La situazione generale impone a ogni comunista e a ogni persona responsabile e di buona volontà, preoccupata per il corso disastroso delle cose, di darsi da fare. La situazione di emergenza acuisce ogni giorno problemi già esistenti, fa esplodere problematiche che erano sotto traccia, mette a nudo l’incompatibilità tra la gestione criminale della società da parte della classe dominante e gli interessi collettivi della massa della popolazione. Lo dimostra il fatto che mentre è bastato un niente per trovare i 6,3 miliardi di euro serviti a rimpolpare le tasche già piene degli Agnelli-Elkann, milioni di persone vedono le proprie condizioni materiali peggiorare ogni giorno di più.

C’è tanto da fare e tutti possono fare qualcosa. Non bisogna che “tutti facciano tutto”, ma che ognuno faccia quello che può e che si sente in grado di fare, che sia di spinta e di esempio perché altri si attivino. Non importa “sapere tutto quello che c’è da sapere”, è importante essere disponibili a imparare, mettersi in gioco, scoprire cose nuove, dare un contributo con la propria esperienza e la propria attività. Spesso ci sentiamo immobili e impotenti, prigionieri del senso comune, promosso dal clero e dalla borghesia che ci induce a credere di non poter cambiare nulla, che ci sono cose per noi incomprensibili e inarrivabili, che occorre “affidarsi a dio” e che solo le teste d’uovo della borghesia sono in grado di cambiare il mondo. Ma non è così.

Il movimento comunista italiano ha portato la classe operaia nel nostro paese a conquiste inimmaginabili fino all’inizio del secolo scorso: i lavoratori e le masse popolari immerse nell’analfabetismo e nell’ignoranza, invischiate nel pregiudizio e nella superstizione sono stati protagonisti del cambiamento della società. L’obiettivo di instaurare il socialismo, prendendo il potere dopo la guerra di Resistenza, è fallito solo perché il PCI, guidato dai revisionisti, ha imboccato la via dell’elettoralismo e del riformismo, la linea della sudditanza alla borghesia e al clero.

Oggi si tratta di far rinascere il movimento comunista su basi nuove: per trovare una strada positiva le masse popolari hanno bisogno del movimento comunista, che dà loro un ruolo sociale attivo nella lotta di classe, che ne valorizza le tensioni positive, le qualità e capacità, che le guida a prendere il potere. Questo vuol dire mettersi in moto fin da subito, attivarsi per far fronte al disastro economico, sanitario e sociale in cui la classe dominante ci ha portato.

Il movimento comunista sta già rinascendo, ma oggi è ancora piccolo, debole se lo rapportiamo alla forza che, apparentemente, mostra la classe dominante. Sembra che l’azione dei comunisti sia monca, poco incisiva, che non possiamo fare poi molto e prevale l’atteggiamento di aspettare “tempi migliori”, di “crescere ancora per contare qualcosa”. La repressione è il volto che sempre di più la borghesia mostra per affermare la propria volontà e intimorisce molti soprattutto se siamo “pochi”, ma la repressione è anche sintomo di debolezza, della necessità che essa ha di ricorrere alla violenza dispiegata per imporre scelte sempre meno digerite, comprese e accettate dalle masse popolari. Ma tanto più e tanto meglio i comunisti si legheranno ai lavoratori e alle masse popolari, tanto meno la classe dominante sarà in grado di rallentare la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato: non ci saranno tempi migliori se stiamo a guardare, il movimento comunista crescerà grazie ad ogni individuo che oggi si attiva per farlo rinascere.

Al di là di quanto le autorità della Repubblica Pontificia cercano di affermare, “andrà tutto bene” solo se i comunisti e tutte le persone di buona volontà si attivano fin da subito per farla finita con la classe dominante. In questa situazione ogni comunista ha da un lato il compito, il dovere, la responsabilità di non alimentare tra le masse popolari l’illusione che “la salvezza” venga da autorità asservite alle organizzazioni criminali, a Confindustria, al Vaticano, o alla UE e alla NATO; dall’altro, quello di attivarsi per spingere, mobilitare, organizzare, coordinare le masse popolari e i lavoratori a far fronte all’emergenza in corso in maniera positiva per i proletari, per sostenere e orientare la lotta della classe operaia e delle masse popolari per il miglioramento delle proprie condizioni immediate, fino a costituire un governo d’emergenza popolare. Questo è quanto serve per far fronte all’emergenza sanitaria, economica e sociale, questo il passo da fare per avanzare verso l’instaurazione del socialismo nel nostro paese.

Questo è anche l’obiettivo che il Partito dei CARC persegue e a cui chiediamo a tutti di contribuire.

La situazione ci dimostra che è un obiettivo non solo raggiungibile, ma anche necessario. I mesi di lockdown sono stati di stimolo al lavoro organizzativo del P. CARC grazie al fatto che, responsabilmente, non ci siamo messi ad aspettare che l’emergenza passasse da sola ma ci siamo attivati fin da subito per non delegare al Governo Conte la sua risoluzione: siamo infatti intervenuti costantemente a sostegno della classe operaia che scioperava, sui giovani che si organizzavano, abbiamo orientato e formato.

Oggi, tutti coloro che si definiscono comunisti hanno di fronte una sfida di fronte a cui nessuno può sottrarsi: niente deve essere come prima, tutto deve essere meglio di prima.

Per questo chiamiamo i giovani, i lavoratori, le donne, i pensionati italiani e stranieri a contribuire all’opera che stiamo costruendo, ad aderire al P.CARC, a lottare con determinazione e coscienza per la costituzione del Governo di Blocco Popolare, a contribuire alla rinascita del movimento comunista.

Compagni e compagne, niente sarà più come prima: come sarà dipende da quello che i comunisti fanno oggi, adesso!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here