governo del nostro paese che faccia davvero gli interessi dei lavoratori debba avviare con loro relazioni di solidarietà e cooperazione. La resistenza dei popoli oppressi ci parla del presente e del futuro: ci parla del presente poiché incarna la lotta contro la borghesia imperialista e ci dimostra che essa è possibile, ci parla del futuro perché incarna la necessità di un ordinamento mondiale superiore in cui ogni paese e ogni popolo vive in pace, prospera e collabora reciprocamente, ci parla in definitiva della necessità del socialismo. Anche nei paesi oppressi che si ribellano all’imperialismo ci sono contraddizioni fra la classe dominante e le masse popolari. Esistono in Iran, in Siria, in Palestina e ovunque: si tratta della stessa contraddizione di classe che esiste, in forme diverse ma la sostanza è la stessa, in Israele, negli USA, in Francia, in Italia, ecc. Questa è la principale contraddizione della società contemporanea che si esprime al massimo livello nei paesi imperialisti con la contraddizione fra classe operaia e borghesia imperialista. Ogni teoria o analisi “geopolitica” che elude questa contraddizione è campata per aria, è un’arma di distrazione di massa. In sostanza: ogni l’antimperialismo che tralascia la questione di classe è diversione dalla lotta per il socialismo.

– Nel particolare e concreto del lavoro che dobbiamo fare qui in Italia riteniamo che nell’immediato occorra mettere al centro la mobilitazione e il coordinamento delle organizzazioni operaie e popolari affinchè premano e denuncino a livello tanto locale quanto nazionale le politiche di aggressione e di asservimento del nostro paese alla NATO. Ci sono tanti esempi che illuminano la via pratica che dobbiamo perseguire per contribuire alla lotta in solidarietà ai popoli oppressi e contro le manovre guerrafondaie dei nostri governi. Concretamente bisogna prendere a esempio, sviluppare ed estendere, le iniziative di controllo popolare che associazioni e partiti politici hanno portato avanti sulla base NATO di Camp Darby e che si sono interrotte. L’interruzione di questa preziosa attività da parte di organismi quali, ad esempio il FAP, riteniamo che non sia solo e principalmente il frutto del lockdown (tante cose potevano essere fatte e molte ne abbiamo proposte in quell’ambito) ma la mancanza di un orientamento adeguato circa i compiti della fase, circa l’aspetto principale ai fini di un’efficace lotta contro la militarizzazione del nostro territorio che è, per l’appunto, lo sviluppo della mobilitazione popolare. A noi sta il compito di trovare le forme adeguate per intercettare l’interesse delle masse popolari su questi aspetti: farlo non è semplice ma gli appigli che le contraddizioni del campo nemico ci offrono sono innumerevoli, usiamoli! (è ormai senso comune il fatto che finanziare le attività militari a scapito di sanità e istruzione sia un’ingiustizia sempre meno sopportabile, per esempio).

Altro esempio è quello del CALP di Genova (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali) che è sceso in lotta per bloccare gli imbarchi di materiale bellico su una nave saudita. Perché, quindi, non provare a esportare la loro esperienza (anche parzialmente al netto delle differenze di contesto) promuovendo la sensibilizzazione dei lavoratori del porto di Livorno per boicottare l’accesso alle navi da guerra usando tutte le leve a nostra disposizione come la pressione sull’amministrazione locale e regionale. Questo punto dev’essere agitato con forza approfittando anche delle imminenti elezioni regionali per costringere le forze politiche a prendere posizione; ad attivarsi contro le iniziative militariste degli imperialisti americani; per mettere al centro dell’agenda politica quello che serve realmente alle masse popolari (soprattutto quelle che si proclamano “amiche delle masse popolari” e quindi intervenire su candidati quali Tommaso Fattori di Sì Toscana a Sinistra e Irene Galletti del M5S, un primo momento sarà il dibattito dedicato proprio alle elezioni regionali che svolgeremo l’11 agosto a Marina di Massa nell’ambito della Festa Nazionale di Riscossa Popolare e a cui invitiamo tutti quanti a partecipare: vedi qui)

E ancora, in questi giorni il Movimento No Mous in Sicilia sta riprendendo la mobilitazione contro le antenne americane installate a Niscemi per l’otto agosto hanno, infatti, promosso una mobilitazione che arriverà fino ai cancelli della base (vedi qui). Anche questo è un esempio positivo di mobilitazione popolare che va sostenuto e con cui possiamo e dobbiamo sviluppare forme di confronto e coordinamento (solidarietà reciproca, iniziative congiunte, scambio di esperienza, ecc.).

Questa è la via che riteniamo essere la più efficace per riprendere un intervento e una lotta anche sulla questione di Camp Darby, questo è il contributo che come Partito dei CARC ci sentiamo di portare ai tanti compagni impegnati sul fronte della lotta antimperialista affinché sia alimento della costruzione dell’unica soluzione strategica tanto per le masse popolari dei paesi oppressi quanto per quelle dei paesi imperialisti: il socialismo.

Federazione Toscana del Partito dei CARC

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