Il Partito dei CARC esprime la massima solidarietà agli ex-operai Bekaert di Figline Valdarno (FI), ancora in lotta dopo un anno e mezzo dalla chiusura della fabbrica per il ricollocamento di tutti i lavoratori e per la riqualificazione dell’intera area ex Pirelli. Ad oggi quello che sappiamo è che i pochi “imprenditori” interessati non riassumerebbero tutti i 240 lavoratori rimasti, ma solo una parte di loro; inoltre, i padroni della Bekaert creano molte difficoltà agli operai rimasti per l’erogazione della CIG e ovviamente hanno posto ogni possibile bastone fra le ruote all’acquisto dell’azienda da parte di un concorrente. E’ normale che un padrone che abbandona un territorio si guardi bene dal favorire l’insediamento di un avversario, se intende continuare a venderci il proprio prodotto.

Dalla loro pagina Facebook “I lavoratori Bekaert sono io”, gli operai con un lungo post fanno appello ai lavoratori e alle masse popolari affinché appoggino le loro iniziative e non abbandonino la lotta. La loro proposta è quella di organizzare una manifestazione cittadina per riportare l’attenzione sulla vicenda e per raccogliere e unire tutti gli altri lavoratori e i cittadini per imporre ai padroni la ricollocazione degli operai Bekaert. La neo rieletta sindaca Mugnai ha espresso i soliti concetti: è preoccupata per la possibilità di trovarsi una grande area dismessa in pieno paese e soprattutto decine e decine di famiglie di disoccupati e operai che chiederanno anche a lei il conto.

Oltre alla solidarietà, agli operai di Figline serve una prospettiva positiva che non sia solo, quando va bene, l’ennesima soluzione tappabuchi proposta dai padroni. Nel corso del dibattito “La sovranità appartiene al popolo” svoltosi lo scorso 3 agosto alla Festa nazionale della Riscossa Popolare a Massa, organizzazioni operaie toscane e non solo, sindacati e forze politiche si sono confrontati sul tema della sovranità nazionale in relazione al diritto a un lavoro utile e dignitoso.

Riportiamo di seguito alcuni stralci dell’articolo “La sovranità appartiene al popolo” tratto da Resistenza n.9/19, certi che possa essere di guida e incoraggiamento per gli operai Bekaert così come per tutti gli altri che ogni giorno lottano per difendere il proprio posto di lavoro.

