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[Toscana] Sulla manifestazione del 20 giugno a Firenze: “Salviamo la costituzione!”

Federazione Toscana by Federazione Toscana
Giugno 29, 2020
in Federazione Toscana, Federazione Toscana
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Sabato 20 giugno si è svolta a Firenze in piazza Santa Croce la manifestazione “Salviamo la costituzione”, indetta dal Movimento 3V (vaccini vogliamo verità).

L’iniziativa ha raccolto molta attenzione da parte di tante compagne e compagni della base rossa, non solo per la presenza in piazza di oltre 10 mila persone ma anche per i contenuti e le parole d’ordine propagandate dal palco e rilanciate nei giorni successivi su stampa e social.

Si è innescato un dibattito tra i compagni della base rossa, anche tra le nostre file, circa la legittimità o meno di quella piazza, su quali siano le reali intenzioni dei promotori, se e come i comunisti ci debbano intervenire.

Noi compagni del Partito dei CARC siamo convinti che i comunisti debbano intervenire ovunque ci siano le masse popolari, indipendentemente da chi le organizza, mobilita e orienta. Per tanto, come Federazione Toscana abbiamo deciso di prendere parte alla manifestazione senza aderire e senza portare né bandiere né materiale di propaganda, per fare inchiesta cioè con l’obiettivo di capire quali fossero le rivendicazioni che hanno spinto in piazza tante persone, e per ascoltare gli interventi dei relatori.

La realtà ci mette di fronte al fatto che tra le masse popolari cresce giorno dopo giorno il malcontento per il corso delle cose determinato dalla borghesia e dai partiti delle Larghe Intese (dal PD a Forza Italia passando per la Lega e Fratelli d’Italia). Questo malcontento sempre più si trasforma in mobilitazione e assume forme organizzate. In alcuni casi assume la forma di movimenti popolari come il NO TAV o il NO TAP, in altri casi quella di comitati di lotta autorganizzati (di operai, disoccupati, occupanti casa, ecc.). In altri casi è invece orientato da organizzazioni di movimento (ad esempio l’ex OPG di Napoli), da sindacati di base e alternativi, della sinistra borghese di vecchio tipo (PRC e affini) e nuovo tipo (M5S) o dai sindacati confederali. In altri, ancora, da esponenti del PD (nel disperato tentativo di recuperare seguito), della Lega o addirittura dagli scimmiottatori del fascismo del XX secolo. La storia della Resistenza antifascista ci insegna che i comunisti devono intervenire in tutti gli ambiti dove ci sono le masse popolari per orientarle, distinguendo le contraddizioni in seno al popolo da quelle tra masse popolari e borghesia (tra oppressi e oppressori). Compito dei comunisti, è innanzitutto quello di imparare a conoscere le espressioni soggettive della resistenza, i torrenti e i rivoli in cui essa si compone sul nascere: composizione di classe, tendenze, parole d’ordine, organismi, individui. Dobbiamo smettere di vedere tutte le iniziative di resistenza (da quelle promosse dalla classe operaia, a quelle dei lavoratori autonomi, dai movimenti per l’ambiente, a quelli per i diritti civili) come slegate tra loro, casuali, cioè determinate dall’azione individuale dei promotori. Le caratteristiche dei promotori ne determinano le forme, ma non c’è promotore che riesca a mobilitare le masse quando la condizione di queste non le spinge a farlo. Chi crede che la borghesia sia in grado di architettare, organizzare, inventare movimenti dall’alto non ha una visione scientifica della realtà, cioè non ha una comprensione materialista-dialettica della realtà, è perso nelle teorie del “piano del capitale” che sono la fonte della sua stessa demoralizzazione e sfiducia nei confronti delle masse e del cambiamento. Chi vuole realmente invertire il corso delle cose, chi si dichiara comunista e ha come aspirazione fare dell’Italia un nuovo paese socialista, deve imparare a vedere in ogni iniziativa concreta il manifestarsi della causa unitaria e universale che contrappone le masse popolari al corso delle cose e alla borghesia imperialista: vedere l’aspetto che unisce le masse popolari che resistono (comunemente) al procedere della crisi del sistema capitalista, sebbene sotto bandiere differenti, con parole d’ordine specifiche. L’errore sta nel vedere solo le bandiere e le parole d’ordine specifiche: ciò che divide e non ciò che unisce.

La continua necessità di trovare soluzioni concrete agli effetti della seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale, spinge le masse popolari a rompere legami e abitudini del passato. Alcuni individui si avviliscono e demoralizzano, altri invece resistono: cercano una via per resistere e cambiare. La presenza nella piazza del 20 giugno di decine di migliaia di persone è sicuramente espressione di questa seconda tendenza positiva.

Entrando nel merito dei contenuti della piazza del 20 giugno, uno degli aspetti positivi è che i promotori hanno dichiarato di voler utilizzare i principi costituzionali per opporsi all’eliminazione delle conquiste del passato: sanità pubblica, scuola, ecc. Dal palco si sono alzate parole di fuoco contro l’incapacità della classe politica delle Larghe Intese di porre rimedio alle sofferenze che la crisi della società borghese genera e genererà tra le masse popolari. È stata ribadita la funzione sociale della proprietà privata, così come da Costituzione, proclamata la necessità di prendere il governo del paese attraverso l’attuazione di un programma fondato sui principi costituzionali, indicato la strada da percorrere per costruire questo governo attraverso il rafforzamento e il coordinamento dei mille focolai di resistenza sparsi in tutto il paese.

