Pubblichiamo l’appello del Comitato Lavoratori Scuola Siena – un’organizzazione di insegnanti precari – lanciato in occasione della giornata di mobilitazione nazionale dell’istruzione del 23 maggio. Sabato 23 maggio infatti in molte città d’Italia, sono state tante le realtà autorganizzate di insegnanti, educatori, studenti e genitori che sono scese in piazza mettendo in campo le più varie forme di mobilitazioni. La risposta dei lavoratori precari e esternalizzati dell’istruzione per far fronte agli effetti dell’emergenza ha visto quindi una spinta positiva al coordinamento non solo tra le varie categorie dei lavoratori della scuola, ma anche tra lavoratori, studenti e famiglie. A questo proposito segnaliamo due esperienze positive, una di coordinamento tra insegnanti e educatori esternalizzati e precari; una di coordinamento tra precari e studenti.

Le parole d’ordine che son state portate in piazza il 23 maggio, così come quelle che da qualche mese stano risuonando a livello nazionale dentro e fuori dalle scuole, sono quelle dell’assunzione, della stabilizzazione e internalizzazione di tutti i lavoratori dell’istruzione. Sono queste le uniche soluzioni per la riapertura in sicurezza delle scuole: l’applicazione di misure d’emergenza che assicurino un lavoro dignitoso e l’intervento di manutenzione sulle strutture, al fine di abolire per sempre le classi pollaio.

Le risposte del governo Conte 2 non solo sono confusionarie, ma portano avanti imperterrite politiche di smantellamento del servizio dell’istruzione, così come avvenuto con il sistema sanitario nazionale, così come avviene con il processo di morte lenta delle aziende.  Quello che insegnanti, educatori e personale ATA stanno vivendo sulla propria pelle non è altro che una manifestazione della crisi generale del sistema capitalista; per questo le risposte non arriveranno se le misure necessarie non verranno imposte dal basso, da chi lavora dentro ogni scuola.

L’emergenza sanitaria, presto diventata economica, sociale e politica, ha scoperchiato e acuito le contraddizioni preesistenti anche nel campo dell’istruzione pubblica, ma al contempo e di converso ha mostrato chi ha realmente gestito l’emergenza in maniera positiva per gli studenti e per tutto il sistema dell’istruzione. Insegnanti (di ruolo, precari, educatori, esternalizzati che siano) si sono occupati non solo di assicurare la continuità del servizio d’istruzione, ma di non lasciare indietro nessuno, coordinandosi con studenti e famiglie. Hanno così dimostrato di poter gestire la didattica e le scuole. Ricostruire la scuola significa proprio questo, rafforzare ed estendere questa rete organizzata che può gestire l’istruzione in maniera positiva per le masse popolari! Significa rafforzare i coordinamenti che sono nati tra lavoratori dell’istruzione (docenti e personale ATA) e continuare ad occuparsi di quanto succede dentro (condizioni lavorative, mappare delle aule fatiscenti, degli edifici abbandonati e insicuri) e fuori le scuole con gli studenti e le famiglie, per una riapertura della scuola in sicurezza e meglio di prima! Fare pressione a ogni livello su eletti tra i consiglieri comunali, regionari e i parlamentari per imporre le misure individuate come necessarie. Per la ricostruzione del sistema di istruzione pubblico, che metta al centro gli studenti e una reale educazione (con tutto quello che ne consegue anche in termini numerici) e un lavoro dignitoso per il personale. 

Gli insegnanti possono avvalersi del supporto dei propri studenti, delle loro famiglie, delle Brigate di Solidarietà e di quello di tutto il resto dei lavoratori che in questi mesi stanno promuovendo in ogni campo mobilitazioni. Possono coordinarsi con gli operai e i lavoratori che si stanno organizzando a livello nazionale per la prossima mobilitazione e promuovere in ogni forma la ricostruzione positiva del paese che è necessaria e possibile!

La battaglia per la ricostruzione di una scuola pubblica di qualità, per la ricostruzione di un SSN, per la difesa del lavoro e delle aziende dal processo di morte lenta, per la produzione e distribuzione di beni e servizi necessari è la battaglia per imporre un governo d’emergenza che si poggi saldamente sulle organizzazioni in mobilitazione e che attui tutte le misure necessarie e immediatamente applicabili!

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Spazio alla scuola, posto ai precari.

