La pandemia da Covid-19 ha sconvolto il mondo. Essa è sorta e si è sviluppata nel contesto creato dalla crisi generale del capitalismo e, per la gestione criminale che ne è stata fatta, ha provocato centinaia di migliaia di morti in gran parte evitabili, ha mostrato tutte le storture e le ingiustizie della società capitalista e le ha alimentate, ha mostrato che la classe dominante non può e non vuole dirigere la società per tutelare le masse popolari e che queste sono per essa solo carne da macello da sacrificare sull’altare del profitto. Questi mesi di pandemia ci hanno, però, confermato che di fronte a ogni problema, a ogni contraddizione provocata dalla crisi, di fronte a ogni manifestazione di degrado materiale e morale determinato dalle politiche della classe dominante, le masse popolari possono e devono organizzarsi e imparare a imporre le loro soluzioni, quelle che rispondono ai loro interessi e quando lo fanno diventano una forza inarrestabile, il motore della trasformazione della realtà.

L’epidemia ha prodotto un salto di qualità nella crisi del sistema politico della borghesia: si è infatti indebolita la capacità della borghesia imperialista di dare un indirizzo unitario e coerente all’attività del suo Stato e della Pubblica Amministrazione e di imporre alle masse popolari l’obbedienza a leggi e ordinanze delle sue autorità. Questo per la borghesia imperialista (nel nostro paese, i vertici della Repubblica Pontificia) è un problema, per noi comunisti è principalmente un’occasione favorevole al rafforzamento del nuovo potere.

Questo il contesto in cui a settembre (anche se non è ancora ufficiale) si svolgeranno le elezioni regionali e amministrative in alcune importanti regioni e città. Abbiamo più volte scritto di come le elezioni, e in particolare quelle amministrative e regionali, siano occasione in cui l’attenzione delle masse popolari verso la vita politica dei propri territori si eleva. La campagna elettorale sarà, quindi, un momento da usare tanto per entrare nelle contraddizioni del teatrino della politica borghese, ma soprattutto per alimentare la costruzione di organismi operai e popolari sul territorio, rafforzare l’azione e l’orientamento di quelli esistenti e il loro coordinamento.

L’aspetto decisivo di questi appuntamenti elettorali sarà la capacità delle organizzazioni operaie e popolari e dei comunisti di incalzare i candidati che si dichiarano “amici delle masse popolari” perché facciano fin da subito ciò che promettono di fare una volta eletti, perché si mettano al servizio delle masse popolari. Per questo movimento di incalzo e spinta sui candidati sarà decisiva la spinta degli organismi operai e popolari esistenti a promuovere un’azione autonoma per attuare le misure a cui la nuova amministrazione dovrebbe dare organicità e continuità con la propria azione di governo del territorio. Non chiacchiere e promesse quindi ma sostegno, appoggio e collaborazione attiva con le masse popolari in lotta per l’attuazione delle misure che servono a fronteggiare la crisi sanitaria, economica e sociale in corso.

Quali sono queste misure? Cosa occorre far fare ai candidati e agli eletti?

Ogni gruppo di lavoratori, ogni comitato o organismo operaio e popolare deve mobilitarsi per pretendere l’assunzione pratica delle seguenti dodici misure, per le quali ogni candidato, ogni sindaco, governatore di regione ed eletto nelle istituzioni deve essere incalzato perché metta a disposizione delle organizzazioni di base le sue relazioni, visibilità, autorevolezza e i suoi poteri.

