Gli sviluppi della vicenda epidemica che avanzano a livello globale, ormai dallo scorso novembre 2019, mostrano come la vera emergenza sanitaria del Coronavirus sia data principalmente dallo smantellamento della sanità pubblica portato avanti in questi decenni dai vari governi delle Larghe Intese e dai poteri forti del nostro paese. Governanti di ogni colore politico, padroni e imprenditori “benedetti” da papi e alti prelati, “baroni” di università e ospedali hanno avallato e promosso la ristrutturazione del sistema sanitario pubblico anche attraverso il numero chiuso delle scuole di specializzazione medica e delle altre professioni sanitarie, causando carenza di personale e strutture inadeguate a far fronte alla situazione. In 10 anni sono stati tagliati nel paese 70.000 posti letto, 37 miliardi di spesa pubblica per la sanità, 42.000 posti a tempo indeterminato.

Tutto ciò mentre si aumentavano i fondi destinati ai privati: la Lombardia dell’“eccellenza sanitaria” è la regione capofila di questa politica, che ingrassa i grandi gruppi della sanità privata come il San Donato, proprietario del San Raffaele, o gli ospedali degli orrori come il Santa Rita, che prendevano rimborsi per inutili operazioni che causeranno decessi e lesioni spesso a persone sane. Queste cliniche operano infatti per profitto e non per il bene collettivo: investono quindi sulle cure da cui possono trarre maggiori ricavi. Tra queste non rientrano certo la prevenzione (più ammalati ci sono, più prosperano), i pronto soccorso, le rianimazioni.

Questa politica, inaugurata in grande stile da Formigoni (condannato infatti per corruzione nella sanità e il cui tesoretto di 47 milioni accumulato resta accuratamente ancora nascosto) e continuata da Maroni (Fabio Ricci, suo assessore alla sanità, è stato arrestato per corruzione nel 2016), oggi viene portata avanti dal governatore leghista Fontana: è in progetto ad esempio la chiusura di due importanti ospedali di Milano, il San Paolo e il San Carlo, per sostituirli con uno unico e perdere così centinaia di posti letto e prestazioni.

I tentativi da parte della Regione Lombardia di aprire un nuovo ospedale alla Fiera, finanziato da una catena di imprenditori del calibro di Berlusconi, Caprotti, Moncher e Invernizzi, assegnando la gestione a Bertolaso uomo di fiducia del clan delle Larghe Intese (famoso per il suo coinvolgimento nelle speculazioni nelle opere per il G8, della Maddalena e del terremo dell’Aquila) non sono altro che operazioni per trarre profitto, giustificare e spianare la strada alla privatizzazione della sanità a favore delle lobby che la sostengono.

La responsabilità dei governi delle Larghe Intese nel taglio della sanità è estremamente grave e lo è ancora di più il non aver preso in queste settimane misure adeguate per affrontare l’emergenza. Ordinanze e decreti del governo Conte 2 e di quello regionale di Fontana hanno incrementato un clima da “stato speciale” funzionale a soffocare proteste, aumentare il controllo, a scaricare la colpa sui comportamenti individuali e i costi dell’emergenza sulle masse popolari anziché sulla gestione criminosa della sanità.

Il Sindaco di Milano Sala in un video comunicato ha denunciato che sui mezzi pubblici di ATM c’è troppo affollamento a causa del dimezzamento delle corse, “scordandosi” che proprio il Comune di Milano è il proprietario di ATM e che se le aziende sono aperte, i lavoratori devono prendere i mezzi pubblici per andare a lavoro! Perché il sindaco Sala non ordina il ripristino delle corse ordinarie e come stanno sollecitando i vari comitati pendolari, tra cui Sporchi, Cattivi e Pendolari e Comitato ATM Pubblica.

Ritorniamo all’inizio. L’emergenza sanitaria non è data dal Virus più di quanto l’emergenza degli sfollati dell’Aquila sia stata data dal terremoto o il dissesto idrogeologico del paese sia stato causato dalla pioggia. La vera emergenza è quindi l’attuale gestione della sanità e di ogni ambito della società. Non possiamo limitarci a combattere la diffusione del virus, dobbiamo fin da subito mobilitarci per una diversa gestione della sanità che metta al centro il benessere delle masse popolari e non i profitti dei privati. Ci serve un governo, nazionale e regionale, deciso a destinare alla sanità pubblica tutte le risorse (economiche, professionali e organizzative) necessarie a garantire a tutti il diritto alla salute. “E i soldi dove li prendiamo?”, obietterà qualcuno! Tagliando i fondi alla sanità privata, alle spese militari, alle grandi opere inutili, rigettando con forza l’approvazione dell’accordo sul MES, non pagando più gli interessi sul debito pubblico agli speculatori, cominciando fin da subito con il requisire gli ospedali privati, commissariandoli e imponendone la gestione pubblica, come ha proposto anche il viceministro degli Interni Vito Crimi del M5S. Queste sono misure immediate che il governo può prendere!