Di fronte all’emergenza sanitaria, migliaia di insegnanti si sono dati da fare per garantire a tutti un diritto (l’istruzione) sentito come necessario (tanto quanto la sanità): ed infatti le attività didattiche non si sono fermate con la chiusura della scuola.
Anzi, se possibile, il lavoro per noi docenti è aumentato: lezioni pomeridiane per non lasciare indietro nessuno, materiale elaborato ex novo per semplificare gli argomenti e renderli accessibili a tutti, necessità di interazione più diretta con le famiglie per capire esigenze e problematiche, sperimentazioni di ogni tipo per non lasciare soli gli alunni con difficoltà…Il tutto con la consapevolezza che la Didattica a Distanza non sostituirà mai la presenza fisica sia perché la scuola è un momento di formazione e di educazione totale sia perché la DaD aumenta a dismisura la divergenza tra studenti (tra ricchi e poveri, tra bravi e meno bravi, tra chi può contare sull’aiuto dei genitori e chi ha i genitori fuori per lavoro …).
Non chiediamo uno stipendio più alto: chi sceglie di fare l’insegnante non lo fa di certo per arricchirsi.
Chiediamo (lo sappiamo: è paradossale) che vengano attuati i nostri diritti: il diritto ad un lavoro stabile che ci garantisca una vita dignitosa. Ci viene detto che “si può accedere al pubblico impiego solo mediante concorso” da Costituzione (art. 97),
Costituzione che viene in questo caso sbandierata dagli stessi che palesemente la calpestano altrove.
Ma siccome ci piace ragionare per vie legali, potremmo anche noi fare appello a dei “precedenti”: i “ruoli speciali transitori” del 1948, la stabilizzazione degli idonei del 1956, i concorsi per soli titoli riservati ai precari del 1958, la legge Bellisario del 1966, l’abilitazione tramite corso abilitante degli anni ’71-’74, le GAE dal 2006, il concorso non selettivo riservato a abilitati e PASsini nel 2018. A livello europeo, la Direttiva n. 1999/70 continua a non essere presa in considerazione dal Governo italiano.
Insomma in passato sono stati molteplici i momenti in cui sono stati assunti docenti senza concorso e nessuno se ne è giustamente meravigliato (e perché avrebbe dovuto?).
Abbiamo, ovviamente, saltato alcuni passaggi e tralasciato tutte le inadempienze dei Governi che si sono succeduti i quali (alla faccia dei Decreti e delle Leggi di Bilancio, ultima delle quali quella del dicembre 2018!) hanno puntualmente slittato concorsi previsti, aumentando vertiginosamente il numero di precari – e, quindi, i disagi nella scuola (con docenti assunti anche dopo mesi dall’inizio delle attività didattiche). E ora, per colpa loro, dobbiamo
rimetterci noi e gli studenti!
In ogni altro settore, dopo tre anni di servizio il lavoratore ha diritto ad essere assunto perché ha dimostrato di saper fare il suo lavoro. Per noi precari storici della scuola non succede. Perché? Noi non abbiamo dimostrato in questi anni (a volte decenni) di saper insegnare? Se no, perché continuiamo ad essere assunti ?
E’ così strano, perciò, pretendere una procedura emergenziale, come è emergenziale la situazione in cui ci troviamo ( e come sono state emergenziali le misure didattiche che abbiamo adottato)? Abbiamo dimostrato ancora una volta in questa occasione quanto il nostro ruolo sia indispensabile: non ci siamo tirati indietro (se lo avessimo fatto non avremmo garantito a milioni di studenti il diritto all’istruzione), abbiamo superato le difficoltà tecniche e materiali
del caso, ci siamo messi in gioco.
Se i precedenti appena riportati non bastano, che il governo vari un decreto apposito! Ha dimostrato fin dall’inizio del mandato di essere in grado di farlo (Decreto Dignità, Decreto Sicurezza, Decreti Rilancio…). 
Poiché i Sindacati, a nostro avviso, non hanno risposto adeguatamente al concorso bandito in piena pandemia, un
concorso che mette a repentaglio non solo la nostra carriera ma anche la nostra vita, abbiamo deciso di autoorganizzarci per far sentire la nostra voce. Chi meglio di noi sa quello che serve alla scuola e ai nostri alunni?
E’ necessario stabilizzare subito i precari storici e riaprire a settembre le scuole in totale sicurezza; questo significa non solo garantire i DPI ma anche le distanze di sicurezza diminuendo il numero di studenti per classe e, quindi, assumendo un numero maggiore di insegnanti.
Gli studenti hanno diritto all’istruzione e ad un insegnamento e un’educazione davvero efficaci (possibile solo in presenza) e i docenti ad un lavoro stabile che garantisca loro una vita dignitosa.
Chiediamo l’appoggio anche dei genitori, degli studenti e di tutti quelli che hanno a cuore il futuro della scuola: in una situazione d’emergenza sono necessarie misure d’emergenza!

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