Seguire l’esempio del Comitato Romano AEC!

Il groviglio delle privatizzazioni del settore pubblico e il decreto “Cura Italia”.

Pochi giorni prima dell’inizio dell’emergenza Corona Virus avevamo iniziato a preparare un articolo su un importante mobilitazione in corso nella nostra città, la lotta del Comitato Romano AEC, gli Assistenti Educativi Culturali che lavorano nelle scuole con l’obiettivo di favorire l’inclusione scolastica e l’autonomia degli studenti con disabilità.

Il Comitato AEC si sta battendo con successo per l’internalizzazione del loro servizio da parte del Comune di Roma, per la sua ripubblicizzazione e per mettere fine al suo affidamento a privati. La loro lotta è esemplare per tutti i lavoratori e le lavoratrici esternalizzati della città di Roma e nei prossimi giorni torneremo a parlarne per illustrare gli insegnamenti di questa importante lotta.

Oggi l’emergenza sanitaria in corso e la volontà padronale di scaricarla sulle spalle dei lavoratori costringe gli operatori AEC a casa senza stipendio. Dopo aver respinto al mittente la folle proposta di trasformare il servizio scolastico in servizio domiciliare (un interpretazione fantasiosa del “tutti a casa” con cui il Comune di Roma aveva pensato di liberarsi del problema, in barba alle misure anti-contagio ), oggi gli AEC romani in coordinamento con gli organismi analoghi degli AEC diffusi sul territorio nazionale, richiedono il pagamento dello stipendio pieno al 100%!

Questa rivendicazione del Comitato AEC è da esempio per tutti i lavoratori esternalizzati dei servizi pubblici (cioè quelli che lavorano per aziende private pur svolgendo un servizio pubblico), quelli che hanno contratti anomali, i lavoratori precari e interinali che in questo momento di emergenza stanno perdendo in massa il loro posto di lavoro o che brancolano nel buio in attesa di sapere se percepiranno o meno lo stipendio il mese prossimo.

Nessuno deve perdere il posto per l’emergenza Corona Virus o rimanere senza stipendio, neanche e a maggior ragione chi un posto sicuro non lo aveva neanche prima!

L’emergenza Corona Virus sta mostrando quale effetto producono le disuguaglianza sociali nel nostro paese, sta mostrando fino a che punto la società borghese non sia capace di garantire alle masse popolari il diritto alla salute e al lavoro.

In questa situazione le lotte dei lavoratori non devono fare un passo indietro e anzi farne due in avanti! Solo in questo modo potremmo limitare al minimo i danni che l’emergenza sanitaria sta causando e causerà nel nostro paese!

Ai tanti lavoratori esternalizzati dei servizi pubblici della città di Roma oggi sotto attacco indichiamo di seguire l’esempio del Comitato AEC, di organizzarsi e coordinarsi su scala nazionale per pretendere il pagamento del salario pieno!

I processi di privatizzazione in corso e quelli passati non sono compatibili con le misure necessarie per gestire l’emergenza sanitaria nel nostro paese. La privatizzazioni (al primo posto quelle operate dalla sanità pubblica) sono la causa dell’emergenza sanitaria! I dipendenti di questi settori, che svolgono a tutti gli effetti un servizio pubblico, spesso all’interno di strutture pubbliche, devono scavalcare cooperative e azienducole a cui è stato finora concesso di arricchirsi grazie a fondi pubblici e devono chiedere il conto proprio agli enti pubblici per i quali lavorano che devono sapere dar risposte immediate e soddisfacenti. Sono gli enti pubblici i primi a dover rispondere nell’ immediato per le lacune e le “dimenticanze” di cui è pieno il decreto “Cura Italia” e di cui stanno pagando il prezzo salato tanti lavoratori precari ed esternalizzati che svolgevano mansioni per conto della pubblica amministrazione (basti pensare ai precari dei beni culturali o a quelli della scuola e delle università).

I lavoratori e le lavoratrici dei servizi esternalizzati possono e devono essere in prima linea per porre fine alla privatizzazione del settore pubblico, mobilitandosi sul proprio posto di lavoro e fuori per imporre le misure essenziali per uscire dall’emergenza sanitaria in corso!

Restare a casa si, ma non con le mani in mano: è il momento di organizzarsi e mobilitarsi per fare fronte all’emergenza ed imporre misure necessarie come l’assunzione di nuovo personale negli ospedali, la requisizione della sanità privata e la riapertura degli ospedali e dei reparti chiusi negli ultimi decenni!

Il governo del paese in mano alle organizzazioni operaie e popolari è la soluzione possibile e praticabile per arginare questo corso disastroso delle cose, il futuro possibile per cui lottare!

Sosteniamo la battaglia del Comitato AEC, di tutte le organizzazione operaie e popolari che si stanno mobilitando per richiedere la chiusura delle aziende che non producono beni e servizi essenziali per l’emergenza, che sono in lotta per l’attuazione delle misure di sicurezze necessarie per fermare il contagio, a quelli che si battono per ottenere il proprio stipendio!

Solo grazie a queste mobilitazione sarà possibile uscire dall’emergenza sanitaria riducendo al minimo i danni. Noi ci fidiamo solo di loro!

