Il 25 aprile, al contrario di quanto previsto dai DPCM del Governo Conte 2, numerose sono state le iniziative di lotta e organizzazione in tutto il paese. Milano, Napoli, Brescia, Roma, Firenze, Massa, Genova, Catania, Torino e tante altre città grandi e piccole hanno visto la mobilitazione di tanti compagni e antifascisti decisi a non lasciare che dopo 75 anni per la prima volta non fossero compiute le celebrazioni del 25 aprile, e che il Covid-19 fosse usato a pretesto per impedirlo. Il Partito dei CARC ha lanciato per la settimana che va dal 25 aprile al primo maggio un appello alla mobilitazione in mille forme e modi per rendere queste giornate momenti di partecipazione, di organizzazione, di lotta per far fronte all’emergenza Covid-19 e alla crisi, per non lasciare nelle mani del governo Conte 2 la gestione dell’emergenza, consapevoli che nulla di buono verrà da chi la crisi l’ha generata!

Cliccando qui potrete visionare le numerose mobilitazioni promosse dal P. CARC (qui un video con frammenti delle iniziative in alcune città) e quelle che siamo riusciti a raccogliere tra le tante che sono state promosse anche da altri organismi.

Il contenuto delle mobilitazioni, tutte nel rispetto delle norme anticontagio (mascherine, guanti, distanza di sicurezza) è stato il più vario: dal portare un fiore alle lapidi partigiane alle striscionate in difesa dei diritti dei lavoratori e per le misure di sicurezza anticontagio, dalle iniziative di canti di lotta e legati alla Resistenza partigiana sui luoghi di lavoro (ad esempio, nei Pronto Soccorso di Parma e Massa) fino all’appello dell’ANPI nazionale a cantare “Bella ciao” dai balconi, dagli attacchinaggi nei quartieri, ai presidi dei lavoratori in sciopero fino alle manifestazioni di chi rivendica sostegni al reddito, buoni spesa e altri interventi a sostegno delle fasce più colpite dall’emergenza sanitaria in corso.

Quale il filo rosso che collega tutte queste iniziative, promosse e costruite da decine e decine di organismi e migliaia di compagni in tutta Italia?

Il governo Conte 2 ha cercato in tutti i modi di reprimere e isolare le iniziative di lotta organizzate per il 25 aprile nelle principali città. Con il pretesto dell’emergenza Covid-19, nega le principali libertà democratiche conquistate in Italia proprio grazie alla lotta di liberazione dal nazifascismo. Al tempo stesso dà la libertà a Confidustria e ai padroni di ammassare migliaia di operai nelle aziende; dà la libertà alle banche di fare più profitti strozzando le masse popolari e le P. IVA in difficoltà; costringe milioni di proletari a stentare da settimane senza adeguate misure di sostegno al reddito, assistenza a domicilio a chi è in difficoltà, cure adeguate a tutti (che fine hanno fatto tutti coloro che avevano malattie croniche o interventi programmati?), senza dispositivi di protezione individuale che nella maggior parte dei casi siamo costretti ad acquistare a prezzi da capogiro nelle farmacie o a riutilizzare vecchie mascherine logore e oramai inutilizzabili.

Chi si è attivato quindi nella giornata del 25 aprile ha dato una risposta all’inefficienza e all’incapacità della classe dominante di far fronte all’emergenza sanitaria, ha messo al centro le conquiste che la classe operaia e le masse popolari hanno ottenuto grazie alla Resistenza, ha rivendicato le misure necessarie e urgenti che servono, ha posto sul terreno della lotta di classe la riconquista dell’agibilità politica conquistata dalla Resistenza e oggi messa in discussione dal governo. Nelle prossime settimane la riconquista di questa agibilità politica dipenderà:

  • Da quanto gli operai e i lavoratori si mobiliteranno, organizzeranno e coordineranno per mettere in pratica i diritti che le autorità e Confindustria vorrebbero negati: esenzione dal lavoro non sicuro, violazione dei vincoli di fedeltà aziendale, lotta per la dotazione di tutte le misure anticontagio necessarie nelle aziende;

  • Da quanto i comitati in difesa della sanità pubblica si adopereranno per il potenziamento della sanità pubblica, per la garanzia delle misure di sicurezza negli ospedali e per garantire a tutti tamponi di massa e le cure necessarie che vengono negate o “rimandate” a causa dell’emergenza Covid-19;

  • Da quanto le Brigate di Solidarietà si occuperanno di gestire e prendere tutte le misure che valuteranno essere necessarie in ogni territorio isolando profittatori, sabotatori, speculatori e chiacchieroni.

  • Da quanto tutti coloro che sono stati colpiti dalle multe e dalla repressione si mobilitano e si coordinano per non il non pagamento delle sanzioni, per colpire quella “mano libera” che il governo lascia, con lo spauracchio delle misure anticontagio, alla catena di abusi e sistematica violazione delle libertà democratiche da parte delle forze dell’ordine contro i lavoratori e le massepopolari;

  • Da quanto i comunisti promuoveranno la mobilitazione, l’organizzazione e il coordinamento di queste organizzazioni operaie e popolari per la costruzione di una rete di nuovo potere che prenda le misure di emergenza necessarie.

Il 25 aprile in tante città ha dimostrato in piccolo quello che dobbiamo imparare a fare “in grande”: le masse popolari non si fidano del governo e delle istituzioni della Repubblica Pontificia, delle forze dell’ordine, dello slogan “andrà tutto bene”. Andrà tutto bene solo se ci mobilitiamo per una “nuova liberazione”: bisogna costruire un governo che metta in campo le misure emergenziali che servono, il Governo di Blocco Popolare, che deve essere frutto della mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari in lotta per far fronte all’emergenza sanitaria, economica, politica e sociale.

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