Rilanciamo l’intervista fatta dalla Federazione Toscana del P. CARC all’infermiere Marco Lenzoni in data 8 aprile, utile perché oltre a fare un quadro della situazione nell’ASL Toscana Nord Ovest, fa riferimento alla situazione sanitaria della Lombardia e del SSN tutto.

La rilanciamo prima di tutto perché Marco, a seguito delle sue denunce riguardo storture e mancanze all’interno dell’Azienda Sanitaria Toscana Nord Ovest, è stato convocato in Commissione Disciplinare per il 9 giugno a Livorno con l’accusa di aver leso l’immagine dell’azienda. Esprimiamo quindi la nostra solidarietà all’infermiere, rilanciamo il suo appello a sostenerlo da subito e nella giornata del 9 giugno e rilanciamo anche la petizione in sua solidarietà che ha promosso il Comitato di Salute Pubblica Alta Lunigiana.

La convocazione di Marco in Consiglio Disciplinare è niente altro che normale effetto del vincolo di fedeltà aziendale, da qualche anno applicato anche all’interno del pubblico.
L’intervista mette bene in luce l’illegittimità del vincolo, utilizzato come strumento di controllo e repressione da parte dei padroni nelle aziende private e dei direttori in quelle pubbliche. Di fatto l’obbligo della fedeltà aziendale vieta la libertà di parola all’interno delle aziende, private o pubbliche che siano, e le dichiara territori in cui non vigono i diritti costituzionali, in cui quindi il padrone o i dirigenti hanno uno scudo penale contro ogni reato che compiono. Quello che Marco ribadisce è la necessità della fedeltà dei lavoratori alla propria classe e alle masse popolari tutte, non ai padroni per le loro speculazioni e lo fa ribaltando il tavolo: un crimine è tacere da parte dei lavoratori su situazioni dannose per le masse popolari, criminale è chi intimidisce e minaccia questi lavoratori.

Il suo appello quindi è a difendere il diritto di espressione sancito nella Costituzione e la legittima partecipazione alla tutela del benessere collettivo praticandoli il più possibile. In questo senso si appella a tutti i medici, gli infermieri, gli operatori socio sanitari affinché denuncino quanto più possibile le falle, in particolar modo in questa fase di emergenza, e che lo facciano quanto più collettivamente possibile, sottoscrivendo ogni denuncia.

Nell’intervista emerge chiaramente come l’emergenza Covid-19 non sia la causa del crollo del SSN, ma sia vero il contrario, a seguito di decenni di tagli e di misure di progressivo smantellamento che le classi dominanti hanno condotto. Emerge altrettanto chiaramente quanto le misure necessarie invece a ristrutturarlo il SSN siano semplici e immediatamente attuabili, e di come queste siano attuabili principalmente tramite un ferreo controllo da parte dei lavoratori su direttori e carrozzoni di interessi. Marco accenna in questo campo al progetto di formare delle brigate di solidarietà di infermieri che vigilino nelle strutture sanitarie private e pubbliche e a sostegno dei lavoratori. Si vede quindi in embrione cosa possono fare dei gruppi organizzati di lavoratori della sanità che si occupano di quanto accade nel proprio ospedale o nella propria struttura, che vigilano su speculazioni, contro gli sprechi e i tagli, per la tutela dei lavoratori e dei pazienti e che al tempo stesso indicano chiaramente ciò di cui c’è bisogno per svolgere il proprio lavoro negli interessi della collettività. Questa è la strada per la ricostruzione positiva del SSN e i lavoratori della sanità possono contare su tutto il sostegno degli utenti in ogni territorio.

Per questo ogni lavoratore che si occupa della propria azienda e del benessere delle masse popolari va tutelato, difeso a spada tratta e premiato. Una misura questa che era prevista con una legge promossa dal M5S sulla tutela dei lavoratori dal vincolo di fedeltà ma che ad oggi rimane principalmente su carta. Bisogna estendere questa misura e farla vivere in ogni azienda privata e pubblica.

Ogni gruppo organizzato di lavoratori della sanità che hanno rapporti di forza adeguati dentro l’ospedale o la struttura, che sono coordinati anche con gli utenti come quelli dei comitati in difesa della sanità deve rendere il vincolo di fedeltà carta straccia vigilando e denunciando pubblicamente le falle e indicando nomi e cognomi e le misure necessarie.

