Il 19 settembre tuona un titolo sull’Unione Sarda: “Antimilitaristi? No, terroristi eversori”. È la propaganda borghese che annuncia la chiusura delle indagini contro 45 compagni del movimento contro l’occupazione militare in Sardegna e le accuse per terrorismo ad alcuni di loro: una velina della questura, prima ancora che ad alcun esponente o partecipante ad A Foras (movimento contro l’occupazione militare della Sardegna) sia stato notificato nulla. Il P. CARC esprime la sua solidarietà ai compagni e alle compagne coinvolte e annuncia che porterà la sua solidarietà in corteo il 12 ottobre, in occasione della “Manifestada contra s’occupatzione” che si terrà a Capo Frasca nei pressi del poligono militare. Non importa citare i fatti che la propaganda di regime riporta, secondo cui alcuni compagni si sarebbero “macchiati” di eversione e terrorismo: è chiaro a tutti che la manovra portata avanti serve a intimidire la partecipazione al corteo del 12 ottobre e frenare in qualche modo la lotta antimilitarista e contro la presenza di poligoni e basi militari inquinanti e dannose per il territorio in Sardegna, una lotta che ha visto negli ultimi anni lo strutturarsi di coordinamenti e assemblee locali in tutta la Sardegna e il tentativo di allargarsi il più possibile. È importante denunciare la macchina del fango della propaganda borghese, allo stesso tempo sappiamo che tanto più avanzerà la lotta tanto più la gogna mediatica si stringerà attorno al movimento.


La tendenza alla guerra è una caratteristica predominante della crisi generale del capitalismo.  La direzione imposta dalla crisi e dalla tendenza alla guerra (corsa al riarmo, sperimentazione selvaggia di mezzi militari e armamenti, reclutamento e impiego più dispiegato di militari di leva e di mercenari, ecc) si ricalca in tutti gli aspetti della società: la borghesia quindi è costretta a nascondere con l’intossicazione mediatica, la denigrazione e la diversione il suo volto belligerante. Ogni paese imperialista ne è coinvolto, lo stesso vale per l’Italia e la Sardegna che è stata resa la più importante base di addestramento NATO dell’Europa con la connivenza dello Stato Italiano e del governo della Regione Autonoma della Sardegna. Basti pensare che l’aumento delle spese militari comporta inevitabilmente, come ben sanno i comitati in difesa della sanità in Sardegna, la riduzione dei reparti ospedalieri e della capacità di assistenza sanitaria che lascia il campo alla privatizzazione, anche questo vero e proprio campo di speculazione per i guerrafondai che in territorio sardo hanno interessi economici e militari.


La lotta quindi contro la presenza di poligoni militari e basi inquinanti sul suolo sardo deve essere lotta per liberarsi dai padroni della guerra, dalla borghesia come classe e dai gruppi imperialisti, che in nome del profitto e spinti dalla crisi promuovono la guerra in ogni angolo del mondo. È una lotta che vede intrecciata quindi la battaglia per un lavoro utile e dignitoso ad ogni adulto (riconversione delle aziende inquinanti e dannose, lotta contro la chiusura delle aziende e per una produzione sana e di qualità e che sia utile alla società, creazione di posti di lavoro nell’ambito della tutela ambientale e della manutenzione dei territori, nell’ambito della sanità, dell’istruzione ecc.). C’è un legame tra la crisi del Porto Canale di Cagliari, la crisi dell’exAlcoa e tanti altri stabilimenti, e la presenza di basi militari e poligoni: i capitalisti valorizzano il proprio capitale dove hanno più margine di profitto, e la produzione di cose necessarie alla maggior parte della popolazione e compatibilmente con l’ambiente non fa fare profitto quanto ne fa fare la guerra imperialista. E’ lo stesso motivo per cui la RWM minaccia a destra e manca istituzioni e lavoratori (con il vergognoso appoggio della CGIL), dicendo che ridurrà il suo personale se lo stato italiano non compra da loro le bombe che prima vendevano in barba alla Costituzione del 1948 all’Arabia Saudita, promotrice della guerra in Yemen e del genocidio degli yemeniti.

Le basi militari continueranno a proliferare, così come continuerà a proliferare il ricatto occupazionale, l’inquinamento ambientale e la disoccupazione cronica se la lotta antimilitarista non diventa lotta per costruire organismi di lavoratori e operai in ogni azienda e comitati popolari in ogni territorio affinché prendano in mano le redini e il futuro del proprio posto di lavoro e dell’ambiente in cui vivono. Un esempio ne sono gli operai del CALP di Genova, in mobilitazione contro l’esportazione delle armi per la guerra imperialista! Un esempio lo sono gli operai della ex Embraco di Torino che come gli operai del CALP di Genova mettono al centro l’unità e gli interessi di classe, parlando ai lavoratori.


Gli operai del Porto Canale, dell’exAlcoa, e di tanti altri stabilimenti, i comitati in difesa della sanità pubblica, i comitati ambientalisti e tutto il resto della massa della popolazione in Sardegna hanno interesse affinchè il denaro pubblico sperperato per la guerra e per garantire agli USA e alla NATO di inquinare liberamente la Sardegna sia utilizzato per la riconversione delle aziende e la garanzia dei posti di lavoro, per garantire la sanità pubblica e accessibile a tutti, per un trasporto pubblico decente, per il sostegno alle piccole attività produttive, ecc. È la prospettiva che attraverso l’organizzazione e la lotta i lavoratori e le masse popolari possano costruire un proprio governo, il Governo di Blocco Popolare, che attui misure in senso favorevole ai propri interessi, che sia loro diretta espressione e che dia seguito alle loro rivendicazioni. È la prospettiva che dobbiamo portare avanti ai cancelli delle aziende pubbliche e private, ai cortei, nelle scuole e nelle università.

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