Sul numero 1/2010 di Resistenza abbiamo parlato dell’assemblea che PCL, Sinistra Anticapitalista e il PCI diretto da Alboresi hanno indetto il 7 dicembre a Roma per l’unità delle “sinistre di opposizione”.

A quella assemblea sono seguite le riunioni nazionali di coordinamento per dare seguito alla decisione di sviluppare i temi e le attività di cinque campagne nazionali (1. per la riduzione generale dell’orario di lavoro a parità di retribuzione; 2. per l’abolizione della Legge Fornero e per la fissazione del tetto pensionistico a 60 anni di età o a 35 anni di contributi; 3. per la nazionalizzazione dei settori strategici dell’economia e delle aziende che licenziano, delocalizzano e inquinano; 4. per l’abrogazione dei Decreti sicurezza Salvini e dei criminali accordi con la Libia; 5. contro la guerra imperialista, per l’uscita dalla NATO, la riduzione delle spese militari e il ritiro delle truppe dalle missioni di guerra) e per promuovere il coordinamento a livello territoriale. In quelle riunioni è emersa un’importante differenza su quello che si intende per “unità”: gli organismi promotori hanno presentato una “piattaforma programmatica unitaria” a cui aderire e il P.CARC non lo ha fatto perché una piattaforma programmatica è l’esatto opposto della ricerca dell’unità d’azione dal momento che

– richiede unità su aspetti di concezione, di analisi e di linea politica anziché unità su quello che concretamente si può fare per promuovere assieme la mobilitazione degli operai e delle masse popolari, al netto delle differenze ideologiche e politiche;

– comporta che ogni organismo e partito che aderisce sia costretto a limitare o nascondere aspetti di divergenza sulla linea politica;

– favorisce la tendenza a formulare analisi e proposte che “per mettere tutti d’accordo” si rivelano grossolane e slegate dalle condizioni concrete.

Concepiamo l’unità in modo diverso: essa è strumento ai fini della lotta di classe per quanto riguarda l’unità d’azione, mentre è un obiettivo da perseguire attraverso la lotta ideologica per quanto riguarda la coesione dei comunisti.

Perseguiamo l’unità d’azione pratica anticapitalista con chi riconosce la necessità della lotta di classe, senza farsi bloccare da differenze ideologiche nelle attività comuni che si possono condurre, aggiungiamo alle attività pratiche comuni la discussione sul bilancio del movimento comunista, sulla natura della crisi in cui siamo immersi, sul regime politico che caratterizza i paesi imperialisti e sulla strategia per l’instaurazione del socialismo (vedi I quattro temi principali da discutere nel Movimento Comunista Internazionale del (nuovo)PCI) con quanti cercano l’unità ideologica che caratterizza un partito comunista. Abbiamo dunque ritenuto di non aderire alla piattaforma programmatica perché essa ostacola concretamente l’unità d’azione, come hanno già ampiamente dimostrato tentativi simili negli anni passati (Comitato NO DEBITO, Eurostop) che si sono rivelati più il tentativo di aggregare forze in funzione elettorale che il tentativo di promuovere realmente l’unità d’azione. Tuttavia, ciò non ci impedisce di continuare a partecipare al percorso a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale. E’ a livello locale, infatti, che più concretamente si manifesta la necessità e la possibilità di lavorare assieme nonostante differenze ideologiche e politiche anche rilevanti. E’ il terreno su cui siamo già attivi e che continueremo a coltivare e a curare.

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