Ogni lavoratore che non ha ancora questi rapporti di forza deve denunciare anonimamente le situazioni di insicurezza dell’emergenza e precedenti a questa a giornali, amministrazioni comunali o regionali, alle ASL, alla Protezione Civile e quanti altri possano attivarsi.

Ogni eletto, ogni esponente della società civile che ha a cuore la sanità pubblica e il benessere delle masse popolari deve innanzi tutto adoperarsi e utilizzare ogni strumento per la tutela, e anzi la promozione e l’incoraggiamento, dei lavoratori che denunciano dal vincolo di fedeltà aziendale.

Il governo d’emergenza che serve al paese deve occuparsi da subito di eliminare il vincolo di fedeltà e deve imporre l’eliminazione in ogni azienda privata e pubblica.

Vincolo di fedeltà alle masse popolari, non ai padroni!

Rilanciamo qui la petizione in solidarietà a Marco Lenzoni invitando tutti a firmarla e a mobilitarsi in ogni posto di lavoro contro l’obbligo di fedeltà aziendale
aziendale!http://www.change.org/LaSaluteNonSiMinaccia 

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Puoi farci un punto sulla situazione delle RSA nell’ ASL Nord Ovest, dove operi?

Per quanto riguarda l’ASL Toscana Nord Ovest la situazione è uguale a quella nazionale. Fortunatamente in Toscana l’epidemia ha colpito, ma non nella forma devastante con cui ha colpito la Lombardia, per questo abbiamo numericamente meno morti e meno ricoveri. Nonostante la forma attenuata è però bastato poco per farla andare al collasso, la situazione è terribile, siamo già al limite della sostenibilità; non posso immaginare cosa sarebbe potuto succedere se si fosse presentata una situazione come quella di Bergamo o di Milano. Al pensiero che possa accadere quanto successo in Lombardia ci tremano le gambe.

Il problema in Toscana non è quindi il numero dei casi, eppure la situazione è al collasso e aggravata dal fatto che non possiamo nemmeno denunciare tutti i limiti che si sono verificati fino a questo momento. Il presidente Rossi è stato chiaro: ha detto che avrebbe preso provvedimenti verso chiunque avesse denunciato la mancanza di presidi. Io e i mei colleghi viviamo quindi nella paura e nell’angoscia di denunciare quanto accade. Oltre alla paura del virus dobbiamo aver paura di essere denunciati e di perdere il lavoro.

Io personalmente sono avvezzo a queste intimidazioni che ho subito negli anni, per cui ci siamo fatti coraggio e siamo usciti sui giornali per denunciare le situazioni che stavamo vivendo. Siamo stanchi di lavorare con la sensazione di avere il fucile puntato alle spalle, è una situazione schifosa che fa più male del virus. In questo paese si parla di diritti e di democrazia ma non si capisce dove sia la democrazia se i lavoratori devono aver paura di denunciare quello che è sotto gli occhi di tutti. Che mancano mascherine e dispositivi di protezione adeguati ormai lo dicono tutti, lo dicono i giornali, le televisioni ma non lo possiamo dire noi. Questa non è altro che è una situazione di paura e minaccia che viviamo quotidianamente.

Nelle RSA la situazione non poteva essere differente.  Quando ci si approccia alla sanità con la logica privata del profitto non può che essere così. Il diritto alla salute pubblica non può essere legato a logiche di guadagno o aziendali e questa emergenza lo ha confermato. Alla prima emergenza il sistema della sanità privata è crollato perché chi fa sanità privatamente non si preoccupa dei pazienti ma si preoccupa del suo tram tram e del pagamento delle rette e dei soldi a fine mese. Di fatto in questa emergenza il pubblico è stato costretto ad aiutare il settore privato. Noi infermieri del pubblico siamo stati mandati a tappare le falle, che poi non sono falle quanto un naufragio del sistema sanitario privato. Ci siamo quindi ritrovati ad entrare in RSA in cui abbiamo trovato pazienti fondamentalmente abbandonati da giorni, alcuni in fin di vita, e ci è stato chiesto di andare a somministrare delle terapie un’ora la mattina e una la sera (come se bastasse) in veri e propri inferni.

