Nei giorni 7, 8 e 9 febbraio il P.CARC ha organizzato a Piombino (LI), Massa e Pisa, un tour di iniziative dal titolo “Non si processa chi difende la Val Susa! Non si processa chi lotta contro gli abusi in divisa!” che ha visto tra i relatori Guido Fissore, storico militante del movimento NO TAV. L’obiettivo delle iniziative era duplice: da una parte valorizzare la lotta del movimento NO TAV contro le misure repressive che colpiscono i suoi militanti (tra cui Nicoletta Dosio), dall’altra far conoscere la vicenda della nostra compagna Rosalba e del processo a lei e Vigilanza Democratica. La lotta alla repressione e l’organizzazione delle masse popolari per farvi fronte ha fatto da filo conduttore delle tre iniziative, nelle quali è emerso bene il collegamento e la matrice comune delle lotte della Val Susa con le lotte particolari degli altri territori.

Nelle tre città toccate dal tour i compagni delle sezioni locali hanno impostato nei giorni precedenti un ampio lavoro di propaganda delle iniziative che è andato a integrare e rafforzare l’attività ordinaria sui territori: sono stati fatti volantinaggi davanti alle fabbriche, alle scuole e nei mercati cittadini, si sono svolti incontri con i comitati locali, si sono raccolte firme e sottoscrizioni e sono state fatte foto in solidarietà a Rosalba e al movimento NO TAV.

Le tre iniziative hanno visto la presenza di circa 40 persone e i temi toccati nei dibattiti sono stati i più vari.

A Piombino si è parlato delle contraddizioni che i movimenti organizzati delle masse popolari generano anche in campo nemico (più la classe dominante reprime più appare evidente che lottare contro questo sistema è giusto); si è parlato molto di ambiente, collegando la lotta dei NO TAV contro la devastazione ambientale in Val Susa a quella del Comitato di Salute Pubblica locale che si batte contro l’enorme discarica della compagnia cittadina RiMateria, si è infine ragionato della necessità di far valere il diritto a un lavoro utile dignitoso per tutti che sia però anche “ecocompatibile”.

A Massa il dibattito ha sviluppato il legame tra la repressione che colpisce pure i compagni della sezione locale (sono in corso vari processi per i quali viene chiesto loro di pagare cifre esorbitanti per aver occupato e restituito alla cittadinanza spazi prima abbandonati al degrado, tra cui la palestra popolare Aldo Salvetti) e la necessità di valorizzare le mobilitazioni delle masse popolari che in mille forme attraversano il paese. Rimanendo a Massa, basta citare le lotte operaie in difesa del proprio posto di lavoro, i movimenti contro la speculazione delle cave di marmo, quelli per il diritto a una scuola sicura (che non crolli sulla testa di chi ci studia e lavora), per l’acqua pubblica o per l’ambiente.

A Pisa l’esperienza dei NO TAV è servita per parlare delle lotte sociali e dei tanti movimenti che da anni in città si battono per il diritto alla casa e si occupano di sottrarre al degrado i quartieri popolari. Erano presenti, tra gli altri, i compagni del quartiere S. Ermete, oltre ad alcuni operai della Piaggio che proprio nei giorni in cui scriviamo sono in mobilitazione (vedi articolo a pag. 5). Il dibattito è stato utile anche per approfondire il concetto di “illegale ma legittimo”: le azioni dei NO TAV, per esempio, contravvengono spesso a leggi e misure emanate dalla classe dominante e pertanto sono illegali; nonostante ciò sono del tutto legittime perché fanno gli interessi delle masse popolari che lottano contro speculazioni e grandi opere inutili.

 

Questo tour ha fatto valere l’esperienza del movimento NO TAV che nella lotta alla repressione e nel rendere ingovernabili i territori ai vertici della Repubblica Pontificia ha indubbiamente un ruolo di importanza nazionale. L’esempio dei militanti valsusini va sostenuto in ogni modo e va fatto sempre più “uscire dalla Valle” per servire da ispirazione e modello al resto del paese. Il movimento NO TAV è stato capace di non piegarsi alle misure repressive della classe dominante (vedi violazione dei domiciliari della Dosio o distruzione dei fogli di via) e di aggregare attorno a sé la la maggioranza delle masse popolari della zona perché si è guadagnato l’autorevolezza sul campo: impedendo infatti, ai capitalisti di proseguire nei lavori del TAV esso ha posto con forza la necessità di una diversa gestione dei territori da parte delle masse popolari che li abitano, questione importante per la Val Susa, ma anche per il resto del nostro paese.

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