  1. Assunzione immediata e con procedura d’emergenza del personale sanitario necessario alla cura dei contagiati e degli altri malati, stabilizzazione di tutto il personale precario, integrazione del personale di Emergency, di Medici Senza Frontiere e di altre organizzazioni simili operanti nel nostro paese.
  2. Requisizione senza indennizzo degli ospedali privati e degli edifici vuoti di proprietà delle grandi immobiliari, del Vaticano, delle Congregazioni e Ordini religiosi e dei ricchi, impiego degli ospedali e di tutte le risorse sanitarie delle Forze Armate, riapertura dei presidi ospedalieri chiusi, uso degli edifici vuoti a disposizione dello Stato, delle Regioni, dei Comuni e di altri enti pubblici per allestire in tempi rapidi reparti di terapia intensiva e posti letto.
  3. Conversione, organizzata su scala nazionale e con una visione d’insieme, delle aziende che possono facilmente produrre presidi per la cura dei malati, per la protezione del personale sanitario negli ospedali e per la prevenzione dei contagi nelle aziende e nelle zone d’abitazione
  4. Sanificazione – con frequenza decisa in base al rischio di esposizione al contagio – di ospedali, aziende, supermercati, farmacie e altri centri di distribuzione di beni e servizi essenziali, strutture residenziali per anziani, disabili, carceri, campi di concentramento degli immigrati e di tutte le strutture e luoghi d’abitazione e lavoro, strade e mezzi di trasporto
  5. Distribuzione alla popolazione e fissazione amministrativa dei prezzi a cui vengono venduti i presidi sanitari e dispositivi di protezione individuale (DPI)
  6. Garanzia di salario dignitoso e condizioni di lavoro sicure a chi continua a lavorare per produrre beni e servizi necessari, blocco dei licenziamenti, stabilizzazione dei precari e nuove assunzioni a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.
  7. Chiusura temporanea delle aziende finché la loro produzione non diventa indispensabile per la popolazione, garanzia di salario pieno ai lavoratori per tutto il tempo in cui le aziende restano ferme, blocco dei licenziamenti e prolungamento dei contratti precari.
  8. Integrazione delle produzioni essenziali svolte da lavoratori autonomi e assegnazione di un reddito dignitoso e sospensione di tasse, mutui, ecc. per i lavoratori autonomi che non svolgono attività essenziali.
  9. Mobilitazione dei disoccupati con assegnazione di un salario e, su base volontaria, dei lavoratori delle aziende temporaneamente chiuse, degli studenti che hanno superato la maggior età e dei pensionati in buona salute, per svolgere le attività necessarie alla lotta all’epidemia.
  10. Indulto per i detenuti sociali e loro assegnazione a lavori utili per far fronte all’epidemia, con assegnazione di un salario e di un’abitazione a chi ne è privo; lo stesso per i migranti attualmente reclusi in centri comunque denominati.
  11. Sospensione degli sfratti a tempo indeterminato, assegnazione di un’abitazione dignitosa a chi ne è privo o vive in abitazioni insalubri e che non garantiscono dal contagio.
  12. Mobilitazione delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate per i controlli negli ospedali e nelle aziende, per impedire speculazioni e usura, per i lavori utili a far fronte all’epidemia, integrazione con Brigate di Solidarietà.

Queste sono le misure urgenti che occorrono per fronteggiare l’emergenza in corso. Il ruolo decisivo per cui queste misure diventino realtà sta alle masse popolari organizzate e ai comunisti. La campagna elettorale renderà più fertile il terreno per inchiodare candidati, eletti e amministratori locali alle proprie responsabilità. Sarà una scuola pratica in cui imparare a dirigere dal basso i territori e a selezionare quegli esponenti del mondo politico, sindacale e culturale che potranno godere della fiducia delle masse popolari organizzate. Un sommovimento generalizzato che sui territori dovrà confluire nella battaglia per la costituzione di Amministrazioni Locali d’Emergenza, amministrazioni che rompono con l’asservimento al governo centrale e con il ruolo di esattori e aguzzini a cui sono relegate e iniziano ad agire su spinta di una rete diffusa di organizzazioni operaie e popolari che indicano loro, caso per caso, i provvedimenti da prendere e che si mobilitano per la loro attuazione.

Le Brigate di Solidarietà, gli operai combattivi che si sono mobilitati durante il lock-down, gli operatori sanitari prima chiamati eroi e poi abbandonati a loro stessi, gli abitanti di quartieri e città che lottano per la casa, il lavoro, la salute e l’ambiente, sono i protagonisti e l’ago della bilancia di questa battaglia. Tanto più si getteranno, guidati dai comunisti, con fiducia nella battaglia per imporre la propria direzione dei territori, tanto più il sistema politico delle masse popolari (la rete di governo dal basso di isolati, quartieri e città) si rafforzerà e prenderà sempre più forma, tagliando la strada e togliendo spazio al sistema politico dei padroni.

Avanti compagne e compagni,
abbiamo un paese da conquistare, usiamo ogni appiglio e facciamo irruzione nella prossima campagna elettorale!

Marco C.

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