Partiamo da una considerazione: la classe dominante non riesce più a governare il mondo con i modi e le procedure, gli istituti e i meccanismi, con ha governato in passato. Nel giro di pochi anni e, in questa fase, addirittura mesi e settimane, sono state riviste, messe da parte, modificati, una serie di strumenti che la borghesia imperialista utilizzava per poter mantenere il suo ruolo di dominio e potere. Accantonato il patto di stabilità (“temporaneamente”, ma si fa per dire… la crisi non si risolverà), i gruppi imperialisti europei per bocca dei suoi maggiordomi al governo dei vari paesi, hanno dovuto violare quei procedimenti fino a ieri consolidati e promettere miliardi di soldi pubblici per far fronte all’emergenza Covid-19, aumentare il debito pubblico, immettere (in una certa misura) liquidità nelle tasche delle masse popolari e prendere una serie di provvedimenti urgenti.

Partiamo da questa considerazione perché i tanto acclamati Stati Generali dell’economia sono la cartina tornasole della difficoltà della classe dominante di trovare soluzioni alla crisi, della necessità che ha di rattoppare o creare nuove istituzioni/procedure per far fronte alla crisi economica (quelle che Marx chiamava “FAUS”: alcune stanno saltando, la classe dominante cerca di crearne altre), della grande opera di intossicazione che i governi dei vari paesi imperialisti devono promuovere per tenere a bada le masse popolari con la retorica dell’unità nazionale e della “collaborazione” per uscire dalla crisi.

Il governo Conte 2 ha difficoltà a trovare soluzioni alla crisi: questo perché non può trovarle. Gli interessi in campo sono due: quelli della classe dominante (il Vaticano, gruppi imperialisti UE, USA, sionisti, organizzazioni criminali, istituti finanziari, industriali) e quelli delle masse popolari (operai, dipendenti pubblici, piccole partite IVA, precari, disoccupati) e non esiste conciliazione tra loro. Ogni governo è costretto tra scegliere di inondare di soldi pubblici i padroni, rendere lo Stato garante per i prestiti che le grandi aziende chiedono al circuito bancario, farsi garante della salvaguardia degli interessi del mercato finanziario, e scegliere di salvaguardare i posti di lavoro, sostenere il reddito di milioni di persone, rimettere in piedi la sanità pubblica potenziandola e rendendola accessibile a tutti, rimettendo sotto il controllo e la gestione pubblica tutti quei settori strategici dell’economia che negli ultimi 40 anni sono stati svenduti, privatizzati, smantellati per favorire il “libero mercato”. Qualsiasi ricetta i vari governi penseranno o tenteranno di mettere in campo per uscire dalla crisi è velleitaria, nel migliore dei casi palliativa e temporanea: alimenterà soltanto le contraddizioni già esistenti ed esaspererà ancora di più il divario tra le classi. Il (nuovo) PCI, nel Comunicato CC 18/2020 – 28 maggio 2020 afferma: “Dotti economisti della sinistra borghese (cioè portavoce di quelli che sono malcontenti di come vanno le cose, ma non vogliono sentir parlare di socialismo e il comunismo: roba vecchia, loro sono per il nuovo, per il postmoderno… per il capitalismo!) dimostreranno a chi li ascolta o li legge che di soldi ce ne vogliono di più o che chi li annuncia non li darà o non ha il potere e la sincera intenzione di metterceli, non è in grado di metterceli. E avranno ragione: loro di merda se ne intendono perché di merda da decenni si occupano. Berlusconi vi dirà che se i soldi arrivano sono benvenuti. Matteo Salvini vi dirà che non arriveranno se non diamo a lui i pieni poteri. Giuseppe Conte ha già annunciato i sette campi in cui il suo governo li impiegherà.

Ma il nostro principale problema non è se ce li metteranno o no tutti quei soldi, se sono sinceri o no a prometterli, se quei soldi bastano o no. La soluzione dei nostri mali non è il capitale. La soluzione dei nostri mali è imparare a fare a meno dei capitalisti e del capitale, perché il modo di produzione capitalista è la sorgente dei nostri mali”.

