L’ampia mobilitazione in solidarietà ai compagni del Comitato Autonomo Abitanti Barona (CAAB), collettivo impegnato da anni nella lotta per il diritto alla casa, accusato di essere un associazione a delinquere, ha dato i suoi primi risultati: cade la misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Milano, anche se permane l’obbligo di firma. E’ una vittoria non solo loro, ma per tutti quelli che non vogliono arrendersi al presente di miseria imposto dal capitalismo in crisi, tutti quelli che si organizzano per costruirvi un alternativa, perché ci rafforza mentre indebolisce la classe dominante, che tale sistema invece lotta con tutti i suoi mezzi per mantenerlo.

L’accusa si dimostra quindi una volta di più essere una palese montatura della Digos e della questura per colpire e disgregare il CAAB e dipingere come un criminale chi invece lotta per il diritto alla casa e più in generale chi si mobilita per costruire un alternativa all’attuale disastroso corso delle cose imposto dalla classe dominante.

Il sistema giudiziario e quello mediatico si dimostrano per l’ennesima occasione strumenti della classe dominante per opprimerci, la repressione si rivela sempre più la sua ultima risorsa per cercare di tenere sotto controllo la crescente ribellione delle masse popolari alla crisi generale del capitalismo e alle manovre dei padroni per farvi fronte a loro modo (attacco ai diritti, devastazione dell’ambiente, delocalizzazioni e licenziamenti, ecc).

In questo contesto il CAAB viene colpito perché lotta per garantire a tutti il diritto alla casa, costruisce scuole e palestre popolari, momenti di aggregazione e mille altre iniziative per far fronte agli effetti della crisi, perché si pone come embrione di una Nuova autorità pubblica, rappresenta in germe un alternativa alle istituzioni borghesi che invece stanno devastando il nostro paese, calpestano e fanno carta straccia dei diritti delle masse popolari, lasciano le persone senza lavoro e senza casa: sono loro i veri criminali!

Ma che colpisca chi alza la testa e si organizza nelle aziende, nei quartiere, nelle scuole, nei territori, la repressione non è segno di forza della classe dominante, ma al contrario della sua debolezza, della fatto che la situazione le sta sfuggendo di mano e non riesce più a garantirsi la pacifica sottomissione delle masse popolari. Per questo possiamo ribaltarla, da attacco con cui il nemico punta a disgregarci ad arma che usiamo per rafforzarci noi e indebolire il nemico. Lo dimostrano le vittorie di Luciano, lavoratore Carrefour e membro del nostro partito licenziato per il suo attivismo politico che con un ampia mobilitazione ha ottenuto il reintegro e lo ha difeso nei processi di appello voluti dall’azienda. Lo dimostra la campagna in solidarietà a Rosalba Romano, accusata di diffamazione da un poliziotto del V reparto mobile di Bologna per aver pubblicato sul sito Vigilanza Democratica un articolo sulla vicenda di Paolo Scaroni (tifoso del Brescia reso invalido dal pestaggio immotivato dei celerini, poi assolti), che nonostante la sconfitta a livello legale è stata occasione per raccogliere un ampia solidarietà e sviluppare il coordinamento sul tema della lotta alla repressione. Lo dimostrano su ampia scala la storia dei No Tav, che alla repressione non hanno ceduto e l’hanno invece ribaltata fino a sviluppare un rapporto con le masse popolari che gli dà la forza oggi di non rispettare e bruciare i fogli di via e di non rispettare gli arresti domiciliari (come Nicoletta Dosio), e del Si Cobas, che con un ampia mobilitazione operaia e una campagna di opinione ha respinto decisamente l’attacco repressivo che aveva portato all’arresto del presidente Aldo Milani accusato di prendere bustarelle per sedare gli scioperi e le proteste dei lavoratori. E lo dimostra ovviamente questa prima vittoria dei compagni del CAAB. 

Ma la lotta non è finita ed anzi, per non rendere effimera questa vittoria, è necessario rilanciarla. Facciamo appello ai compagni, agli antifascisti, ai progressisti e sinceri democratici per:

-Sviluppare ad un livello superiore la campagna di solidarietà: invitiamo tutti i solidali a far girare i comunicati per smontare la propaganda mediatica e far conoscere la vera natura di quest’attacco, a partecipare alla raccolta firme e alla campagna fotografica ( inviando al comitato una foto con scritto: ci volevate divisi, ma ci avete moltiplicati”), a fare e raccogliere sottoscrizioni economiche per le spese legali, a portare l’appello alla solidarietà e ad organizzarsi nelle aziende, nelle scuole e nei quartieri.

-Rilanciare, a partire dalla partecipazione al e il corteo per il diritto alla casa e alla città che si terrà il 30 novembre, la lotta per il diritto alla casa, contro gli sgomberi, il caro affitti, la dismissione dell’edilizia pubblica, legandola alla lotta per un lavoro utile e dignitoso (ad esempio con scioperi al contrario di disoccupati che pretendiamo poi siano retribuiti) e mettendo al centro la questione politica:le istituzioni devono garantire a tutti un lavoro e una casa dignitosi, se non sono in grado, non vogliono o non possono farlo, vanno cambiati.

-Chiamare le istituzioni e le forze politiche a schierarsi con interventi al consiglio comunale e quelli di zona, lettere aperte, ecc. Cosa dicono di questa operazione repressiva e del problema della casa la Giunta Comunale e il Sindaco Sala, che tanto hanno parlato contro i Decreti sicurezza di Salvini e hanno giurato che le periferie sarebbero state la loro ossessione? Cosa dice la Lega del “prima gli italiano”, al governo in regione (e quindi alla guida di Aler), dei tanti italiani rimasti senza una casa, mentre Aler lascia le sue sfitte e procede alla dismissione del patrimonio pubblico? Che cosa dice il nuovo governo di “sinistra” quando chi lotta per il diritto alla casa e ad una vita dignitosa per tutti viene trattato come un criminale?

Rilanciamo infine la costruzione del coordinamento contro la repressione, di cui terremo il terzo incontro alla fine di novembre, per elevare la nostra capacità di ragionamento e azione in questo campo.

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