 Io ho denunciato subito questa situazione pubblicamente perché ho l’incarico di rappresentante della sicurezza sul lavoro quindi era un mio dovere, se non l’avessi fatto sarebbe stato un crimine. Ho denunciato ai giornali e all’azienda che non esisteva nessun tipo di sicurezza e nessun tipo di tutela sanitaria sia per i pazienti che per gli operatori di queste RSA. La mia denuncia è stata presa sotto gamba fino al giorno in cui non ho potuto fare altro che chiamare il 118 perché c’erano 4 pazienti in fin di vita. La ASL a quel punto ha attivato una commissione di vigilanza ed igiene pubblica, ma di fatto la situazione nelle RSA continua ad andare avanti così. Adesso vengono inviati in queste strutture infermieri neo assunti, poco più che ragazzini, che si ritrovano ad un battesimo di fuoco. In pratica li hanno mandati al macello. Io personalmente ho chiesto di poter continuare ad andare in queste RSA, anche gratuitamente, perché non trovavo giusto che un ragazzo appena assunto potesse andare in un posto così, ma me lo hanno vietato. Preferiscono mandare loro che, anche se sono assunti a tempo indeterminato, ricordo che hanno i sei mesi di prova e sono quindi facilmente ricattabili! Per questo io ed altri miei colleghi ci stiamo organizzando per creare una brigata di Infermieri per andare in queste RSA. Anche se sarà difficile attuarlo perché al momento mi viene negato di andare in queste realtà anche volontariamente. Questo la dice lunga sul tentativo di insabbiare queste realtà.
Questa è l’ennesima dimostrazione che la sanità può essere solo pubblica e che non esiste alternativa.

 

Riallacciandosi alle denunce che tu hai fatto e sulla difficoltà dei tanti tuoi colleghi, emerge la questione dell’obbligo di fedeltà aziendale: un lavoratore oggi può essere licenziato se fa denunce all’esterno e crea un danno di immagine. Ti senti di poter fare un appello per l’abolizione di questo vincolo, visto che siete degli angeli ma poi se denunciate rischiate misure disciplinari?

Partiamo dal presupposto che un lavoratore sia che si tratti di un dipendente della sanità che di un operaio (per esempio di un’azienda chimica) qualora taccia e non denunci situazioni di pericolo che possono compromettere la salute pubblica commettano un reato grave. Dovrebbe essere punito chi tace.

Io 8 anni fa ho denunciato l’aumento dei ticket perché portava ad avere più ammalati, era una manovra che contribuiva a mandare all’aria la sanità pubblica. In quel caso pagai il ticket ad una mamma per le analisi della figlia di 15 anni perché non poteva pagarle e per quello sono stato denunciato e mi volevano licenziare! Il fatto è molto grave.

Siccome adesso si chiamano aziende sanitarie – che di per sé è una dicitura illegittima perché il pubblico non può essere un’azienda – i dirigenti sanitari si sono convinti di essere padroni. Questi signori però si devono mettere bene in testa che l’azienda non è loro, ma è pubblica. I direttori non sono proprietari di una fabbrica e l’azienda ASL Nord Ovest non è del direttore sanitario, né di Rossi; l’azienda è pubblica, di tutti.  L’azienda sanitaria è anche mia e io dico quello che voglio, se lui è il direttore io sono uno degli azionisti perché io pago le tasse per mandare avanti l’ASL. Fin quando pagherò le tasse quindi avrò diritto di dire quello che voglio, a maggior ragione perché sono un dipendente e ho la consapevolezza di quello che succede. Denunciando le mancanze, le storture, l’aumento dei ticket, i tagli del personale e quant’altro io non rovino l’immagine dell’ASL, ma contribuisco a salvarla. Quando denuncio che è una vergogna che a un paziente venga dato un appuntamento per una visita dopo un anno perché se la malattia si cronicizza anche le spese per curare la malattia sono maggiori, è un mio diritto e un modo per salvare lo stesso SSN. Dovrebbero premiare chi denuncia gli sprechi, sono quelli che minacciano di licenziare i dipendenti che danneggiano l’immagine dell’ASL. Se tante persone non hanno più fiducia nella sanità pubblica è colpa di questi signori e non di chi denuncia le schifezze che fanno.
Questo è un diritto garantito dalla Costituzione e non possono togliercelo dei direttori d’azienda! Le regole non le fanno loro ma le hanno scritte i padri partigiani nella Costituzione, le minacce di licenziamento sono anticostituzionali. Per rispondere a queste minacce bisogna praticare questo diritto. Io infatti non ho intenzione di fermarmi, che provino a licenziarmi. Finora ogni volta che hanno tentato di farlo hanno suscitato l’indignazione dell’opinione pubblica.