Il governo Conte 2 ha la necessità di rattoppare e farsi promotore della creazione di nuove istituzioni e procedure per mediare tra questi due interessi: tanto più avanza la crisi e tanto più lo Stato ha un ruolo decisivo nel porre un freno all’emorragia di profitti e al buio cupo verso cui procedono gli affari dei capitalisti. Non a caso FCA, Atlantia-Benetton, Bonomi, ABI e altri stanno facendo pressioni sul governo per spartirsi la torta dei soldi pubblici che verranno stanziati per far fronte all’emergenza. Gli “Stati Generali dell’economia” sono solo un tentativo disperato di tenere insieme gli interessi dei gruppi di capitalisti in concorrenza tra loro, accordandoli sulla destinazione degli stanziamenti economici e su quanto riguarda la redditività di questa situazione per i padroni. Per certi aspetti una caricatura della tanto paventata “unità nazionale” per affrontare l’emergenza. Gli “Stati Generali”, al modo della borghesia, dimostrano (sono una delle tante prove) che non si può pensare di gestire la società e la sua economia se non con un piano il più possibile elaborato e condiviso e che tenga insieme l’intervento economico su tutti gli ambiti dell’economia in maniera pianificata. La contraddizione, che renderà gli Stati Generali una farsa grottesca nel migliore dei casi e nel peggiore il “tampone” di qualche settimana o mese agli scontri tra gruppi di capitalisti, sta proprio nel fatto che non è possibile alcun piano per la classe dominante che non scontenti una delle sue fazioni (e in Italia ce ne sono molte) e non alimenti l’ingovernabilità dall’alto.E’ chiaro quindi che la classe dominante ha bisogno di utilizzare gli “Stati Generali” come una grande opera di intossicazione e mistificazione della realtà: punta a far credere alle teste d’uovo della Sinistra Borghese e alle masse popolari che si può trovare una soluzione alla crisi economica, sanitaria e sociale restando nel sistema di relazioni sociali capitaliste e mettendosi tutti insieme “appassionatamente”. Non a caso il Governo Conte 2 ha allargato la partecipazione alle discussioni anche ai sindacati di base, come se gli importasse davvero delle istanze presentate da chi vi ha partecipato.

Ogni comunista e ogni organismo che si pone nell’ottica di farla finita con la crisi del sistema capitalista, non deve prestarsi a quest’opera di intossicazione e non deve collaborare con il Governo Conte 2 alla prosecuzione (sotto nomi fantasiosi) del “programma comune” della borghesia imperialista contro le masse popolari ammantato e mistificato dalla retorica dell’unità nazionale e della difesa degli interessi comuni, dello “stiamo sulla stessa barca”. Gli “Stati Generali” sono solo l’ennesima sceneggiata che serve a Conte per dare una parvenza democratica alle misure lacrime e sangue che farà ingoiare alle masse popolari italiane (MES, prestiti con vincoli onerosissimi, smantellamento della sanità pubblica in nome delle “migliorie”, aumento del carovita, eliminazione progressiva delle libertà politiche, sindacali e civili ecc.). Bonomi è già partito all’attacco per chiedere più flessibilità nel lavoro!

L’aspetto principale, decisivo, è il rafforzamento del nuovo potere: non dobbiamo limitarci a rivendicare di “essere ascoltati”. Dobbiamo sfruttare anzi ogni contraddizione di questa fase, stante la debolezza crescente della classe dominante, per attuare direttamente dove ci sono le condizioni o imporre l’attuazione delle seguenti misure:

  1. ristrutturare il servizio sanitario nazionale e dargli la struttura e le dimensioni che l’esperienza ha dimostrato essere necessarie (medicina territoriale, assistenza domiciliare, riaprire ospedali chiusi, ecc.),
  2. allestire le strutture e i servizi necessari per le persone costrette dall’isolamento nelle forme più dignitose e sicure di cui siamo capaci,
  3. destinare ad abitazione e attrezzare per abitazione edifici esistenti per la popolazione mobilitata per gestire l’emergenza sanitaria (è la volta che si risolve la crisi delle abitazioni nelle periferie e nelle città e si migliora le abitazioni in tutto il paese),
  4. mettere a punto le strutture sanitarie per le terapie intensive, produrre quanto necessario a questo e al loro funzionamento e farle funzionare,
  5. produrre in quantità sufficiente apparecchiature, dispositivi di protezione individuale, materiali e strumenti per diagnosi e per operazioni di sanificazione, le migliori medicine antivirali che già si conoscono,
  6. produrre tutti i beni e servizi immediatamente necessari per la vita e per il trattamento e la distribuzione di essi in quantità sufficiente per tutta la popolazione italiana e per le relazioni con i paesi che accettano di avere con l’Italia relazioni di scambio, collaborazione o solidarietà,
  7. produrre e distribuire gli altri beni e servizi nella misura necessaria alla popolazione italiana e alle relazioni con gli altri paesi che accettano di avere con l’Italia relazioni di scambio, collaborazione o solidarietà,
  8. regolare la vita e l’attività delle aziende capitaliste in conformità a questo programma espropriando (senza indennizzo) i proprietari che non si prestano a eseguirlo, bloccare il pagamento degli interessi sul debito pubblico e il rinnovo dei titoli che vengono a scadenza, regolare il sistema bancario e finanziario in coerenza con l’attuazione di questo programma,
  9. riattivare le aziende dei produttori autonomi in modo che ogni lavoratore abbia un ruolo sociale e possa condurre una vita dignitosa impossibile in un’azienda che dipende da un singolo individuo (malattia, maternità, riposo, attività politiche e culturali, ecc.),
  10. riaprire scuole e università alla popolazione e riaprire tutte le altre strutture necessarie alla vita sociale per tutta la popolazione non costretta all’isolamento (ristrutturando gli edifici, adeguando e bonificando i locali),
  11. mobilitare senza limiti finanziari tutte le risorse disponibili (laboratori, centri di ricerca, aziende farmaceutiche, centri universitari) per la ricerca di medicinali e vaccini e la loro produzione, collaborando senza riserve con tutte le analoghe affidabili strutture di altri paesi,
  12. chiudere subito con la partecipazione di truppe italiane alle “imprese umanitarie” della NATO, invitare le truppe NATO e comunque straniere a lasciare libere le basi e destinare le basi agli usi sopra indicati,
  13. regolare le relazioni dell’Italia con le istituzioni dell’UE e analoghe in conformità con questo programma, mettendo in circolazione tutto il denaro necessario alla sua attuazione,
  14. mobilitare Esercito, Forze dell’Ordine e amministrazione pubblica per l’attuazione di questo programma,
  15. assegnare un lavoro dignitoso a ogni adulto atto al lavoro.

Sono queste le misure che gli operai e le masse popolari organizzate devono mettere in opera, costituendo le autorità necessarie allo scopo. Solo le masse popolari organizzate con un loro governo d’emergenza possono far fronte alla crisi sanitaria, economica e sociale e fermare il degrado del paese, fare piazza pulita del Debito Pubblico, dell’euro e della soggezione delle attività produttive e del resto delle loro attività al sistema finanziario e alla comunità internazionale dei gruppi imperialisti. Ma per arrivare a questo, devono organizzarsi, acquisire fiducia in se stesse tramite piccole ma diffuse attività pratiche fino a coordinarsi al punto da costituire il proprio governo d’emergenza. Questo è il compito in questa fase dei comunisti e di quanti vogliono farla finita con i mali del capitalismo che costituiscono il Fronte unico di classe: moltiplicare gli organismi operai e popolari, rafforzarli e fare di essi i costruttori del nuovo sistema di potere che crescendo sostituirà quello della borghesia e del clero. Questa è la strada per avanzare verso l’obiettivo comune dei comunisti di costruire la nuova società, il socialismo.

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