Si terrà il 22 aprile 2020, alle h.9 presso il Palazzo di Giustizia situato in Piazza Cavour a Roma l’udienza di Cassazione contro Rosalba e contro Vigilanza Democratica.

I tempi rapidissimi della Cassazione, fissata a appena 4 mesi dal ricorso presentato dagli avvocati della compagna, non ci stupiscono più di tanto: sono un’ulteriore conferma di una giustizia a doppio binario che “dimentica” gli atti nei cassetti, consentendo in tal modo alla scure della prescrizione di intervenire, solo nei casi in cui a pagare dovrebbero essere gli stessi burattinai che la manovrano o agenti al loro servizio (in primis le Forze dell’Ordine). Di questo sono esempio lampante i molteplici processi contro i NO TAV (accusati tra l’altro di fatti penalmente poco rilevanti) a cui è riservata sempre una “corsia preferenziale” e che arrivano a condanne esemplari, mentre le denunce a carico dei poliziotti responsabili dei pestaggi in Val Susa o vengono rapidamente archiviate o giacciono in “indefinita attesa”.

Noi non nutriamo speranze in una giustizia equa – le forzature fatte dai giudici di I e II grado per arrivare a condannare Rosalba parlano da sole – e siamo ben consapevoli che il verdetto che aspetta la compagna è squisitamente politico e non verrà certo deciso nell’aula del tribunale di Roma.

L’esperienza di questi anni di battaglia processuale ci ha mostrato che talvolta non basta neppure un’ampia e articolata campagna di mobilitazione a consegnarci la vittoria. Anche se è anzitutto su questa che occorre fare affidamento.

 

La repressione è strumento di controllo di una classe su un’altra e le vittorie che possiamo ottenere, fintanto che sarà la borghesia a detenere il dominio, dipendono da molteplici fattori e restano sempre e comunque transitorie.

è per questo che, se la vittoria processuale resta un obiettivo da perseguire, l’aspetto principale nel lungo termine della battaglia processuale e della mobilitazione che attorno ad essa sviluppiamo resta il confronto, il coordinamento con quanti in ordine sparso o in maniera più o meno organizzata, in modo più o meno consapevole, si pongono oggi la domanda del “Che fare?” di fronte alla repressione sempre più di massa e che tracima gli ultimi brandelli di agibilità democratica.

Alla risposta del “Che fare?” Rosalba, come Nicoletta Dosio prima di lei, come Donato Laviola e altri che sicuramente seguiranno, ha risposto decidendo di non sottomettersi, di non piegare la testa, di non pagare neppure un centesimo dei soldi che già ora le vengono chiesti e di quelli che sarà ulteriormente condannata a versare. La scelta della disobbedienza deve divenire di massa per riuscire a porre realmente “la questione” politica che non è più possibile eludere, per incidere davvero sui rapporti di forza. Ora indica solo una delle vie che è possibile percorrere, ma che, finchè saranno in pochi a prendere, richiede un prezzo più alto da pagare in termini individuali (l’arresto per Nicoletta; la perdita del lavoro, la dipendenza da altri per Rosalba). E’ in questo contesto che la solidarietà diviene strumento di rafforzamento, di rottura dell’isolamento, di spinta a portare fino in fondo delle scelte che, anche se compiute da singoli, riguardano però tutti. La solidarietà è un’arma a doppio senso: rafforza chi la riceve, ma anche chi la dà. E’ l’arma che da sempre ha permesso alle masse di far fronte agli attacchi dei padroni, quindi usiamola!

Mancano due mesi circa all’udienza, facciamo sentire a Rosalba la nostra vicinanza morale e materiale.

L’invito che rivolgiamo a tutti è quello a costruire iniziative di solidarietà, di dibattito e confronto, ma anche di raccolta economica. A firmare e a far firmare l’Appello in sostegno di Rosalba reperibile sulla pagina Facebook di Vigilanza Democratica, a prendere pubblicamente posizione attraverso dichiarazioni scritte, video o altro. A intervenire, partecipare, spingere avanti quei coordinamenti che promuovono l’unità di azione contro la repressione che colpisce tutti, immigrati, lavoratori, studenti, operai, militanti politici e non. A tradurre nel concreto il principio che ogni misura che va nell’interesse delle masse popolari è legittima anche se è ritenuto illegale. Invitiamo sin da ora sinceri democratici, associazioni per i diritti umani, ma anche politici che nei loro discorsi si fanno paladini dei diritti sanciti dalla Costituzione, a essere conseguenti, che si facciano promotori di convegni sulla libertà di espressione e di critica cui invitare Rosalba, che partecipino fisicamente all’udienza del 22 aprile, che dimostrino con i fatti di non essere in campagna elettorale permanente.

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