Faccio quindi appello ai miei colleghi: denunciamo di più! In tutta Italia stanno iniziando a denunciare, un esempio è il mio collega del Trigurzio di Milano che sta denunciando pubblicamente quanto accade e questo fa molto ben sperare. Il passo in più è rendere tutte queste denunce collettive e non del singolo, le denunce dei singoli devono essere sottoscritte da più medici e infermieri possibile e vedremo se licenzieranno cento medici o cento infermieri. Non siamo noi fuori legge.

 

Come P. CARC ovviamente ci adopereremo per diffondere questo tuo appello. Puoi dirci quali sono secondo te le misure di emergenza tecniche e pratiche da poter prendere subito?

Prima di tutto a tutte le strutture sanitarie private che non hanno saputo tutelare gli assistiti dovrebbero essere tolte le convenzioni e concessioni, a maggior ragione perché poi siamo noi del pubblico ad andare a sistemare le cose. Come seconda cosa il personale che lavora in queste strutture dovrebbe invece essere internalizzato nel pubblico. Il personale delle RSA ha infatti dei contratti tremendi, bisogna liberare e riconoscere il lavoro di questi lavoratori invisibili, anche dal punto di vista economico visto che lavorano per quattro soldi. Queste strutture devono diventare pubbliche, devono diventare strutture in cui gli anziani vadano a passare la vecchiaia in tranquillità.

Un’altra misura di emergenza da prendere riguarda le strutture dismesse, queste vanno riaperte e riconsegnate alla sanità pubblica. A Massa ad esempio c’erano due bellissimi ospedali che hanno chiuso per farne uno. Addirittura 6 mesi fa volevano demolire uno dei due, mentre ora con l’emergenza li hanno riaperti entrambi. Evidentemente le strutture sanitarie servono e non vanno chiuse. Negli scorsi mesi siamo stati proprio noi con i comitati di lotta cittadina in difesa della sanità pubblica a imporci per impedire lo abbattessero e oggi ospita posti necessari. Tutte le strutture dismesse devono essere riaperte e riconsegnate alla sanità pubblica!

Le assunzioni dei lavoratori della sanità devono essere fatte a tempo indeterminato. Non stanno assumendo personale a sufficienza, in Italia mancano 60.000 infermieri e io da questo governo voglio l’assunzione di almeno 40.000 di questi infermieri; i soldi ci sono e lo dimostra che per le imprese li hanno trovati 400 miliardi. Gli infermieri anziani devono poter andare in pensione, la maggior parte di loro hanno un’invalidità dovuta al lavoro. La verità è che è necessario assumere un esercito di infermieri, altro che task force, quelli che hanno assunto non servono a coprire nemmeno un decimo di quelli che sono andati in pensione. In Italia ogni anno muoiono 60.000 persone per mancanza di assistenza sanitaria, per malattie che potevano essere curate, quindi, sì, è un’emergenza ma che va avanti da decenni. Questi non sono dati miei ma dell’associazione anestesisti italiani che li ha denunciato. Alcuni altri studi parlano addirittura di 70.000 morti all’anno per mancata assistenza sanitaria; ad oggi ci sono persone con gravi malattie che non riescono a curarsi. Non siamo solo oggi in guerra, sono anni che ci siamo.  A fronte di questi numeri nella provincia di Massa Carrara parlano di 5 assunzioni per l’emergenza. Ma di cosa parliamo! Le assunzioni sono la priorità e i soldi vanno investiti per questo, al fine di rafforzare i servizi per i cittadini, solo così quei soldi saranno ben spesi, se li daremo ai manager saranno buttati via.

Faccio un ultimo appello ai lavoratori della sanità, che siano infermieri, dottori o operatori sanitari, la sanità la mandiamo avanti noi; l’unico modo per salvarla è che i lavoratori si riapproprino della sanità pubblica! Siamo noi che dobbiamo decidere cosa fare in ogni ospedale e in ogni struttura, non i direttori che l’hanno smantellata!

 

 

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