Napoli. Dopo che a ottobre i lavoratori hanno impedito la chiusura della fabbrica, è ripresa la produzione e sono continuate le iniziative per consolidare e allargare il fronte solidale sorto su loro appello (vedi articolo “Whirlpool di Napoli. Preparare le condizioni per vincere anche la prossima battaglia” sul n°1/2020 di Resistenza). Nel frattempo, l’azienda non è rimasta a guardare: momentaneamente costretta alla ritirata, si è preparata per tornare alla carica e i fatti delle ultime settimane lo confermano.

Il Governo aveva promesso ai lavoratori un incontro al Ministero per il 20 gennaio, ma non è giunta nessuna convocazione. Oltre a ciò è emerso che l’azienda ha depositato in Borsa (quella americana) un documento che conferma la chiusura dello stabilimento di Napoli, nonostante gli accordi in senso contrario siglati con il Governo italiano. Stanti queste premesse la mobilitazione operaia è ripresa con lo sciopero del 16 gennaio che è sfociato nell’occupazione dell’autostrada A3 Napoli-Salerno. Gli operai hanno rivolto i loro slogan in particolare contro il Governo (“Governo dove sei?!”) e i loro portavoce hanno dichiarato alle telecamere: “Se a marzo perdiamo il lavoro, sarà guerra tutti i giorni!”. La Polizia ha tentato di contenere i manifestanti senza ricorrere a vere e proprie cariche, anche se qualche operaio è rimasto ferito nel parapiglia, minacciando però che non avrebbe tollerato ulteriori manifestazioni in autostrada e che la prossima volta li avrebbe “mandati tutti all’ospedale”.

A seguito di questa manifestazione il Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli (del M5S) ha fissato un incontro per il 29 gennaio, convocando i sindacati, la Regione e i vertici aziendali. Il 23 gennaio, il giorno seguente le dimissioni di Di Maio da capo politico del M5S, gli operai sono scesi nuovamente in strada per ricordare a Patuanelli l’appuntamento del 29 e suggerirgli di non “farsi distrarre” dalle vicende interne del suo partito.

La ripresa della lotta mette in evidenza il mutato atteggiamento della Polizia: è un chiaro segnale che le istituzioni si preparano a far ingoiare a colpi di manganello la chiusura dello stabilimento, già decisa e confermata dai vertici Whirlpool. Man mano che la situazione evolve, la vertenza assume sempre più una valenza politica generale.

Se i vertici Whirlpool vinceranno, si tratterà di una scottante dimostrazione che, al di là delle belle parole e delle rassicurazioni governative, viene permesso a un’altra multinazionale che ha intascato fior di incentivi di andarsene bruciando 400 posti di lavoro con la complicità del Governo. Questo infiammerebbe la piazza coinvolgendo quanti hanno solidarizzato con gli operai, a partire da chi ha aderito all’appello “Napoli non molla” e anche travalicare i confini cittadini, generando così un problema di ordine pubblico di ben altro rilievo.

Altro scenario possibile grazie alla rete di solidarietà che sostiene gli operai, sarebbe l’immediata mobilitazione per mantenere aperta la fabbrica con ogni mezzo, per arrivare a imporre al Governo di requisirla senza indennizzo e di nazionalizzarla. Un’evoluzione in tal senso sarebbe estremamente importante non solo per tutti gli stabilimenti italiani del gruppo che sono in dismissione (in particolare quello di Siena), ma per tutte le oltre 150 aziende per le quali sono aperti i famosi “tavoli di trattativa al Ministero”.

Comunque vadano le cose, a patto che gli operai tengano ben salda nelle loro mani l’iniziativa, la battaglia Whirlpool può segnare l’avvio di una fase di mobilitazione e protagonismo della classe operaia nell’intero paese come – tenendo conto delle dovute differenze – successe nel 2010 con la FIAT di Pomigliano. In quel caso, il referendum sul Piano Marchionne dimostrò che la classe operaia era decisa a combattere anche sotto ricatto e “con la pistola puntata alla testa”: oltre il 40% degli operai votò NO al referendum e da lì prese l’avvio una mobilitazione nazionale che si concluse solo 3 anni dopo e solo grazie a una profonda e articolata opera di boicottaggio da parte dei vertici della FIOM.

Forza operai di Napoli!
Non siete soli a combattere!

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