Di seguito il comunicato del 16 marzo del Comitato Romano AEC

Di seguito il comunicato che abbiamo creato e sottoscritto con il coordinamento nazionale di operatrici e operatori sociali.
L’emergenza è la stessa in tutta Italia e difficoltà e le rivendicazioni sono le stesse, ce ne siamo accorti parlando con colleghe e colleghi da tutte le città, e siamo sempre più convinti che uniti possiamo vincere!
Attendiamo, inoltre, di vagliare il decreto che sarà pubblicato a breve sulla gazzetta ufficiale.

RETE INTERSINDACALE E RETE NAZIONALE OPERATRICI OPERATORI SOCIALI

100% SALUTE 100% SALARIO 100% DIGNITA’

Vogliamo il Reddito di Quarantena per tutte/i

L’emergenza sanitaria legata alla diffusione del Covid-19 ha reso evidente la strutturale precarietà di migliaia di educatori ed operatori sociali in tutto il Paese. Una condizione lavorativa che è frutto dei processi di esternalizzazione dei servizi alla persona che hanno caratterizzato questo paese negli ultimi venti anni. Per questo vogliamo sottolineare con forza il valore sociale e pubblico del nostro lavoro rivendicando, oggi più che mai, diritti e tutele che ci vengono negati.

Dall’inizio dell’emergenza diversi operatori sociali hanno continuato a garantire i servizi educativi e di assistenza domiciliare, cercando di seguire le disposizioni emesse dalle autorità competenti, ma senza le adeguate condizioni e dispositivi di tutela.
Molti servizi, nonostante le misure restrittive di circolazione e di prossimità, restano attivi e crediamo che vadano fornite adeguate garanzie per continuare a svolgerli, tutelando la sicurezza e la salute di operatori e famiglie coinvolti dal momento abbiamo a cuore la salute degli utenti di cui ci occupiamo come della nostra.
Se i servizi di assistenza alle persone fragili sono essenziali, anche le condizioni di lavoro, in termini di sicurezza e dignità di chi se ne occupa, devono esserlo, pertanto chiediamo DPI (Dispositivi Protezione Individuali) per tutti i lavoratori, l’aggiornamento dei DVR aziendali (Documento Valutazione Rischi) e protocolli di comportamento ad opera di ASL/ATS locali e degli uffici competenti di Medicina del Lavoro.

L’emergenza sanitaria per il “CoronaVirus” ha portato alla luce le contraddizioni delle nostre professioni oggi rivelatesi importanti e necessarie. Nel terzo settore, in tutti i servizi sociosanitari, sociali ed educativi, con qualsiasi tipologia di contratto, la precarietà e i periodi di vuoto salariale sono una costante ora diventata eclatante.
Siamo convinti che questa crisi costringa anche a mettere in discussione il sistema degli appalti al ribasso su servizi ritenuti essenziali e di pubblica utilità che necessitano di maggiori tutele per i lavoratori e le lavoratrici. In quest’ottica l’unica strada percorribile è quella della re-internalizzazione di questi servizi, in modo tale che tornino sotto la gestione e il diretto controllo pubblico.

CHIEDIAMO

Agli Enti committenti e alle istituzioni governative che venga riconosciuto il 100% della salute e 100% del salario per chi lavora negli appalti e nelle aziende esternalizzate degli Enti locali (Comuni e ASL, ATS ecc.), che in queste settimane di emergenza ha subito una diminuzione dell’orario lavorativo o la sospensione del servizio.

A tutte le amministrazioni locali di sostenere la richiesta al Governo di un “decreto d’emergenza” e l’autorizzazione, per gli Enti Pubblici committenti, all’erogazione dei fondi già stanziati e messi in bilancio per i servizi educativi scolastici, di assistenza domiciliare e semiresidenziale sospesi a causa dell’emergenza sanitaria, garantendo il pagamento delle ore di servizio già preventivate.
Non riteniamo sufficiente la misura del FIS (60/80%) o della Cassa Integrazione per sostituire un salario già per noi inconsistente e poco dignitoso in tempi di normalità; chiediamo che gli Enti locali siano responsabili dei servizi pubblici territoriali e che utilizzino i fondi pubblici per integrare gli ammortizzatori sociali per garantire la piena retribuzione delle operatrici e degli operatori.

ADL COBAS ROMAGNA
ADL COBAS REGGIO EMILIA
ADL COBAS BOLOGNA
SIAL COBAS
CUB MONZA E BRIANZA
OPERATORI SOCIALI MONZA E BRIANZA
RETE OPERATORI SOCIALI MILANO
OPERATORI SOCIALI MANTOVA
COLLETTIVO EDUCATORI E OPERATORI DEL SOCIALE DI PARMA E PROV
EEG – EDUCATRICI ED EDUCATORI GENOVESI
RETE OPERATORI SOCIALI LA SPEZIA
COLLETTIVO EDUKY REGGIO EMILIA
RETE EDUCATORI EDUCATRICI RIMINI
ASSEMBLEA AUTOCONVOCATA DELLE LAVORATRICI E LAVORATORI DEL SOCIALE DI FIRENZE
SOCIAL WORKERS ROMA
COMITATO ROMANO AEC
EDUCIT – EDUCATORI CONTRO I TAGLI BOLOGNA
EUCIT – EDUCATORI UNITI CONTRO I TAGLI
CUB

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