Questo è il programma che dobbiamo imporre, organizzandoci in ogni ospedale, azienda e quartiere!

– Organizzarsi negli ospedali per

1. esercitare il controllo popolare sulla gestione dell’emergenza,

2. verificare che siano adottate tutte le misure di sicurezza per i lavoratori sull’esempio della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia o come hanno fatto i lavoratori dell’Ospedale di Garbagnate Milanese e di Massa-Carrara che hanno scioperato per ottenere i dispositivi di protezione,

3. per tenerli aperti e migliorarli in funzione delle necessità delle masse popolari, come fa a Milano il Comitato in difesa della sanità pubblica contro la chiusura degli ospedali San Paolo e San Carlo o il Comitato Popolare Intercomunale dell’abbiatense che ha lanciato l’appello a potenziare l’ospedale nuovo di Abbiategrasso;

4. per riaprire le strutture sanitarie chiuse come ha proposto il sindacato ADL Cobas e come confermato dal consigliere regionale Piccirillo del M5S: l’ospedale di Legnano, chiuso anni fa, potrebbe essere già pronto all’uso. Altri ospedali sono quelli di Vimercate, Giussago, o i vecchi ospedali di Pavia e Bergamo. Perché farli marcire e lasciarli al degrado! Se non lo fanno le istituzioni, apriamoli noi: queste sono strutture che serviranno anche finita l’emergenza!

Organizzarsi nei quartieri e territori e coordinarsi per prevenire il contagio, in supporto alle fasce più deboli, anziani e immunodepressi, aiutandoli per spesa e commissioni ed evitando che debbano frequentare supermercati affollati; sorvegliare l’applicazione delle misure di prevenzione nei supermercati e altre aziende aperte, sull’esempio delle brigate di solidarietà popolare; contrastare i tentativi di sfruttare l’emergenza a fini repressivi e di attacco ai diritti delle masse popolari. Vale l’esempio dell’iniziativa di Solidarietà popolare, le Brigate di solidarietà e l’iniziativa “Non sei solo, sola” lanciate a Milano.

– Organizzarsi per chiudere temporaneamente le aziende che fanno produzioni non indispensabili, con garanzia di salario pieno per i lavoratori, e adottare misure di sicurezza nelle aziende che serve tenere aperte.

– Organizzarsi per vigilare che i fondi e le donazioni siano effettivamente destinati alla sanità pubblica.

In questi giorni il presidente della Regione Fontana e l’assessore alla sanità e al welfare Gallera, così come molti altri sindaci, hanno chiesto al governo di ordinare la chiusura di tutti gli esercizi commerciali e che valuteranno anche la chiusura delle attività produttive non necessarie: valuteranno perché Confindustria ha dato il suo ennesimo parere negativo. Chiudere le attività produttive è urgente e necessario: non è un caso che Bergamo, Brescia e Milano siano le province con più contagiati e decessi. E solo ora i giornali si stanno accorgendo degli operai e dei tanti lavoratori della sanità che risultano contagiati! Basta con questa balla che la colpa è della gente che fa sport o shopping (con tutti i negozi chiusi?!) e dello scaricare la responsabilità sui singoli! Sono le fabbriche i più grandi assembramenti e per questo vanno temporaneamente chiuse! A Codogno come in Cina, dove ora i contagi ora sono pari a 0, le aziende le hanno chiuse!

Inoltre la Regione, come anche i sindaci dei Comuni lombardi, non devono limitarsi a chiedere o rivendicare al Governo. Come a inizio emergenza, possono varare ordinanze e misure straordinarie per la salute dei lavoratori e dei loro cittadini: che ordinino ai padroni di chiudere temporaneamente le aziende per le produzioni non necessarie! La Lega è al governo della nostra Regione: vediamo se attuerà queste misure, che da qualche settimana Salvini e i suoi sodali, Fontana compreso, vanno sbandierando ai quattro venti: se il Governo non fa devono prendere loro l’iniziativa in mano! Che lo facciano!

Chiudere le aziende e potenziare il Servizio Sanitario pubblico sono le misure davvero urgenti e decisive da prendere ora per l’emergenza, coerentemente con la nostra Costituzione, l’articolo 32, che impone la tutela della salute, pubblica e gratuita, come diritto dell’individuo e nell’interesse della collettività! Non farlo significa essere i responsabili del continuo propagarsi di questa emergenza!

Organizziamoci e mobilitiamoci per imporre le misure d’emergenza che servono veramente: sanità pubblica e lavoro utile e dignitoso per tutti.

La vera emergenza è la crisi del capitalismo: organizziamoci e mobilitiamoci per costruire un governo d’emergenza popolare che gestisca l’apparato produttivo di beni e servizi secondo gli interessi delle masse popolari, che faccia fronte agli effetti più devastanti di questa crisi e avanzare così nella trasformazione socialista del nostro paese!

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