Anche in Spagna la borghesia non riesce a trovare una soluzione di governo del paese,si è infatti votato quattro volte negli ultimi quattro anni. In questo momento c’è il governo Sanchez 2 (di “centro sinistra”), primo governo di coalizione dal termine della dittatura franchista, che arriva dopo il fallimento del governo Sánchez sostenuto da PSOE e Podemos nel 2019. Non solo, nell’autunno e inverno scorsi, per settimane, l’ intera Spagna è stata in subbuglio per le mobilitazioni in Catalogna iniziatea seguito del processo di proclamazione di indipendenza di questa regione con il referendum autonomista del 2017, mai riconosciuto dallo Stato spagnolo.

È in questa situazione che l’epidemia Covid-19 è arrivata nel paese. Ancora al 9 marzo la situazione era tranquilla, fin troppo. Infatti, mentre l’Italia era già zona rossa, in Spagna non venivano fatti neanche i tamponi e l’emergenza non veniva presa seriamente. Successivamente, si sono visti i risultati di questa gestione da parte del governo: oggi i casi positivi confermati sono più di 190.000 e i morti più di 20.000.

 

Lo Stato d’allarme, che ha dato inizio alla quarantena, è stato dichiarato solo il 14 marzo. Come prima misura è stata “requisita” la sanità privata, mettendola al servizio del Sistema Nacional de Salud.In seguito, sono state chiuse anche le attività produttive non essenziali, subito dopo l’Italia, ma il 3 aprile il governo Sanchez si è mostrato per quello che era, rifiutando gli aiuti cubani per paura di mettere a repentaglio l’alleanza con gli USA.

Più di 200 medici cubani che si trovano in Spagna hanno creato una petizione online per avere l’omologazione del loro titolo a quello spagnolo, in modo da contribuire alla soluzione dell’emergenza; per ottenerla si sono rivolti direttamente anche al presidente Sancez, senza ricevere risposta.

 Già il 13 aprile, inoltre, sono state riaperte molte delle attività non essenziali, anche se alcune, fin dall’ inizio, avevano deroghe per continuare a lavorare.

 

Rispetto alla diffusione e agli effetti reali della diffusione del virus, un dato interessante si nota analizzando il numero dei contagi, che è incredibilmente alto nelle zone di Madrid e della Catalogna, i due principali centri industriali e cuori pulsanti dell’economia della Spagna (il parallelo per intenderci è con le province di Brescia e Bergamo).

Ma non è tutto, recentemente la Catalogna ha cambiato metodo di conteggio dei casi di coronavirus: in questo modo sono emersi migliaia di casi positivi che non erano contabilizzati nei bilanci ufficiali e migliaia di decessi da coronavirus che non erano stati considerati nei bilanci ufficiali. La Catalogna, come del resto altre regioni, contava infatti solo i decessi nelle strutture sanitarie, mentre ora ha aggiunto a quelli i dati forniti dalle agenzie funebri. In questo modo il bilancio dei morti è salito a 7.097 solo al 15 aprile. Molte, infatti, sono le persone morte in casa, a partire dagli anziani nelle case di riposo.

La nuova formula di conteggio fa schizzare verso l’alto anche il numero di positivi nella Comunità Autonoma, ufficialmente stimati 36mila positivi, potrebbero invece essere 95mila le persone risultate finora positive.

 

Quello che emerge quindi è una situazione simile all’Italia: anche qui sono centinaia i medici e gli infermieri contagiati dal virus perché non protetti (ci sono state diverse proteste e denunce sia  pubbliche che anonime) e anche il Sistema Sanitario pubblico ha dimostrato problemi e mancanze simili a quelle dell’Italia.

La gestione dell’emergenza in Spagna dimostra quindi come in ogni paese in cui la gestione della società è in mano alla borghesia venga tutelato il profitto dei capitalisti e non ci sia invece interesse reale per la tutela della salute dei lavoratori e della popolazione.

L’unico potere che – in ogni paese – può fare gli interessi delle masse popolari e prendere da subito le misure d’emergenza necessarie a far fronte all’emergenza sanitaria, economica, politica e sociale è il potere degli operai e delle masse popolari organizzate e aggregate attorno al loro partito comunista. L’unico potere che nella storia ha dimostrato di poter far fronte in maniera positiva alle crisi, di poter sconfiggere la dittatura terroristica della borghesia e di praticare la solidarietà tra popoli con l’internazionalismo proletario.

L’esperienza degli ex paesi socialisti oggi ci è d’insegnamento in questo senso. In tutti i pesi ex socialisti, se pur in via di restaurazione del capitalismo (ognuno in una diversa delle tre fasi della restaurazione), la gestione della pandemia da Covid non è stata scaricata sulle masse popolari, ma son state invece mobilitate per prevenire o far fronte l’emergenza sanitaria, quando non son state mobilitate per portare aiuti agli altri paesi, come nel caso dei medici cubani.

Per la rinascita del movimento comunista internazionale, per favorire lo sviluppo della rivoluzione socialista in tutto il mondo, è necessario che in un paese imperialista si spezzino le catene della comunità internazionale e dei gruppi imperialisti.

Quel paese può essere l’Italia! Avanziamo nella costruzione di un Governo d’Emergenza Popolare che sia espressione e di spinta per l’organizzazione delle masse popolari! Per avanzare nel cammino e fare dell’Italia un nuovo paese socialista!

 

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