Ebbene, solo lo sviluppo e la spinta delle masse popolari che noi comunisti dobbiamo organizzare in organizzazioni operaie e popolari metterà alla prova, spingerà nella pratica, i promotori della manifestazione a essere conseguenti nei fatti. Se si metteranno all’opera per sostenere praticamente la mobilitazione delle masse, faranno un buon servizio. Nel caso in cui non lo facessero, e quindi prevalesse la linea di costruire l’ennesimo cartello elettorale (non dimentichiamoci l’approssimarsi delle elezioni regionali), perdendosi nell’inconcludenza dell’elettoralismo, i promotori del Movimento 3V saranno scalzati e isolati dalle masse popolari stesse. Il Movimento 3V, così come tutti gli esponenti politici locali che si stanno organizzando per le prossime elezioni regionali, devono mettersi all’opera per sostenere le masse popolari nell’attuare in modo coordinato e organizzato le misure che servono e finalizzare la campagna elettorale ad alimentare il movimento e l’organizzazione dei lavoratori, delle donne, degli studenti; assumere le battaglie dei lavoratori per l’adozione dei DPI piuttosto che quella contro i vincoli di fedeltà aziendale che cercano di imbavagliare chi denuncia quello che non funzione sui posti di lavoro come accaduto a Marco Lenzoni o al delegato sindacale della CISL di Firenze (vedi qui: https://www.carc.it/2020/06/22/toscana-solidarieta-al-delegato-della-cisl-licenziato-a-causa-dei-vincoli-di-fedelta-aziendale/).

Aggiungiamo che, certamente, alcune delle parole d’ordine portate dai promotori del Movimento 3V sono discutibili ma l’adesione delle masse popolari a tali parole, come “basta scienza!” e “vogliamo libertà” e, di conseguenza, il rifiuto di adottare misure come indossare i dispositivi di protezione individuali o di mantenere le distanze di sicurezza, sono l’espressione del disorientamento delle masse di fronte al comportamento schizofrenico del Governo Conte bis che ha imposto il distanziamento sociale solo per alcuni e solo in alcuni casi che poco hanno a che vedere con la prevenzione del virus ma che hanno invece molto a che vedere con la salvaguardia dei suoi interessi. È valido infatti per le masse popolari quando si tratta di reprimerne la mobilitazione ed eliminare gli spazi di agibilità politica ma, al contrario, non valgono per gli operai che lavorano per il profitto dei padroni. Analogo discorso va fatto rispetto alle sanzioni previste contro coloro che passeggiano soli per la strada senza DPI che, a quanto pare, non si applicano a chi manda in corsia il personale sanitario a cui gli stessi dispositivi di protezione individuale non sono mai stati forniti. Come non dubitare, quindi, della veridicità di ciò che la borghesia ci propina quotidianamente rispetto ai dati, ai risultati della gestione della pandemia, a cosa sia davvero il Coronavirus e quali ne siano gli effetti o le cure?

“Basta scienza” o “vogliamo libertà” sono sintesi sbagliate ma che partono da domande giuste: chi oggi ha in mano la scienza? Quali interessi difendono virologi che prima hanno descritto il Coronavirus come una banale influenza e poi, un mese dopo, l’hanno equiparato alla Spagnola?

È per contrastare l’intossicazione e il terrorismo psicologico di massa che come Carovana del (n)PCI abbiamo promosso la costruzione di una commissione d’inchiesta popolare per la quale ciascuno può portare il proprio contributo in termini di reperimento dati, informazioni o analizzando i dati “ufficiali” divulgati dalla protezione civile (il frutto di questo primo lavoro è il vademecum reperibile sul nostro sito: https://www.carc.it/vademecum-covid-19/) ed è perché siamo convinti che nessuna soluzione possa arrivare dall’alto cioè dagli artefici di questo disastro che sosteniamo il protagonismo dei lavoratori affinché si organizzino nel gestire e contrastare la diffusione del Coronavirus, come hanno dimostrato di saper fare in questi mesi organizzandosi nelle fabbriche, imponendo al governo e ai padroni lo stop delle produzioni non indispensabili al superamento dell’emergenza e pretendendo tutele e le misure di sicurezza adeguate per i lavoratori delle produzioni necessarie.

Questi sono i contenuti e le esperienze che i comunisti devono portare e su cui devono spingere le masse popolari e gli esponenti politici, anche quelli raccolti nella piazza del 20 giugno a Firenze, una piazza che può e deve diventare parte integrante del processo di costruzione del Governo di Blocco Popolare: questo è l’unico modo per valorizzare e dare uno sbocco positivo a questo ennesimo movimento frutto del crescente distacco delle masse popolari dalla politica delle Larghe Intese!

Rappresentanti politici come Sara Cunial e i tanti relatori che si sono alternati sul palco devono contribuire alla costruzione di questo governo mettendosi a disposizione dei tanti “focolai di rivolta” sostenendoli e rafforzandoli nella maniera e nelle forme in cui possono farlo stante il ruolo che ricoprono. Le mille mobilitazioni che quotidianamente nascono e si sviluppano su tutto il territorio nazionale, da quelle dei lavoratori salariati a quelle dei lavoratori autonomi, sono il terreno pratico sul quale la classe operaia e il resto delle masse popolari imparano a lottare contro i capitalisti italiani e stranieri, i loro agenti e alleati (UE, BCE, NATO, FMI, ecc.).

Il Partito dei CARC sostiene e organizza tutti coloro che vogliono immettersi in questo processo per costruire il governo che serve alle masse popolari, il Governo di Blocco Popolare e per avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista!

Federazione Toscana del Partito dei CARC

 

 

Federazione Toscana del Partito dei CARC

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