Alcuni lavoratori, operai e attivisti di comitati popolari ritengono giusta la linea, che spesso abbiamo indicato in questa Agenzia Stampa e in generale nella letteratura del P.CARC, di incalzare, spingere e imporre agli eletti nelle istituzioni quelle misure che servono alle masse popolari per fare fronte agli effetti della crisi e che non possono attuare direttamente in autorganizzazione.

Alcuni nostri lettori ci hanno posto in varie modalità la stessa domanda: quest’orientamento è molto facile da comprendere quando si parla di sindaci, assessori e governatori (quelle figure che decidono del governo dei territori per i quali rinviamo all’articolo Quattro punti per le Amministrazioni Locali d’Emergenza) ma cosa fare rispetto agli eletti che non ricoprono questi incarichi? Cosa è utile spingerli a fare? Come possono essere messi al servizio delle masse popolari per alimentare la lotta per le Amministrazioni Locali d’Emergenza? La domanda è molto interessante e in questo articolo cercheremo di dare una risposta a partire da alcune esperienze pratiche e alcune competenze che gli eletti, pur senza cariche di governo, hanno.

Prima di passare alle azioni concrete che questi eletti possono essere spinti a compiere è utile affermare due criteri:

  1. rispetto ad ogni azione, attività o presa di posizione è sempre importante comprendere quale classe essa rafforzi e quale campo (borghesia o masse popolari) indebolisca;
  2. rispetto alle prese di posizione o alle dichiarazioni bisogna tenere presente che è sempre utile spingere un eletto o un rappresentante istituzionale a schierarsi con una lotta o una misura richiesta dalle masse popolari purché questa sia utile a sviluppare un processo pratico, un effettivo rafforzamento della battaglia e che l’eletto o gli eletti diano seguito a quanto dicono.

In ogni territorio il problema centrale per le Amministrazioni Locali è quello di essere ridotte a esattrici delle masse popolari che sempre più vi si scagliano contro o a servette passacarte dei governi centrali e dei poteri forti. Ogni sindaco, assessore o semplice eletto onestamente intenzionato a farla finita con tutto questo, può vincere e avanzare “di battaglia in battaglia” solo se mette il suo ruolo sociale al servizio degli organismi popolari, delle associazioni, reti e comitati già attivi sulla costruzione di un altro modello di città, rispetto a quello del cemento, dei disservizi, della disoccupazione, ecc. L’alleanza con le masse popolari è quindi la questione decisiva. Si tratta, però, di cose che un eletto non farà a prescindere perché mosso da sani principi e ideali democratici, serve la spinta popolare e la lotta per imporre a ciascuno di schierarsi battaglia dopo battaglia.

 

Ma quali sono queste cose? Ecco nove spunti da cui partire:

  1. bisogna spingere l’eletto a denunciare sistematicamente e a gran voce i provvedimenti antipopolari del governo centrale e locale. Non basta limitarsi a farlo in consiglio comunale o regionale, deve coinvolgere la stampa, le sue reti di relazioni, altri consiglieri eletti di altre città e regioni ed elementi riconosciuti della società civile per chiedergli di fare lo stesso;
  2. costringere l’eletto a promuovere e mettersi alla testa con grande pubblicità della protesta popolare contro i provvedimenti antipopolari, boicottandone e sabotandone l’esecuzione. Le masse popolari devono spingere perché il consigliere in questione sostenga tutte le mobilitazioni popolari, i problemi delle masse popolari sono tanti e potranno essere risolti solo se queste dirigeranno sempre più complessivamente i territori anziché limitarsi a singole vertenze slegate fra loro;
  3. in caso di provvedimenti antipopolari gli eletti vanno spinti ad astenersi dal collaborare con il governo e con le altre autorità della Repubblica Pontificia nella messa in opera di tali provvedimenti specie se l’attuazione di tali misure prevede una collaborazione delle autorità locali (Comune, Regione, ecc.);
  4. nello sviluppo della battaglia per l’attuazione di misure favorevoli alle masse popolari bisogna costringere i consiglieri eletti a pretendere con risalto mediatico e azioni di lotta tali misure anche se comportano la violazione di leggi, regole o provvedimenti (come il Patto di Stabilità) imposti dalle autorità della Repubblica Pontificia;
  5. allo stesso modo gli eletti per essere conseguenti alle dichiarazioni in favore delle masse popolari devono sostenere con il massimo clamore mediatico, impiegando tutti i mezzi, le risorse e le relazioni di cui dispongono, le iniziative giuste delle organizzazioni operai e popolari anche se illegali, se sono conformi agli interessi delle masse popolari (cioè legittime);
  6. la mobilitazione popolare può spingere tali consiglieri anche ad appaltare e fare per altre vie eseguire i servizi pubblici, con grande propaganda, i lavori di manutenzione degli stabili, delle scuole, degli ospedali e delle infrastrutture di loro competenza usando tutte le risorse finanziarie che riescono a mobilitare anche se illegalmente;
  7. le masse popolari possono spingere i consiglieri eletti ad indicare gli stabili, gli edifici e gli immobili sfitti da occupare e destinare a beneficio delle masse popolari, mobilitando tutto il mobilitabile per i lavori di messa in funzione e manutenzione degli stabili e la battaglia per l’assegnazione ufficiale degli immobili da far ingoiare all’amministrazione locale;
  8. nella lotta per il lavoro i disoccupati organizzati devono spingere gli eletti a sostenere campagne popolari di manutenzione del quartiere e dei territori, mobilitandoli per imporre il pagamento dei lavori sia attraverso l’amministrazione locale (voucher, rimborsi, sgravi fiscali ecc.) sia attraverso la mobilitazione di professionisti, capitalisti, clero, parrocchie, ecc. perché partecipino alla realizzazione delle parole d’ordine “a ogni adulto un lavoro utile e dignitoso” e “a ogni individuo i beni e servizi necessari a una vita dignitosa alla sola condizione che adempia scrupolosamente i compiti legittimi che gli sono assegnati” e denunciare quelli che non collaborano;
  9. le masse popolari che si organizzano sui territori contro la guerra devono spingere ogni eletto ad astenersi pubblicamente da ogni collaborazione e impedire che gli organi delle amministrazioni di cui fanno parte collaborino con la NATO, le Forze Armate USA e ogni altra agenzia straniera di stanza in Italia in violazione della nostra Costituzione, negare pubblicamente ad esse la fornitura di servizi pubblici dipendenti dalle Amministrazioni Comunali e ogni forma di collaborazione.

 

Già un eletto o un consigliere, che si mette a fare questo, sistematicamente, dà un importante contribuito allo smantellamento delle istituzioni locali della borghesia e alla trasformazione delle amministrazioni locali da macchine di servizio-centrale operativa dei poteri forti sparsi in tutto il paese, ad amministrazione che fonda sempre più la sua azione sul protagonismo, la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari.

 

Per l’Agenzia Stampa “Staffetta Rossa” del P. CARC

Marco Coppola

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