Nelle scorse settimane il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) ha lanciato l’appello alla costruzione di un fronte unico di classe per uscire in maniera positiva dalla crisi sanitaria, economica, politica e sociale che la pandemia causata dal Covid-19 ha aggravato ulteriormente. Nello stesso periodo il SI COBAS ha rilanciato il percorso del Patto d’Azione per l’unità di classe contro le manovre del governo e dei padroni.

Come Partito abbiamo aderito sia alla proposta del FGC che al Patto d’Azione promosso dal SI COBAS. Pur non essendo “la stessa cosa” i due appelli esprimono entrambi una tendenza positiva e li trattiamo come espressione di un unico movimento concreto da valorizzare ai fini della costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese.

Costituire un fronte che unisca gli operai e le masse popolari che si mobilitano e si organizzano sui territori, nelle aziende, nelle scuole e nei quartieri è una necessità evidente. Il punto raggiunto dalla crisi del sistema capitalista ci obbliga (e ci consente) di ragionare e di agire non solo sul piano rivendicativo per cui “la crisi la devono pagare i padroni”, ma anche su quello propriamente politico: i lavoratori e le masse popolari devono organizzarsi per fare a meno dei padroni, per eliminarli, per diventare loro classe dirigente della società, per mettere la parola FINE all’epoca predatoria della storia dell’umanità e iniziare così una fase nuova, una fase che il nostro paese non ha ancora conosciuto e che inizia con l’instaurazione del socialismo.

A questo proposito, l’aspetto decisivo è l’organizzazione (le forme, il contenuto e l’orientamento) della classe operaia, attorno al suo partito comunista. Se gli operai decidono una cosa e si organizzano per farsi valere, non esiste Confindustria, governo, polizia o esercito che possa fermarli. Nella mobilitazione e organizzazione della classe operaia sta l’unica strada per far valere gli interessi di tutte le masse popolari.

E’ possibile? Sì, a condizione che il movimento comunista cosciente e organizzato impari a pensare e ad agire in modo “nuovo”, superando le tare che hanno caratterizzato il vecchio movimento comunista del nostro paese:

– l’economicismo, cioè la concezione che la lotta politica rivoluzionaria si sviluppa e avanza principalmente attraverso la promozione di lotte rivendicative che crescono in ampiezza e radicalizzano il contenuto delle richieste avanzate alla classe dominante (“politicizzare le lotte rivendicative”);

– elettoralismo, cioè la concezione secondo la quale l’attività dei comunisti è efficace solo se riesce a incidere nelle dinamiche del teatrino della politica borghese e a fornire al movimento di massa che si esprime fuori dalle istituzioni borghesi (il movimento rivendicativo) una “sponda politica”;

– il militarismo, che si basa sulla tesi che la rivoluzione socialista avanza principalmente attraverso le azioni militari di piccoli gruppi che “danno l’esempio alle masse” (cioè che si sostituiscono alle masse) nella lotta contro la borghesia imperialista.

Economicismo ed elettoralismo, in particolare, sono le tare che hanno contraddistinto l’opera dei revisionisti moderni che avevano preso la direzione del vecchio movimento comunista anche nel nostro paese e che ancora caratterizzano partiti, organismi e singoli compagni che non hanno fatto un bilancio approfondito delle cause dell’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale e dei motivi per cui la rivoluzione socialista non è stata fatta in nessun paese imperialista. Sono i limiti ideologici che impediscono oggi, a chi si definisce comunista, di concepire che la rivoluzione socialista non scoppia, ma è un processo che i comunisti costruiscono tappa dopo tappa valorizzando il movimento spontaneo che la classe operaia e le masse popolari oppongono alla crisi. Sono quindi limiti che impediscono di sfruttare ai fini della lotta politica rivoluzionaria le mille crepe del sistema politico e i mille appigli esistenti per orientare, mobilitare e coordinare le larghe masse.

L’unità di cui c’è bisogno si costruisce principalmente attraverso la pratica comune della lotta di classe, su ogni singolo fronte in cui essa si dispiega spontaneamente (cioè quella che scaturisce dagli attacchi che la borghesia imperialista porta alla classe operaia e alle masse popolari) e su ogni fronte che è possibile aprire ad opera della classe operaia e delle masse popolari organizzate.

Gli effetti dell’emergenza sanitaria sono il terreno su cui operare, ma bisogna essere consapevoli, avere chiaro, che l’aspetto decisivo non è “chiedere ai capitalisti, al governo e alle sue istituzioni quello che essi non vogliono concedere”, ma “promuovere l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari per individuare e attuare loro stesse le misure che ritengono necessarie”. Perché, e questo è ciò che elettoralisti ed economicisti non comprendono, le masse popolari – e in primis la classe operaia – non sono massa di manovra, sono la forza che fa la rivoluzione socialista e dobbiamo portarle a essere la nuova classe dirigente della società.

In conclusione, sono positive e vanno sostenute e sviluppate tutte le rivendicazioni che dal basso sono rivolte verso l’alto. Quindi, tornando agli appelli all’unità e alla costruzione di un fronte comune, ogni spinta in questo senso è positiva, va incoraggiata e sostenuta. Ma il compito dei comunisti non si esaurisce a questo: essi devono seminare e coltivare il terreno per cui il basso si trasforma nell’alto, per cuila classe oppressa diventa classe dirigente.

Questo è il contenuto della politica rivoluzionaria di cui siamo promotori e che perseguiamo spingendo la parte organizzata della classe operaia e delle masse popolari a mobilitarsi per costituire un loro governo di emergenza, il Governo di Blocco Popolare. La sua costituzione è lo sbocco positivo e rivoluzionario dei tanti – giusti e sacrosanti – appelli all’unità; unità nella resistenza, unità nella lotta e unità per imporre alla classe dominante un governo di emergenza che basa la sua opera e la sua azione sull’attivismo e sulla mobilitazione diretta della masse popolari.

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