A Milano, come in tante altre parti del Paese, al fine di onorare i partigiani caduti e celebrare la vittoria della Resistenza, il P. CARC nel rispetto delle misure sanitarie ha promosso una “Staffetta partigiana” lungo le vie del quartiere di via Padova, raccogliendo il sostegno di molti abitanti affacciati alle finestre e ai balconi. Anche altre organizzazioni e gruppi di cittadini si sono mobilitati per prendersi cura dei cippi e delle steli partigiane, diventando oggetto delle scorribande della Polizia che, in diverse parti della città, hanno creato, loro sì, pericolosi assembramenti con il corredo di botte, minacce e azioni repressive. Tra questi, quattro membri del P. CARC sono stati multati per 400 euro a testa dopo essere stati accerchiati per più di un’ora da decine di poliziotti.

Fin da subito abbiamo dichiarato quanto le multe fatte il 25 Aprile fossero carta straccia: abbiamo proceduto con il ricorso e stiamo stendendo il testo dell’esposto con il quale denunciamo le responsabilità di Prefetto e Questore nella gestione del “disordine pubblico” di quella giornata. Stiamo inoltre cercando i contatti degli altri antifascisti multati durante le celebrazioni della vittoria della Resistenza in altre città e dei tanti lavoratori, precari, disoccupati che sono stati multati nel corso delle mobilitazioni e delle proteste dei giorni successivi al 25 Aprile: vogliamo costruire un fronte ampio che, nello stesso modo per cui favorisce la creazione di “un caso politico” su quelle multe illegittime, consente a ognuno di non essere solo. Per tutti, la linea che indichiamo è di non cadere nel tranello dello “sconto” (da 400 euro a 280), ma di rifiutarsi di pagarle!

Nel caso delle multe ai nostri compagni, gli “appigli” per la contestazione sono sia di tipo politico che procedurale e in particolare:

– le celebrazioni non sono avvenute in modalità tali da costituire un assembramento (esistono foto e filmati che dimostrano sia il mantenimento delle distanze che l’utilizzo di mascherine);

– il verbale non è stato redatto nel momento in cui è stata contestata l’infrazione, ma più di un’ora dopo e in un altro luogo;

– la contestazione e il verbale sono stati effettuati in forza di un’ordinanza della Regione Lombardia in contraddizione con i DCMP del governo Conte.

Non solo, ma tecnicamente, benché non sia obbligatorio avvalersi di un avvocato per formulare il ricorso, abbiamo consultato vari avvocati e raccolto la loro disponibilità a sostenere gli eventuali ricorsi di altri antifascisti, lavoratori e compagni: anche per questo rilanciamo l’appello a costruire un fronte comune per fare del ricorso alle multe un’iniziativa più collettiva e quindi più efficace.

Resistere alla repressione

Nel contesto della “ripresa” dall’emergenza Covid-19, che per padroni e autorità borghesi è “ripresa dello sfruttamento, dell’oppressione di classe, della devastazione del territorio e dell’ambiente”, cresce inevitabilmente anche la resistenza delle masse popolari: già oggi il fuoco della ribellione cova sotto la cenere ovunque e i prossimi mesi saranno caratterizzati dalle lotte per difendere diritti e tutele e per impedire che il peso del disastro sanitario, economico e sociale ricada interamente sulle spalle dei lavoratori e delle masse popolari. In questo contesto la resistenza alla repressione, la lotta contro la repressione e la promozione della solidarietà di classe diventeranno un fronte di lotta aperta e dispiegata, più di quanto lo è già oggi, per avanzare nella promozione dell’organizzazione e del coordinamento dei lavoratori e delle masse popolari nell’ottica di una (loro) nuova governabilità.


Dall’esperienza diretta in questo campo, come Carovana del (nuovo)PCI abbiamo maturato ed elaborato, fra gli altri, tre principi per fronteggiare efficacemente la repressione:

1. denunciare pubblicamente ogni attacco repressivo di cui siamo oggetto, perché serve a smascherare la reale natura dello Stato borghese agli occhi degli operai e delle masse popolari, anche in una parte di coloro che hanno fiducia nella legalità e nelle istituzioni. Non solo, bisogna chiedere apertamente la solidarietà da parte delle masse popolari;

2. trasformare ogni attacco repressivo in occasione di organizzazione e mobilitazione. Significa andare oltre l’aspetto resistenziale, passando dalla difesa all’attacco. Disporsi in modo da combattere in attacco consente di “far cadere il sasso sulla testa di chi lo ha sollevato” anziché subire l’azione del nemico;

3. passare da accusati ad accusatori, spostando sul piano politico quello che la borghesia vorrebbe tenere sul piano tecnico e legale. Nel caso delle multe del 25 Aprile rivendichiamo per intero la legittimità delle celebrazioni pubbliche della Liberazione: non ci sono “assembramenti” che tengano, è stata ed è una battaglia per l’agibilità politica conquistata proprio a partire dalla Resistenza e che con il pretesto della pandemia Covid-19 la classe dominante ha provato a limitare e restringere. Praticare questa agibilità politica non è solo il miglior modo per difenderla, ma è la via per estenderla e per avanzare verso un nuovo 25 aprile aprile che la faccia finita con Confindustria, Vaticano e i Fontana e i Gallera di turno!

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