“La società capitalista è governata da leggi economiche oggettive (cioè che prescindono la volontà dei singoli, i valori, la rettitudine morale, l’onestà, ecc.) che derivano tutte dalla legge suprema, quella del profitto. Nella società capitalista tutto funziona solo finché garantisce profitto ai capitalisti e tutto funziona soltanto in modo tale che i capitalisti possano fare profitti. Da questa legge oggettiva derivano il sistema politico, le leggi, il sistema giudiziario, ecc., tutte sovrastrutture create attorno e in funzione del modo di produzione. […] Per cambiare il paese sono necessarie due cose: la consapevolezza che l’unica forza in grado di cambiare sono la classe operaia e le masse popolari; la comprensione che l’unica strada per cambiare il paese è anteporre ciò che è legittimo per gli interessi delle masse popolari a ciò che è legale e, con essa, la decisione a farlo. Non si può cambiare un bel niente rispettando le regole, le leggi, le norme, le consuetudini proprie della classe dominante: bisogna avere il coraggio e la volontà politica di rompere. La questione del lavoro che manca perché non c’è domanda da parte delle aziende si presta bene, con un ragionamento estremamente pratico, come esempio. La legge della domanda e dell’offerta è una delle leggi oggettive del capitalismo, è una delle basi elementari su cui si fonda la ricerca del profitto. Ma è una legge superata: ci sono milioni di tonnellate di merci invendute che traboccano dai magazzini e dai supermercati eppure vengono distrutte anziché distribuite. Ci sono, al contrario, specifiche esigenze di beni e servizi (due casi emblematici: i servizi pubblici e i medicinali per malattie rare) che non vengono prodotti perché il loro commercio non garantisce sufficienti margini di profitto. Ma la vita e l’esistenza dignitosa delle masse popolari non possono essere sottomesse al profitto. Mettere mano, “forzare” se non infrangere, la legge domanda/offerta è possibile, se a dirigere parti crescenti della produzione è lo Stato e se – sulla base di criteri di trasparenza, di partecipazione nella direzione, di valutazione, di controllo e di verifica – tale direzione è funzionale alle esigenze delle ampie masse ed esercitata dalle organizzazioni operaie e popolari. Miliardi di euro che oggi lo Stato usa per mantenere in piedi i dispositivi sul debito pubblico, miliardi di euro destinati a sopportare l’esistenza del Vaticano, altri miliardi destinati a contribuire forzosamente al dominio degli USA e dei sionisti, oltre che dalla UE, possono essere usati per creare posti di lavoro, per far funzionare le aziende che i capitalisti chiudono e delocalizzano, per ammodernarle negli impianti e nelle lavorazioni, per convertire la produzione se e dove necessario, per le bonifiche, per la sicurezza. Andare in questa direzione è già possibile oggi. […] La soluzione al corso catastrofico delle cose è l’instaurazione del socialismo, la via più breve e meno distruttiva per arrivarci, per avanzare nella rivoluzione socialista, è la costituzione del Governo di Blocco Popolare. Esso ha il compito di attuare in modo sistematico e organico le misure straordinarie per fare fronte agli effetti della crisi e, in virtù del suo profondo legame con le masse popolari, ha il compito di far compiere alle organizzazioni operaie e popolari quella esperienza pratica che le porta a diventare classe dirigente della società, che le porta ad imparare a fare fronte autonomamente e in conformità ai propri interessi ai problemi e alle contraddizioni che incontrano e incontreranno. In questo modo, e solo in questo modo, affermiamo la sovranità nazionale.”

Questi passaggi sintetizzano l’obiettivo, i metodi e gli strumenti del lavoro operaio e sindacale che svolgiamo nel corso dell’anno e sono espressione di un corso oggettivo della società che è confermato dall’esperienza della Bekaert e prima ancora da Rational, Eaton, Pernigotti. Tutte esperienze che sono risultate vincenti fin tanto che i lavoratori si sono posti un passo avanti nella direzione della lotta e hanno “mosso” ministri, funzionari sindacali, consiglieri regionali e sindaci a difesa della “loro” azienda, dell’eccellenza che producevano, fin tanto che hanno coinvolto nel loro protagonismo i colleghi, altri lavoratori, gli studenti, il resto delle masse popolari. Oggi si pone la solita, identica, questione al cospetto di un governo che viene spacciato per sinistra e composto dal Partito del Jobs Act, della legge Fornero e delle politiche lacrime e sangue che hanno portato allo smantellamento del 24% dell’apparato industriale del nostro paese negli ultimi 20 anni.

Sosterremo senza riserve ogni azione e iniziativa degli operai della Bekaert tesa a riprendere in mano il bandolo della matassa, per riconquistare il proprio lavoro utile e dignitoso utilizzando ogni strumento che ritengono legittimo anche se illegale, coordinandosi con le altre realtà operaie e popolari del Valdarno e del paese.

A cento anni dal Biennio Rosso, la classe operaia costituisce ancora l’incrollabile ossatura della nuova società che ancora fatica a emergere dal putrescente pantano in cui siamo immersi ma che con il sostegno e la direzione dei comunisti arriverà a imporre il proprio governo di emergenza prima e la società socialista poi.

Riprendersi la Bekaert e riavviare la produzione, costringendo governi di ogni livello e sindacati a rendersi utili come NON hanno fatto fino ad oggi se non vogliono essere spazzati via!

Legarsi alle altre organizzazioni operaie e popolari in lotta da un capo all’altro del paese per scambiare le rispettive esperienze!

Ccoordinarsi e puntare a governare per prendere in mano il proprio destino diventando protagonisti della Storia!

La Federazione Toscana del P.CARC

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